Caso Ceste: denunciato mitomane in cerca di popolarità

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Aveva inventato chat e conversazioni telefoniche con la donna

Mercoledì 19 novembre 2014 – 9.15

I Carabinieri del Comando Provinciale di Asti hanno denunciato V.R., impresario edile savonese 38enne, originario di Nola di Bari. L’uomo, lo scorso 9 novembre, ha contattato telefonicamente la Centrale Operativa riferendo di avere informazioni importanti sul caso di Elena Ceste.

L’uomo infatti si proponeva quale “super testimone”, poiché in possesso di notizie, alcune inedite ed eclatanti, acquisite in passato nel corso di contatti intrattenuti su una chat line con la sventurata signora di Costigliole d’Asti.

 

In tale quadro, considerata la rilevanza di quanto spontaneamente affermato dall’impresario, lo stesso veniva invitato a presentarsi presso i Carabinieri di Savona, dove sentito forniva ragguagli che in quella sede già destavano alcuni dubbi circa la loro credibilità.
 I Carabinieri di Asti, nella prima mattina dello scorso 14 novembre, nel corso delle preliminari indagini hanno da subito potuto constatare che quanto dichiarato dall’uomo appariva alquanto strano ed incongruente rispetto al quadro investigativo acquisito in dieci mesi di meticolose indagini ed inoltre, da una prima verifica tecnica effettuata sulla chat line citata, verificavano che la documentazione informatica prodotta dall’uomo a supporto delle sue dichiarazioni risultava essere artefatta.
Al riguardo, su disposizione della locale Procura della Repubblica, dott.ssa Laura Deodato, gli inquirenti nel pomeriggio stesso hanno convocato da Savona il presunto testimone interrogandolo presso gli Uffici del Comando Provinciale dei Carabinieri di Asti, con lo scopo di approfondire e sottoporre ad attento vaglio le dichiarazioni fornite a Savona.

 

Nel corso dell’interrogatorio, durato tre ore, dapprima l’impresario, dicendosi fiero di poter fornire un concreto ed importante contributo alle indagini, dichiarava di avere avuto, circa un anno fa, contatti via chat con una donna che si era presentata come una 37 enne, di chiamarsi Elena, di abitare a Costigliole d’Asti, di essere la madre di quattro figli e la moglie di un Vigile del Fuoco e che il rapporto virtuale, a suo dire, nel tempo consolidatosi, avrebbe portato la donna ad avere più fiducia in lui, al punto da spingerla più volte a contattarlo telefonicamente e a confidargli particolari anche intimi della sua vita coniugale, che la turbavano profondamente e che l’avrebbero convinta, anche grazie al suo sostegno morale, a lasciare definitivamente il marito.
Nel contesto, l’impresario, a supporto della storia narrata, mostrava ai Carabinieri una documentazione fotografica dei messaggi ricevuti in chat dalla donna, che proprio dopo il ritrovamento del suo cadavere avrebbe deciso di portare all’attenzione degli inquirenti. A questo punto, l’indagato messo alle strette di fronte alle sue evidenti contraddizioni, ammetteva di essersi inventato tutto, spiegando di averlo fatto per avere un momento di popolarità tramite le trasmissioni televisive che si stavano occupando del caso, che aveva già contattato.
Pertanto, in tale contesto, l’imprenditore è stato denunciato per “false dichiarazioni rese al P.M.” e “falsificazione del contenuto di comunicazioni informatiche”.
 Al riguardo, il Comando Provinciale Carabinieri di Asti evidenzia che l’episodio in questione si inserisce, tra l’altro, in una serie di altre mendaci segnalazioni, effettuate in passato sul caso di Elena Ceste.

 

Inoltre, i Carabinieri di Asti ricordano che chiunque può collaborare, ma a condizione che possa riferire circostanze veritiere ed obiettive, che comunque saranno vagliate, ed in caso di riscontro non attendibile l’autore può rischiare di incorrere in pene severe.

 

Redazione