Barolo sarà la Città Italiana del Vino 2021

Il comune delle Langhe ha ideato una serie di narrazioni per l’anno da poco iniziato tra memoria, comunità e futuro

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Il piccolo comune delle Langhe ha scelto lo slogan “Barolo 2021. Rac­conto infinito”, per presentarsi al pubblico nazionale ed internazionale nei prossimi 12 mesi, come prima “Città Italiana del Vino”. Un anno che sarà scandito da una ventina di attività, eventi, mostre e conferenze, principalmente a Barolo, ma con diramazioni in numerosi altri comuni delle Langhe e del Roero. Alla stesura del dossier di candidatura di Barolo hanno partecipato dodici tra fondazioni culturali, consorzi, strade del vino e istituzioni territoriali. Il Comune di Barolo ha avuto la meglio su altre sei città italiane in lizza per il riconoscimento.
Tra le colline albesi si fa affidamento sulla nuova iniziativa, promossa dall’Associazione Nazionale Città del Vino e patrocinata dal Mipaaf, per rilanciare attività e progetti rimasti congelati durante il 2020. Ma non si tratta soltanto di recuperare ciò che è rimasto nel cassetto durante gli scorsi, drammatici mesi. Barolo e l’intero distretto vitivinicolo delle Langhe puntano sul riconoscimento per avviare una serie di azioni destinate a incidere sul tessuto culturale, sociale ed economico del territorio. Negli amministratori locali e nei referenti tecnici, che hanno seguito il dossier di candidatura di Barolo, si è fatta strada la consapevolezza che la viticoltura potrà rappresentare un volano di rinascita, a patto che sappia intercettare le esigenze di rinnovamento emerse con forza già prima della pandemia. Ecco perché, in parallelo alla pianificazione di eventi pubblici di grande richiamo, per il cui svolgimento occorrerà verosimilmente attendere ancora alcuni mesi, i promotori di Barolo 2021 puntano sull’impegno e la ricerca scientifica, la narrazione e la creatività, la ricerca di nuovi linguaggi comunicativi, la messa a punto di modelli e servizi rivolti alla collettività, i cui benefici possano perdurare a lungo.
Un ruolo decisivo, in questo senso, lo giocherà il WiMu Barolo, il Museo del Vino firmato dallo scenografo svizzero François Confino. Il museo, gestito dalla Barolo&Castles Foundation e ospitato all’interno del castello Falletti, di proprietà comunale dal 1970, sarà per l’intero 2021 osservatorio privilegiato e cabina di regia per le nuove tendenze in atto nel mondo del vino italiano. Attraverso il suo comitato scientifico, si insedierà a Barolo un laboratorio permanente di idee e analisi che troveranno pubblico sbocco in seminari, forum, conferenze, presentazioni di studi e indagini a sfondo storico o economico (trasmesse in “streaming” sul sito ufficiale, quando non sarà consentito lo svolgimento in presenza).
In questo tempo sospeso e di passaggio, la Città Italiana del Vino si farà capofila di una fitta e variegata rete di soggetti e istituzioni per immaginare il futuro dei piccoli borghi, del dialogo città-campagna, del racconto rurale, della civiltà contadina e della prossima sfida ambientale.
Ecco dunque il racconto infinito dello slogan. Per andare oltre il “qui e ora”, per riannodare i fili della tradizione e dei saperi ancestrali (riconosciuti dall’U­ne­­sco nel 2014, con l’inserimento dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato tra i Patrimoni mondiali dell’U­manità) con la necessità di vivere consapevolmente il tempo presente e riprogrammare il domani.
Le tre “parole chiave” attorno alle quali si dipanerà l’intero cartellone di iniziative previste per Barolo Città Italiana del Vino 2021 sono memoria, comunità e futuro.
Memoria, perché le Langhe so­no, prima di tutto, inesauribile scrigno di testimoni e patriarchi, volti e gesti antichi, echi e simboli letterari. Afferma a tal proposito il professor Piercarlo Grimaldi, antropologo, già rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: «La mezzaluna fertile, che ha rischiarato la nascita dell’agricoltura, sembra ora riservare il suo potere magico alle colline delle Lan­ghe, un orizzonte spazio-temporale unico, in cui la me­moria degli anziani contadini si appresta a trasmigrare attivamente verso le giovani ge­nera­zioni, se queste saranno pron­­te a conservare e valorizzare l’eredità materiale e immateriale, il frutto della fatica e della festa, del tempo quotidiano ed eccezionale degli antenati».
Comunità, perché prima ancora che un vino Barolo è un paese, fatto della sua gente. «Questo riconoscimento va condiviso con tutti i barolesi. Ci serviva un segnale forte di speranza e ripartenza, volevamo suonare la carica alla nostra piccola comunità. Speriamo di esserci riusciti», dichiara con orgoglio il sindaco Renata Bianco.
Futuro, perché nel 2021 ci attende l’inizio di una lunga ricostruzione e di una riconfigurazione generale dei modelli e degli stili di vita, a partire anche dalle pratiche agricole e di gestione del territorio. «Due degli appuntamenti principali in programma riguardano il linguaggio e l’ambiente. Li declineremo con particolare riferimento al vino, ma il messaggio va oltre: dobbiamo ripartire dalla centralità del racconto e del nostro posto nel mondo, quest’ultimo inteso come equilibrio uomo-ambiente, se vogliamo dotarci di strumenti più idonei per affrontare le grandi emergenze del pianeta» sostiene lo scrittore Tiziano Gaia, che ha coordinato il lavoro sul dossier di candidatura di “Barolo 2021” e collabora con il WiMu.