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La Zizzola, sempre più casa dei braidesi

Alla scoperta del simbolo della città, insieme a Fabio Bailo, presidente del consiglio comunale con delega alla cultura e alle manifestazioni

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“La Zizzola è strettamente legata al paesaggio braidese, tanto da esserne divenuta il simbolo principale che compendia per i braidesi la città stessa e ciò per consuetudine ormai centenaria, quasi come la Mole An­to­nelliana è divenuta il simbolo di Torino”. Parole di Marta Amido Fasola, acquirente della Ziz­zola nel 1915. Un edificio simbolo di Bra, città a sua volta simbolo del Roero, edificata in cima al Monte Gu­glielmo, la collina più alta di Bra, e che oggi è il cuore pulsante della storia cittadina. Ne abbiamo parlato con Fabio Bai­lo, attuale presidente del Con­siglio comunale braidese, con deleghe alla cultura e alle manifestazioni.

La Zizzola cos’è diventata?
«Da qualche anno è ufficialmente la casa dei braidesi. Un museo multimediale e interattivo che racconta la Storia e le storie del nostro territorio. Per Storia intendo quella che ha coinvolto e sconvolto la vita di tutti, come le Guerre. Le storie, invece, sono quelle individuali, personali, che danno il senso ad un’epoca; le storie di vita del Novecento cittadino. All’inter­no della Zizzola, viene raccontato tutto ciò. Par­tendo dalla Pollenzo romana, alla Bra del Medioevo, poi la Bra in età moderna e contemporanea. Ad esempio, vi sono alcune postazioni dove possono essere guardate e ascoltate video-testimonianze interessanti, uniche: il reduce, il conciatore di pelli, il macellaio, l’amministratore pub­blico».

Era un edificio in disuso, quasi dimenticato. Oggi un gioiello.
«La Zizzola è diventata di proprietà comunale per lascito te­stamentario dell’ultima famiglia che l’ha posseduta, cioè la famiglia Fasola. Fu un possedimento per circa 50 anni. Una delle condizioni poste dai Fasola era che avesse una fruizione culturale. Stante la particolarità della struttura, la particolare posizione geografica, è stato necessario riflettere a lungo per individuare l’ambito culturale. Nel corso dei decenni che sono intercorsi tra l’atto di donazione alla città e gli interventi di ripristino e restauro, la Zizzola ha vissuto un periodo di abbandono. Per fortuna, parliamo del passato. La struttura è tornata agli onori del mondo, a risplendere. Cito chi ha reso possibile tutto questo, ossia l’ex assessore regionale Bruna Si­bille, l’ex consigliere regionale Franco Guida. Un lavoro concreto e sinergico, che ha portato ai finanziamenti necessari. Poi la Fon­dazione cassa di risparmio di Bra dell’ex presidente Donatella Vigna. La Zizzola è tornata in vi­ta. Per oltre un secolo, era stata residenza privata. Adesso rappresenta, in tutto, Bra».

Come va intesa la “restituzione” della Zizzola alla città?
«Il luogo in cui i braidesi conoscono e ritrovano se stessi è la Ziz­zola. Proprio per l’allestimento museale, che parla delle storie del­la nostra comunità, diventa il luo­go nel quale qualcuno ritrova un frammento della memoria, quelli più giovani hanno la possibilità di imparare in maniera attiva. A esempio per scuole, al “touch screen” nella sala d’ingresso, è interessante vedere e capire come si sono succedute le stratificazioni urbane di Bra. Un percorso innovativo, coinvolgente, di­ver­so dal leggere un libro. Il libro è essenziale, ma l’approccio della Zizzola è unico e intrigante, so­prattutto per le nuove generazioni».

Anche il parco ha avuto e ha un ruolo centrale.
«Nel parco della Zizzola si sono svolti alcuni Festival come Ar­tico, delle rappresentazioni teatrali, delle proiezioni cinematografiche, l’osservazione delle stelle. Un luogo tornato in vita grazie alla struttura museale. Un’area verde dove potersi anche solo rilassare con la famiglia, gli amici o da soli. Quest’an­no, ovviamente rispettando le nor­me anti Covid-19. Quest’e­state, tutte le iniziative culturali e musicali si sono svolte e si stanno svolgendo ai giardini del Belvedere in piazza XX Settembre. A parte nel 2020 il parco della Zizzola è stato protagonista nei mesi estivi, cioè il periodo più congeniale per utilizzare quello spazio, con una pluralità di iniziative».

BaNNER
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