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La plastica inquina anche la montagna

Si avvierà un progetto che mira a proteggere l’“habitat” montano e a fare opera di sensibilizzazione

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“Alp-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains” è un progetto innovativo che si svilupperà nel corso del 2021, ideato e realizzato dal­l’Eu­ropean Re­search Institute di Torino in collaborazione con i ri­fugi Guido Muzio (valle Orco-Gran Para­diso), Les Montagnards (val d’Ala-valli di Lanzo), Sel­le­ries (val Chisone-Parco Orsiera Rocciavré) e Pa­garì (valle Gesso-Parco Alpi Marit­time) e finanziato da Eu­ropean Out­door Conser­vation Associa­tion (Eoca) che ha premiato la proposta tra 180 candidature.
Al progetto si affianca un’intensa attività di monitoraggio e ricerca sulla presenza di microplastiche nelle nevi alpine, realizzata da Eri con il Politecnico di Torino e la collaborazione degli stessi rifugi.
«In questi ultimi 5 anni», spiega Franco Borgogno, referente del progetto, «come Eu­ropean Re­search Institute abbiamo acquisito una grande esperienza sul tema dell’inquinamento da plastica: abbiamo partecipato a tre spedizioni in Artico, progetti di ricerca in Mediterraneo, sul Po e sulle nevi, pubblicato diversi articoli scientifici, lavorato con oltre 15mila studenti e tenuto oltre o 150 incontri pubblici, mostre ed eventi. Con questo progetto torniamo sulle “nostre” montagne per un primo grande progetto “sistemico” e strutturale sulle montagne, che affronta il tema dal punto di vista della conoscenza, della prevenzione, della sensibilizzazione. Voglia­mo fortemente valorizzare e proteggere le Alpi come fonte di benessere e i rifugi come elementi chiave della sostenibilità».
Il progetto ha l’obiettivo di proteggere l’habitat di alta montagna, uno degli ultimi ambienti incontaminati dell’Europa meridionale, dall’inquinamento da plastica: questo, infatti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, colpisce anche i territori selvaggi e puri delle vette alpine. Qui vivono preziosi ungulati, carnivori, uccelli, fiori e piante. Lavorando con 4 rifugi alpini molto diversi tra loro (per dimensioni, ubicazione, accessibilità, numero di visitatori) si svilupperà con ciascuno una strategia per eliminare gli og­getti di plastica monouso, percorso che potrà poi essere condiviso e implementato con altri rifugi attraverso la condivisione dell’esperienza maturata.
A questa attività di prevenzione, molto concreta, si aggiungeranno 15 eventi di pulizia in primavera-estate lungo almeno 150 chilometri di sentieri, rive di laghetti, prati alpini, ghiaioni e pietraie, nell’area di riferimento dei rifugi coinvolti.
«Per questo invitiamo chiunque sia interessato a partecipare», ag­giunge Borgogno, «alle attività pratiche in montagna o a organizzare eventi di formazione e sensibilizzazione, a contattarci attraverso la pagina Facocero del progetto (www.facocero.com /StopALPsbecomingplasticmountains/) o alla mail b.franco@ eri.net.in».
Il progetto prevede anche un intenso programma di formazione-sensibilizzazione che coinvolgerà guide alpine ed escursionistiche, professionisti della montagna, volontari/ap­passionati di escursionismo e ambiente, scuole locali, settore turistico e istituzioni, per un totale di almeno 400 persone.
Infine, in parallelo alle attività di progetto verrà realizzato, in collaborazione con il Politecnico di Torino, un ampio monitoraggio delle microplastiche presenti nelle nevi delle Alpi Occidentali: una ricerca che fornirà dati importantissimi per conoscere l’evoluzione di questo inquinamento insidioso e ubiquo.

BaNNER
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