Ceresole d’Alba: In.Pro.ma potrà bruciare grasso acquistato da altre aziende

Legambiente Braidese: “Occorre superare la dipendenza della filiera zootecnica piemontese da questo unico impianto ed esigere una gestione trasparente ed affidabile”

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Si è concluso in questi giorni in Provincia di Cuneo, l’iter di valutazione del progetto di modifica del combustibile ausiliario presentato da In.Pro.ma S.r.l., la ditta che smaltisce carcasse animali ad alto rischio sanitario e ne brucia il grasso nello stabilimento sito in località Cantarelli dei Boschi.

In caso di carenza di grasso autoprodotto, l’impianto potrà essere alimentato anche con grasso combustibile extra aziendale, prodotto da altri operatori del settore.

Da tempo In.Pro.ma lamenta di disporre di un quantitativo di grasso non sufficiente per gestire in maniera ottimale l’impianto” commenta Nadia Virtuoso presidente del circolo locale di Legambiente “già dal 2012 segnalavamo che l’assetto impiantistico voluto dall’azienda risultava considerevolmente sovradimensionato rispetto ai materiali disponibili in Piemonte e rispetto anche agli andamenti del mercato locale.

Per poterli smaltire in sicurezza, rispettando i limiti emissivi fissati dagli Organismi di Controllo, i vapori derivanti dalla lavorazione del grasso animale devono essere combusti per un tempo non inferiore ai 2 secondi a non meno di 850°C, pertanto nell’impianto si deve raggiungere e mantenere una determinata temperatura per poter lavorare correttamente, pena malfunzionamenti e alto rischio di rilascio in atmosfera di composti inquinanti estremamente pericolosi per l’ambiente e la salute umana come ossi di zolfo e azoto, composti organici volatili, diossine e polveri.

Per questa ragione già a suo tempo ritenemmo piuttosto discutibile la scelta di sovradimensionare l’impianto rispetto al reale fabbisogno di smaltimento della nostra regione, perplessità che oggi trova conferma nella necessità di andare a procurarsi grasso combustibile animale esternamente all’azienda. Ci chiediamo quale sarà la quantità, provenienza e tipologia di questo materiale aggiuntivo e quali procedure ne garantiranno la conformità”.

Nel medesimo procedimento, In.pro.ma S.r.l. ha avanzato la richiesta di sgravarsi dallo stringente sistema di controlli previsto dalla legge ambientale in materia di rifiuti, alla luce di una variazione normativa che prevede la riqualificazione giuridica del “grasso combustibile” che in specifici casi può assumere lo status di “ biomassa combustibile” (allegato X, parte V del D.Lgs. 152/2006).

Anche su questo punto si dibatte da tempo, addirittura prima della variazione normativa del DM 123/2016 ” continua Legambiente “va puntualizzato, che per non essere più considerato rifiuto, il grasso combustibile di origine animale deve soddisfare precise caratteristiche qualitative fissate dalla norma. L’Azienda dovrà porre in essere apposite procedure di controllo e tracciabilità sia per il grasso combustibile autoprodotto che per quello acquistato all’esterno.

Restiamo in attesa di capire come si vorrà procedere e con quali criteri sarà garantita la qualità del materiale trattato, tuttavia ciò che ci preoccupa fortemente è la gestione complessiva dello stabilimento in relazione alle reiterate e gravi violazioni delle prescrizioni ambientali in materia di gestione dei rifiuti, emissioni in atmosfera e conduzione dell’impianto rilevate dall’ARPA Piemonte: meno di un mese fa l’ennesima diffida della Provincia di Cuneo che evidenziava a carico di IN.PRO.MA S.r.l. “… grave inaffidabilità del sistema di controllo in continuo delle emissioni…” (agosto 2019).

Alla posizione di Legambiente Braidese si affiancano i timori del Comitato per la Salvaguardia del Territorio di Ceresole relativamente agli eventuali impatti sull’ecosistema locale.

L’azienda, specializzata nel trasporto e trattamento dei sottoprodotti di origine animale provenienti dal comparto zootecnico e dalle linee di macellazione, gestisce il principale impianto di smaltimento in Piemonte autorizzato alla trasformazione di materiale animale di categoria 1, corrispondente ad elevato rischio sanitario.

Per lo smaltimento delle carcasse animali ad alto rischio sanitario, la filiera zootecnica piemontese dipende di fatto da questo unico operatore la cui attività, anche in presenza di gravissime e ricorrenti infrazioni, non viene sospesa per ovvie ragioni di salute pubblica.” conclude Nadia Virtuoso “ Riteniamo pertanto quanto mai necessario promuovere un dibattito più ampio, coinvolgendo anche i competenti Assessorati Regionali, finalizzato a definire come il territorio piemontese intenda nei prossimi anni gestire questi materiali, superando i limiti dell’attuale situazione”.