«Umanizzazione e qualità: ecco i nostri pilastri»

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Attraverso sfide e orizzonti sempre diversi, il sistema sanitario pubblico cerca costantemente di individuare modelli che lo rendano il più possibile organizzato, accessibile e sostenibile. In quest’ottica, il continuo potenziamento dei servizi e un aspetto come l’umanizzazione delle cure rappresentano da sempre dei capisaldi irrinunciabili. Anche l’Asl Cn2 sta ponendo con sempre maggiore attenzione l’accento su questi temi e su queste necessità. Per fare il punto della situazione in merito all’azienda sanitaria che opera sul territorio del comprensorio di Alba e Bra – sui servizi offerti e non solo – noi di Rivista IDEA abbiamo intervistato Massimo Veglio, che per la stessa ricopre la carica di direttore generale dal giugno 2018.

Direttore, a poco più di tre anni dall’apertura, avvenuta sotto la sua direzione, l’Ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno – presidio ospedaliero dell’Asl Cn2 – è già un’eccellenza per il territorio. Quali sono i punti di forza del nosocomio che ha unito quelli di Alba e Bra?
«Il punto di forza è, a differenza del passato, riuscire a dare assistenza quasi a 360 gradi. I volumi e le tipologie di servizi tendono ad essere il più vicino possibile a un’offerta completa, pur non puntando a diventare un ospedale Hub. Ci sono alcune alte specialità che non possono essere trattate, ma stiamo cercando di acquisire e offrire le competenze per affrontare in loco la maggior parte delle problematiche e venire incontro ai bisogni dei cittadini».

Tra i servizi più importanti vi sono sicuramente quelli di telemedicina, particolarmente rilevanti per un territorio così esteso.
«Questi servizi hanno una ri­levanza anche in termini prospettici. Invece di puntare solo a pochi ambiti, abbiamo ritenuto di estendere l’esperienza acquisita in un campo – quello della nefrologia, che per prima ha applicato la tecno­logia in materia – anche ad altre discipline, per cui adesso siamo già a una decina di servizi che utilizzano gli strumenti della telemedicina e puntiamo a farlo diventare uno strumento di lavoro per tutti. Crediamo che ognuno, nel proprio settore, possa trovare un campo di applicazione in cui la telemedicina possa essere di ausilio per estendere e migliorare qualitativamente l’offerta».

Tra i progetti in via di realizzazione c’è poi l’apertura di un centro di simulazione avanzata. A che punto si è giunti?
«Abbiamo fatto la selezione dei facilitatori, di coloro cioè che si occuperanno della diffusione del progetto. Si procederà poi con la loro formazione. Stiamo inoltre selezionando il fornitore iniziale dei dispositivi, abbiamo due o tre proposte, in seguito impianteremo le prime attività. Sicura­mente nei primi mesi dell’anno partiremo».

Tra i pilastri dell’Asl Cn2 ci sono anche la centralità delle persone e l’umanizzazione delle cure. Quanto sono rilevanti questi aspetti?

«Li definirei basilari. Come dico ai miei collaboratori, spesso tendiamo a dimenticare che non sempre si riescono a risolvere tutti i problemi. Nel­la natura umana esiste un limite insuperabile, a volte dovremmo imparare ad accettarlo. In tutto ciò, quello che non possiamo negare a noi stessi – quindi alle relazioni tra i professionisti e con i cittadini – sono la cortesia, il sorriso e la disponibilità. Lo riteniamo fondamentale e quindi puntiamo a migliorare sempre su questi aspetti, sia dal punto di vista delle relazioni che dei servizi offerti».

