Se il carcere incide su tutta la trama

La serie di Sky, girata alle nuove di Torino, è sempre più dark: «Bruno è finito dal lato sbagliato delle sbarre»

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Il Re è tornato. Luca Zingaretti veste nuovamente i panni di Bruno Testori, il direttore di un carcere di frontiera alla fine della prima stagione reso prigioniero del suo stesso regno, il San Michele. La serie di Sky, girata in gran parte nel set unico delle carceri-museo Le Nuove di Torino, torna in una dimensione più dark, cercando di rispondere a una domanda: «Qual è il costo massimo dell’ordine costituito?». Entra in gioco la morale ambigua del personaggio e la sua abitudine al potere. Spiega il regista Giuseppe Gagliardi: «Il re è in trappola. La narrazione riprende da dove si era interrotta nella prima stagione, Bruno è finito dal lato sbagliato delle sbarre. Co­stretto, all’inizio, a sopravvivere nell’inferno che lui stesso ha creato, rischia in ogni momento di essere attaccato dai suoi nemici. Il visual si fa più claustrofobico per rappresentare la minaccia che incombe sul protagonista. Le pareti del San Michele si fanno sempre più strette per Bruno, un luogo che nella serie non è mai solo uno sfondo, ma una vera e propria struttura portante della trama, giacché influenza la vita dei personaggi». La serie è stata svelata in anteprima al cinema Ambrosio di Torino. Sempre nella Città della Mole c’è stata l’anteprima del film “Priscilla” di Sofia Coppola, il ritratto della moglie di Elvis Presley e della sua vita confinata per diversi anni in una zona d’ombra da cui uscire. Un’altra forma di carcere, «una prigione dorata» per la regista, da cui poi cerca di uscire, riprendendosi l’identità e la capacità di scegliere. Lo stesso percorso di un’altra grande protagonista del cinema recentissimo e da Oscar: Bella Baxter in “Povere Creature” di Yorgos Lanthimos. Una fantasmagorica Emma Stone che mangia la vita senza la memoria dei pregiudizi e delle regole che muovono la società. Questione di libertà e libero arbitrio.