2008 – Trovati i corpi di Ciccio e Tore

A due anni di distanza dalla loro scomparsa i due fratellini di Gravina di Puglia sono stati ritrovati per caso in fondo a un pozzo

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Il pozzo evoca da sempre un senso di orrore. Mille storie raccapriccianti so­no state raccontate in letteratura e (purtroppo) nella cronaca reale, sullo sfondo di certi luoghi impenetrabili. Il pozzo, con la sua oscurità, è un mostro che può inghiottire la nostra vita. Materialmente ma anche in senso figurato. E quando hai la sfortuna di nascere nel posto sbagliato e la tua vita non ha sbocchi, è come ritrovarsi esattamente in fondo a un pozzo nero. Se provi a risalire, scivoli irrimediabilmente giù. Torni sempre e invariabilmente al tuo punto di partenza.
Ciccio e Tore nel pozzo ci sono finiti tante volte, prima che la tragedia si materializzasse in tutta la sua orrenda realtà.
Il 25 febbraio del 2008 accade che un ragazzino di nome Michele precipita in un pozzo all’interno di un antico casolare abbandonato nel centro storico di Gravina di Puglia. Per sua fortuna l’amico che è con lui riesce a dare l’allarme. Ma quando i vigili del fuoco scendono sul fondo per salvare il ragazzo, fanno una macabra scoperta. Ci sono i corpi mummificati di due bambini. Sono loro, Francesco e Salvatore Pappalardi.
Erano scomparsi due anni prima, in un cupo giorno di giugno. Da una ventina di giorni erano andati a vivere assieme al padre Filippo e alla sua convivente Maria con due figlie adolescenti di lei e una bimba di tre anni avuta dalla loro relazione. Quella sera Ciccio e Tore non rientrano a casa. Poco prima di mezzanotte Filippo si rivolge al commissariato di Gravina. Le ricerche non portano alcun e­sito, le speranze di trovarli vivi si riducono ora dopo ora.
In paese intanto si mormora di pedofili, orchi e nomadi che rapiscono bambini. Le indagini invece si concentrano sulla famiglia dei due fratelli. Si dice che Filippo sia un padre violento e collerico, la madre Rosa ne era esasperata. Filippo ha anche il telefono spento nel momento in cui si verificano i fatti. Sembra un indizio schiacciante.
Spuntano altri ragazzini che avrebbero giocato con Ciccio e Tore la sera della scomparsa. Raccontano di aver visto i due salire sull’auto del papà. Tutto questo mentre il nuovo compagno di mamma Rosa è arrestato con l’accusa di violenza sessuale su una ragazzina 15enne.
Filippo viene accusato del duplice omicidio, resta in carcere due anni. Quando i vigili del fuoco trovano i resti dei due poveri ragazzi, l’autopsia dice che sono morti di stenti in fondo al pozzo senza aver subito maltrattamenti. Forse per effetto di un gioco pericoloso, forse spinti da qualcuno. Il papà esce di prigione e accusa gli altri ragazzini.
Le indagini ulteriori disegnano un contesto di abbandono e de­grado. Ci sono figli di pregiudicati, malavitosi, ex carcerati. Tutti insieme giravano per la città, con i due fratelli. In­con­travano anche “il maiale”, un pedofilo che li adescava vicino al casolare del pozzo. Papà Filippo e mamma Rosa? Assenti? Il destino ha voluto che fossero dimenticati nel buio di un pozzo senza fine e sul fondo di un vero pozzo hanno concluso la loro vita. Con le loro urla nel silenzio, senza poter dare un significato a nulla.