Per questo obiettivo è certamente di supporto l’attività della Fondazione Ospedale Alba-Bra, oltre che di tanti altri privati, a partire dalla famiglia Ferrero.
«I discorsi che abbiamo fatto fin qui sono intimamente legati al ruolo dei privati e della Fondazione Ospedale Alba-Bra. Il centro di simulazione avanzata, come gli interventi di umanizzazione, sono resi possibili dal loro sostegno. Con il finanziamento pubblico dobbiamo erogare i servizi sanitari, mentre attraverso il rapporto con la Fondazione – che è ottimale – e con gli altri privati che ci sostengono riusciamo anche ad allargare gli interventi e a completarli».

Quali sono, invece, le novità per quanto concerne la medicina territoriale? Mi riferisco in modo particolare alle Case della Comunità di Alba e Bra.
«I progetti di riqualificazione dei due presidi di Alba e Bra sono a buon punto, nel senso che la gara di progettazione dovrebbe giungere a compimento nel giro di un paio di mesi. I progetti definitivi verranno poi messi a gara per l’esecuzione effettiva dei la­vori. I primi interventi, quelli propedeutici, sono intanto già stati avviati».

L’Asl Cn2, come si diceva in precedenza, comprende un’a­rea assai vasta. Quanto è prezioso, in quest’ottica, l’appoggio dei Comuni interessati?
«Nella mia esperienza lavorativa ho girato abbastanza per il Piemonte e la Valle d’Aosta e devo dire che il valore aggiunto del territorio è proprio questo. Da una parte, come dicevamo, il ruolo della Fondazione, che raccoglie le risorse dei singoli privati, dall’altra quello della Con­fe­renza dei Sindaci. Tutti i Comuni della zona sono sempre stati molto solidali e disponibili, sia a dare dei suggerimenti sia a offrire un aiuto pratico laddove necessario. Non c’è solo una comunanza di intenti, ma anche una comunanza di “pratica”».

Ricopre la carica di direttore generale da quasi sei anni. Quali sono i valori che la guidano e quali sono i prossimi obiettivi che si prefigge?

«Il valore fondamentale è di costruire dei servizi utili alla comunità, ovviamente all’interno delle risorse messe a disposizione. In questo, devo dire che sono stati avviati progetti davvero ambiziosi. È stato chiesto all’Assessorato regionale alla Sanità di investire di più su di noi rispetto al passato e la risposta positiva ci ha permesso di passare da 1.700 dipendenti a 2.400, da un bilancio di 270 milioni a uno di 330-340 milioni. Adesso bisogna lavorare affinché il territorio – globalmente inteso – funzioni, permettendo alla cittadinanza di trovare una risposta perifericamente distribuita».

Nuove attività per il benessere delle donne operate al seno

Un intervento per cancro alla mammella o l’eventuale radioterapia successiva comportano, al di là del buon esito degli stessi, una certa dose di disagio e sono sovente associati a condizioni – temporanee o durature – di disabilità, come il linfedema dell’arto superiore, che compromettono spesso non soltanto le normali funzioni dell’arto interessato ma anche un già delicato equilibrio psico-fisico nella donna ammalata. Da diversi anni, presso la Struttura di Recupero e Riabilitazione Funzionale dell’Asl Cn2 è presente un Centro di Riferimento Regionale per la diagnosi, la cura e la riabilitazione di questa patologia. Nel percorso di cura delle donne operate di tumore al seno, all’approccio prettamente medico viene sempre più sovente affiancato un percorso di riabilitazione basato sulla promozione del benessere bio-psicosociale attraverso il ricorso alle “terapie espressive” e alla “psicomotricità”. Filo conduttore di questo orientamento sono l’integrazione di mente e corpo, come interconnessi e reciprocamente influenzati, e la creatività, come risorsa volta al benessere della persona. In quest’ottica, negli ultimi anni, l’Asl Cn2 ha organizzato, con il prezioso supporto dell’associazione braidese Noi Come Te, e delle albesi Ho Cura, Andos (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) e Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), diversi percorsi integrati di “Musico-Danza Terapia, Scrittura Emotiva e Acqua Gym” e, visto il gradimento delle partecipanti e il successo terapeutico degli stessi, è pronta a riproporli anche per quest’anno.