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«I medici di base sono il cuore della Sanità»

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Sono ancora molti gli interrogativi e le pau­re che ci accompagnano nella riconquista della nostra quotidianità dopo il diffondersi del Covid-19. Iniziata ufficialmente la fase 2 dell’emergenza, noi della Rivi­sta IDEA abbiamo fatto il punto sulla situazione sanitaria del Piemonte con l’ex ministro della salute Ferruccio Fazio, ora sindaco di Garessio, che il 20 aprile è stato nominato dal presidente della Regione, Alberto Cirio, capo della “task force” tecnica istituita in affiancamento all’Assessorato della sanità. Da metà marzo ha temporaneamente assunto anche il ruolo di direttore sanitario della casa di riposo di Garessio. Medico nucleare e pioniere della Pet (tomografia a emissione di positroni, tecnica diagnostica utilizzata per la produzione di bioimmagini) in Italia, nel 2009 Fazio si è occupato della gestione del virus A/h1n1, che ha provocato forme influenzali pandemiche, come la febbre suina.

Ferruccio Fazio, partiamo dalle vicende che riguardano il suo paese, Garessio. Come avete gestito l’emergenza Covid?
«Fin da subito ci siamo preoccupati per l’Opera Pia Garelli perché le Rsa (residenze sanitarie assistenziali, ndr) sono luoghi critici, come si è visto. Già a fine febbraio erano state sospese le visite dei parenti, in modo da limitare il più possibile il contatto degli ospiti con gli esterni. Il primo caso di contagio nel Comune si è registrato il 15 marzo, mentre il primo all’interno della casa di riposo il 17. A fronte dei primi casi di febbre abbiamo agito in modo da isolare i sospetti dagli altri ospiti della struttura. Dopo il primo caso di positività al Covid-19 nella casa di risposo, sono stati effettuati 25 tamponi su casi sintomatici tra pazienti e operatori sanitari della struttura, risultati poi tutti positivi. Avere i tamponi non è semplice e nel corso di questa emergenza hanno giocato un ruolo fondamentale l’organizzazione e la collaborazione. Un particolare grazie alle infermiere e al personale perché sono stati davvero fondamentali, svolgendo sempre con professionalità il loro lavoro».

Qual è la sua opinione sui test sierologici?
«In quest’ultimo periodo la possibilità di effettuare questo esa­me ha destato interesse; non si può impedire ai cittadini di ri­­chie­dere il test, in quanto, seppure a pa­ga­­mento, è disponibile. Come già il­­lu­­strato nella conferenza stampa della Re­gio­ne Piemonte, il test ha un significato epidemiologico e deve essere effettuato sotto controllo medico e specialistico; per il privato cittadino risulta essere una mera curiosità: infatti questo esame non dà risposte sull’immunità e, se interpretato in maniera impropria, potrebbe indurre le persone a credere di non essere più a rischio contagio e, di conseguenza, a un abbassamento delle misure di protezione. Volendo essere chiari: non è una garanzia di immunità».

Quali sono gli obiettivi della “task force” sanitaria e quali i punti su cui lavorare?
«Il primo e fondamentale passaggio è l’accordo raggiunto con le rappresentanze istituzionali e sindacali di medici di base e pediatri di libera scelta che permetterà loro di diventare sentinelle nella lotta al Covid-19, intercettando i po­tenziali positivi, prescrivendo direttamente il tampone e il periodo di quarantena. Tutto ciò dovrà avvenire garantendo la sicurezza medico-paziente, con visite su prenotazione, utilizzo dei dispositivi di protezione e numero di persone minimo nelle sale di attesa, differenziando entrata e uscita: sarà una difesa molto importante nel breve periodo. Un altro obiettivo è aumentare le associazioni tra medici per arrivare ad una medicina di gruppo come quella delle case della salute. La Regione stanzierà 15 milioni di euro per consentire di portare dal 30 al 40% il tetto imposto oggi alla medicina di gruppo, dal 34 al 60% quello della medicina di rete, dal 40 al 60% per incrementare il personale di studio e dal 19 al 40% per quello infermieristico. Bi­sogna lavorare sull’assistenza territoriale, concentrarsi sulla medicina generale, creando un sistema funzionante che eviti accessi incontrollati o non giustificati al pronto soccorso, come i codici bianchi o verdi; i medici territoriali sono il cuore della sanità e bisogna partire da loro per migliorare e consolidare il sistema».

Cosa possiamo imparare da questa pandemia?
«Penso che questo virus ci abbia ricordato l’importanza di vivere una vita più vicina a quella per cui siamo nati: meno frenetica, convulsa e più a contatto con la natura. Dobbiamo imparare a cambiare ritmo, ad andare più lentamente. In questi mesi mi è capitato di parlare con molte persone, soprattutto nelle vallate, che grazie al “lockdown” hanno riscoperto l’importanza della vita all’aria aperta. In certi casi il confinamento forzato ha portato alla riscoperta di molti valori che erano stati dimenticati».

BaNNER
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