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«Dall’hub di Cuneo risposte eccellenti ai bisogni di salute»

«Il punto di forza? Il personale, la capacità di fare ricerca e la dotazione tecnologica. Il nuovo ospedale ci porterà nella medicina del futuro»

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Sono tante, e parecchio importanti, le sfide che attendono l’Azien­da Sanitaria Ospeda­lie­ra Santa Croce e Carle di Cuneo. Una su tutte: il nuovo ospedale. Ma c’è molto altro. Ne abbiamo parlato con Livio Tranchida, fresco di nomina a direttore generale dell’Aso cuneese, dopo l’esperienza da commissario.

Dottor Tranchida, partiamo dalla sua recente nomina a direttore generale. Qual è stata la sua reazione?
«Quando ho ricevuto la telefonata dall’assessore regionale alla Sanità, Icardi, che mi annunciava la nomina a direttore generale, subito dopo averlo ringraziato per la rinnovata fiducia sua e del presidente del Piemonte Cirio, ho provato un sentimento di grande gioia e soddisfazione e, al tempo stesso, la consapevolezza del fatto che ricoprire il ruolo di direttore generale del Santa Croce e Carle vuol dire farsi carico della re­sponsabilità di guidare per il prossimo futuro lo sviluppo strategico dell’ospedale Hub del quadrante Sud del Piemonte, oggi uno degli ospedali migliori del nostro Paese, come emerge dal Piano Nazionale Esiti a cura di Agenas».

Quali saranno i suoi principi cardine? Quali valori guideranno il suo lavoro?
«Fin dal mio arrivo all’Aso di Cuneo, con il ruolo di commissario, ho fondato l’azione manageriale sulla trasparenza, sulla condivisione e sul dialogo. Il giornaliero rapporto e confronto con i dipartimenti e le strutture dell’azienda, ascoltare le esigenze dei professionisti sanitari e vivere l’ospedale sapendo cogliere le istanze degli utenti: questi sono i valori con i quali affronto l’incarico affidatomi. Una direzione aziendale aperta, accessibile, prossima».

Veniamo allora all’Aso Santa Croce e Carle. Che realtà ha trovato? Quali sono i suoi punti di forza?
«Ho trovato un’azienda sanitaria che per volumi di prestazioni ed esiti si colloca fra le eccellenze a livello nazionale. Una realtà complessa che in questo momento storico risente anch’essa delle difficoltà nelle quali versa il sistema sanitario, ma che ha saputo contrastare e vincere la sfida del Covid, ed è ripartita a testa alta. Lo testimonia la produzione del 2023 che ha superato quella del periodo pre-pandemico del 2019. Il punto di forza è senza dubbio rappresentato dai professionisti che lavorano in ospedale, medici, infermieri e tecnici, operatori sanitari con un grande attaccamento verso l’istituzione; an­che l’aver investito in ricerca, innovazione e sperimentazione clinica e il patrimonio di apparecchiature e tecnologie di ultima generazione rappresentano un grande punto di forza; a tal riguardo, mi preme ri­cordare che entro il 31 dicembre 2024 ultimeremo l’installazione di 26 nuove grandi apparecchiature, tra cui un nuovo acceleratore lineare, due Tac, una risonanza magnetica a 1,5 Tesla, due gamma camera Ct, una gamma camera convenzionale e tre apparecchi per radiologia digitale. Inoltre, sempre nel 2024 verranno consegnate e installate la nuova Ct-Pet di ultima generazione, donata dalla Fon­da­zione Ospedale di Cuneo, e la risonanza magnetica 3 Tesla. Con i fondi del Pnrr è stata poi data un’accelerata al processo di digitalizzazione del­la cartella clinica e del fascicolo sanitario degli utenti».

