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Premier a sorpresa

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Una sorpresa. La Francia non s’aspettava davvero Gabriel Attal primo ministro. Il più giovane di sempre con i suoi 34 anni. Spiazzati perfino custodi di segreti politici, tessitori di trame e dietrologi, fino all’ultimo concentrati su altri nomi: Denormandie, Lecornu, il più esperto Ferrand. Invece ecco l’enfant-prodige, volto bambino e sorriso perenne, idee chiare, carisma e decisionismo rivelati nei centocinquanta giorni al vertice dell’Education Nazionale, Ministero dell’Istruzione, nel governo Bor­ne: provvedimenti di forte impatto, dal divieto a scuola della tunica islamica abaya – quella che scopre solo l’ovale del viso – al ripristino del­la bocciatura e al ritorno delle uniformi, per ora sperimentato in al­cuni istituti. Tra le sue migliori caratteristiche, la capacità di comunicazione, favorita dall’essere cresciuto nel mondo dello show biz, con i genitori produttori cinematografici, papà Yves anche avvocato.
Nato a Clamart e cresciuto a Parigi con le tre sorelle, Gabriel ha un curriculum impeccabile: ammesso all’Ecole Alsacienne, altamente selettiva, nel VI arrondissement della capitale, ha frequentato l’Istituto di studi politici dove ha conseguito la laurea in scienze politiche e poi l’Università Panthéon-Assas dove ha conseguito una seconda laurea in giurisprudenza.
S’è accostato alla politica nel 2006, partecipando alle manifestazioni di piazza contro il disegno di legge per l’istituzione del Contrat première embauche proposto dal governo de Villepin, e ha scalato in fretta gerarchie e posizioni, passando nel 2016 dalle file socialista al partito centrista La Republique en Marche, guidato da Em­manuel Macron con cui è diventato portavoce del governo, ministro del Bilancio e, negli ultimi cinque mesi, responsabile dell’Educazione nazionale. La bussola politica sostiene che con la sua no­mina la Francia viri a destra e d’altronde durante il periodo all’Istruzione, Marine Le Pen denunciava copiasse il suo programma, certo non è casuale che la prima uscita sia avvenuta in un commissariato dove ha evocato «Ordine e legge».
E forse anche questo, oltre alla sensibilità verso i giovani, spiega la scelta di Macron che guarda ovviamente alla prossima corsa all’Eliseo, ma ancor prima alle elezioni eu­ropee e ai sondaggi inquietanti che a sei mesi dal voto collocano l’estrema destra del Rassemblement national, guidata dal 28enne Jordan Bardella, dieci punti davanti al suo partito. «So di poter contare sulla sua energia e sul suo impegno, per realizzare il progetto di riarmo e rigenerazione che ho annunciato» le parole di Macron dopo la scelta di Attal.
Ps: nel ritrarre il premier francese, abbiamo omesso di indicare l’omosessualità che dichiara apertamente e che rileva in qualsiasi biografia, specie dopo la nomina a ministro degli Esteri dell’ex compagno Ste­phane Sejourné. Semplicemente perché d’un politico, in qualsiasi latitudine, ci interessano lungimiranza, spirito di servizio, rispetto dell’elettore e onestà, nulla importandoci dei suoi orientamenti sessuali.