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«Il grande amore che ci hai donato vivrà per sempre»

Alba ha dato l’ultimo saluto a Davide Giri, il giovane ucciso a New York. Gli affettuosi messaggi dei suoi cari hanno riscaldato il cuore di una comunità profondamente scossa dal dolore

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Davide è rientrato in Italia. Cenere, come eravamo e torneremo. Den­tro un’urna stretta da mani tormentate, bagnata da lacrime infinite. È rientrato come un soldato caduto, però non combatteva nessuna guerra. Davide amava, aveva il cuore grande e il sorriso addosso. La guerra la faceva Vincent, un­dici arresti, la galera alle spalle, il ragazzo che senza ragione gli ha rubato la vita. Non è un modo di dire: Everybody Killa, la sua gang, naviga tra spaccio, rapine e “open warfare”, scontri aperti tra membri o contro chiunque. La “colpa” di Davide è aver attraversato un parco di New York e aver incrociato un “bad boy” per­du­to, annebbiato da sostanze tossiche: è la tesi che prevale mentre le ipotesi si scremano e crollano il rito d’iniziazione, la rapina, il fine razziale alimentato dal ferimento di un altro italiano. Solo un caso, un caso maledetto. Un ricamo vigliacco del destino. E un do­lore che dilaga irrefrenabile, oscurando ma non cancellando dubbi feroci, sussurrati nelle confidenze o urlati sui social, intarsi di preghiera, rabbia, silenzio, accusa, riflessione, pietà.

Scegliamo le parole di Clau­dio Marchisio, ex campione sen­sibilissimo al sociale: «Un gesto criminale e un nome che, a quanto pare, per la politica e per i media americani non merita un adeguato ap­pro­fondimento. In queste ore non posso fare a meno di chie­dermi: e se le parti fossero state invertite sarebbe successa la stessa cosa? Se cioè la vittima fosse stata americana e l’omicida un ragazzo italiano; a maggior ragione se quel ragazzo fosse stato un membro di qualche organizzazione che pratica la violenza. Non voglio cadere nella retorica o fare un discorso legato alla nazionalità, ma Davide Giri era un bravo ragazzo, un talento di cui andare orgogliosi, mentre Vincent soltanto un misero criminale, pericoloso e, per di più, pregiudicato. Ma questa cosa non vi fa incazzare?».

Un pensiero diffuso, condiviso, sottoscritto da chi non è così bravo con le parole ma non accetta una morte ingiusta e per la sua eco assurdamente attutita negli States.

I sentimenti ci travolgono, ci agitano: «La prima cosa da fa­re è liberarli, aprire i cuori per lasciar uscire le domande, i perché senza risposta, la rabbia. I sentimenti sono tanti e diversi. I sentimenti sono tut­ti veri», ascoltano i ragazzi riuniti nella veglia di preghiera nel Duomo di Alba e trovano la forza di tirare fuori ma­cigni di sofferenza, grumi di collera, lacrime rimaste dentro, rivolgendosi a un «Dio che non si spaventa, ascolta ogni grido».
Comprensibili le furie intime, perché non si può morire co­sì. Eppure la dignità, la compostezza, la dolcezza del ri­cor­do prevalgono, tracciate dal­l’esempio di papà Renato, di mamma Pina, del fratello Mi­chele, della sorella Ca­te­rina, della fidanzata Ana, pur distrutti e piombati in un incubo: «Aspetto ancora che mi dicano che è tutto un so­gno», dice il fratello Michele nel suo messaggio d’addio.

La tragedia improvvisa, il viag­gio interminabile oltreoceano, il compleanno di Da­vide vissuto nella città in cui è stato ucciso, il ritorno mesto con le sue ceneri, l’ultimo addio nella Parrocchia della Trasfigurazione a Musotto, stretti da un’intera comunità.
«Ci mancherai. Ci mancheranno il tuo passo felpato, il tono di voce pacato, le tue mani morbide e delicate, il tuo sorriso che ci apriva il cuore. La tua sincerità e schiettezza de­licata, e la tua tenerezza», dice mamma e nessuno può sfiorare il suo dolore, il suo strappo, ma le parole ci appartengono perché Davide mancherà a tutti.

Come sono nostre le promesse di Ana («Oggi piango, ma ti prometto che tornerò a sorridere al mondo, ai sogni, alle speranze che abbiamo avuto») e le certezze che consolano un poco papà e ci consolano: «Trent’anni sono pochi per svilupparsi pienamente come uomo, ma trent’anni vissuti intensamente come i tuoi hanno portato frutti e gettato semi che altri ne porteranno, anche se tu non ne potrai godere».

Ancora mamma, ancora un saluto struggente, ancora un ricordo, ancora una verità: «Non sappiamo ancora come faremo a proseguire, ma sia­mo sicuri che l’amore che ci hai dato e quello che hai ricevuto sono immortali».

BaNNER
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