Novi Ligure: violenta rapina ad un novantenne, arrestato marocchino

L'episodio era avvenuto il 6 aprile: i carabinieri hanno dato esecuzione dell'ordinanza di custodia in carcere nei confronti del responsabile, un pluripregiudicato di 37 anni

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I Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Novi Ligure hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Novi Ligure su richiesta del Pubblico Ministero, dott. Alessio Rinaldi, nei confronti del responsabile della violenta rapina commessa nel pomeriggio del 6 aprile scorso. Lungo la locale via Giacometti, a pochi metri dal Municipio, un novantenne novese era stato violentemente colpito per due volte al capo da una persona che lo aveva aggredito alle spalle. L’uomo, che camminava aiutandosi con un bastone da passeggio, era rovinosamente caduto a terra e il malfattore gli aveva sottratto il borsello, contente anche il portafoglio con del denaro, e si era dato alla fuga. Soccorso da alcuni passanti, tra cui il sindaco di Novi Ligure, l’anziano era stato accompagnato al DEA di Novi Ligure dal 118.

Subito dopo il grave episodio – che aveva creato scalpore e preoccupazione in città – era stata avviata una rapida e intensa attività d’indagine da parte dell’Aliquota Operativa. La traccia principale era costituita da un cellulare che era stato ritrovato da un passante poco lontano dal luogo dell’aggressione, che apparteneva a un noto pregiudicato 37enne, marocchino, irregolare sul territorio nazionale e che da qualche giorno era agli arresti domiciliari a Novi Ligure poiché arrestato in flagranza di reato il 31 marzo dai Carabinieri della Stazione di Capriata d’Orba, dopo una ricerca che aveva coinvolto molte pattuglie, perché responsabile di tre furti e una rapina impropria commessi in sequenza, in circa due ore, nei comuni di Predosa e Capriata d’Orba. In quell’occasione, era stato associato presso la casa circondariale “Cantiello e Gaeta” di Alessandria e quindi posto dal G.I.P. agli arresti domiciliari.

I Carabinieri dell’Aliquota Operativa hanno dimostrato che il soggetto era evaso, allontanandosi da casa, ed era andato nel centro cittadino, dove aveva visto la vittima, l’aveva seguita e poi aggredita quando non c’erano testimoni. Allo scopo, sono state mappate tutte le telecamere che si trovano nel centro e in prossimità dell’abitazione del reo, in quanto non ne erano presenti in prossimità del luogo della rapina in via Giacometti. Sono state quindi visionate ore di filmati, fino prima a individuare la vittima e quindi a scorgere la sagoma di un uomo incappucciato che pareva seguirlo. Poiché il reo, al fine di fornire una storia credibile, aveva denunciato che il cellulare gli era caduto dal terrazzo della sua abitazione, in cui si trovava nella mattinata, e che gli era stato quindi rubato, gli operanti hanno anche minuziosamente “smontato” la ricostruzione del furto da lui fatta. Infine, hanno ricercato e trovato nella disponibilità del marocchino gli indumenti indossati dal rapinatore e ritratti nei pochi frame in cui era stato fotografato.

Pochi giorni dopo la rapina, l’11 aprile, il medesimo era stato arrestato in flagranza per evasione dagli arresti domiciliari dalla Stazione di Novi Ligure e ricollocato agli arresti domiciliari dopo il giudizio per direttissima. Il 13 aprile è stato nuovamente arrestato su ordinanza di custodia cautelare concessa dal GIP su richiesta del PM e su segnalazione dei Carabinieri della Stazione di Novi Ligure, che avevano evidenziato l’inaffidabilità del predetto e la sua incapacità a rispettare le prescrizioni degli arresti domiciliari.
Per tale ragione l’uomo si trovava ora in carcere per rapina e lesioni.
Per tratteggiare la notevole pericolosità dell’arrestato, si soggiunge che lo stesso è gravato da svariati precedenti soprattutto per reati contro il patrimonio, ed era già stato a lungo in carcere, fino a poco più di un anno fa, dopo essere stato arrestato nel 2014 dai Carabinieri della Stazione di Capriata d’Orba perché responsabile della violenta rapina con sequestro di persona e lesioni in danno del parroco di Predosa, fatti per i quali era stato condannato.