Cosa rappresenta questa Aso per il territorio cuneese?
«Un luogo nel quale trovare risposte eccellenti e sicure ai bisogni di salute. Un patrimonio da tutelare e da proteggere. Un’azienda ospedaliera in grado di rispondere all’alta complessità clinica, ma al tempo stesso un presidio prossimo e accessibile per le necessità sanitarie meno complesse. Nel solo 2023 sono stati circa 31.000 gli interventi chirurgici e oltre 1.850.000 le prestazioni ambulatoriali. Un punto di riferimento al quale, nell’anno appena concluso, han­­no fatto ricorso, dal portone principale che è il Dea (pronto soccorso di 2° livello), circa 65.000 utenti. Un luogo nel qua­le si fa ricerca e sperimentazione clinica, un ospedale di “insegnamento” che vede impegnati circa 200 dei nostri medici e oltre 100 specializzandi oggi presenti nei nostri reparti, un ospedale at­trattivo per i professionisti e per molti pazienti da fuori regione».

Quali sono gli aspetti da potenziare?
«In un contesto come quello at­tua­le, fortemente dinamico e ca­ratterizzato da una crescita di­gi­tale e tecnologica mai misurata in passato, un’area di sviluppo è rappresentata dalla cultura e dalla gestione-elaborazione dei dati a nostra disposizione in modo da supportare attraverso analisi predittive le scelte organizzative, così come l’interoperabilità delle informazioni. Al­tro aspetto fondamentale la comunicazione efficiente ed ef­ficace, interna tra operatori sanitari ed esterna rivolta agli utenti. Bisogna inoltre sempre più operare in sinergia con le aziende sanitarie territoriali e investire nella rete territorio-ospedale, in modo da programmare, coordinare e potenziare le risposte rispetto ai crescenti bisogni di salute».

In tutto questo, come si “colloca” il nuovo ospedale? Qua­li benefici porterà?

«Il nuovo ospedale rappresenta per tutto il quadrante una grande opportunità, una struttura moderna capace di rispondere appieno ai canoni attuali di cura, salute e benessere, un ospedale funzionale, proiettato verso uno scenario di medicina del futuro. Un ospedale confortevole e accogliente, un ospedale che ruoti attorno alla centralità del paziente, che punti sui processi di umanizzazione, un ospedale che sia flessibile e al contempo sostenibile».

Chiudiamo con una considerazione generale sulla sanità cuneese: viene spesso considerata tra quelle migliori d’Ita­­lia. Qual è la sua opinione?
«La sanità cuneese è senza alcun dubbio tra le migliori del nostro Paese. Come dicevo prima, anch’essa attraversa in questo momento storico alcune criticità di sistema legate alla difficoltà nel reclutamento del personale medico, infermieristico e tecnico, alle liste d’attesa, alle fonti di finanziamento. Ma sono certo che sarà in grado di vincere le sfide che si trova ad affrontare, garantendo servizi eccellenti e risposte sicure e appropriate ai bisogni di salute».

L’incontro con i tecnici regionali: «proposta progettuale solida e di valore»

Nel pomeriggio dell’8 gennaio, il direttore generale dell’Aso Santa Croce e Carle di Cuneo Livio Tranchida ha incontrato i tecnici della Regione per consegnare la documentazione relativa all’analisi effettuata sulla proposta di progettazione e costruzione, mediante partenariato pubblico privato, del nuovo ospedale di Cuneo, revisionata dal proponente Inc Spa di Torino e trasmessa lo scorso 24 novembre. Durante l’incontro, il direttore generale ha illustrato la proposta progettuale e gli esiti delle valutazioni espresse dall’advisor Sda Bocconi di Milano, oltreché dal gruppo tecnico dell’Ausl Romagna per gli aspetti clinico-gestionali e dal gruppo di lavoro interno all’Aso per gli aspetti tecnici generali. Nei prossimi giorni proseguirà l’interlocuzione con il proponente in vista della convocazione della conferenza preliminare dei servizi, prevista nelle prossime settimane, come da cronoprogramma. «Le risultanze delle analisi effettuate dagli advisor e dal gruppo di lavoro interaziendale sulla proposta di Ppp – commenta l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi – testimoniano la validità e la solidità della proposta progettuale pervenuta. Quello di oggi rappresenta un ulteriore passo verso la realizzazione del nuovo ospedale di Cuneo, un importante lavoro svolto per il quale ringrazio la Direzione Generale dell’azienda ospedaliera, che nel rispetto del cronoprogramma dovrà condurre all’avvio di un cantiere fondamentale per tutto il nostro territorio».

BaNNER
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