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L’opinione di Elena Carletti

«La banca centrale svizzera è intervenuta portando liquidità, ma le esposizioni delle nostre banche sono limitate e già sotto controllo»

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IL FATTO
Dopo il crollo Credit Suisse e le prime reazioni dei mercati internazionali che cosa ci dobbiamo aspettare in prospettiva? Ci saranno ricadute anche sugli istituti italiani?

Un’altra banca che, quasi senza preavviso, rivela una fragilità totalmente inaspettata. E parliamo di un’istituzione del settore, un nome di assoluto prestigio come Credit Suisse. Ma in questi tempi di certezze non più granitiche, tutto è possibile. Ma la crisi dell’istituto creditizio svizzero fa davvero presagire conseguenze ancora più gravi? Che cosa accadrà sui mercati oltre ai segnali già registrati in questi giorni?
Elena Carletti è professore ordinario di finanza all’Università Bocconi, dove dirige l’Unità di ricerca “Banking, Finance and Regulation”. Inoltre è stata presidente dell’European Finance Association, ricercatrice alla Bundesbank e membro del panel di esperti sulla supervisione bancaria al Parlamento Ue. Insomma, ha le carte in regola per fare un’analisi approfondita e credibile. «I mercati – ha dichiarato l’esperta nei giorni scorsi – devono avere il tempo di digerire le informazioni, in particolare in momenti di panico e nervosismo come quelli che stiamo vivendo. L’apertura dei primi giorni è stata negativa, ma poi c’è stata una ripresa. È normale che ci siano queste oscillazioni, che potrebbero ancora verificarsi nei prossimi giorni. Credo, tuttavia, che non ci saranno rischi per le banche italiane, che sono solide». Questa quindi è l’osservazione più rassicurante guardando in prospettiva.
Ha spiegato inoltre Carletti: «Cominciamo col dire che il problema di Credit Suisse inizia due anni fa, quando c’è stata una forte esposizione rispetto a due istituzioni, che erano da una parte Greensill e dall’altra Archegos. Hanno fatto svariati miliardi di perdite, in seguito ai quali hanno cambiato anche vari amministratori delegati e presidenti. Se guardiamo al sistema bancario nel suo complesso, le banche sono state altamente profittevoli nello stesso periodo. Questa cosa ha fatto sì che quando poi è scoppiato in America il caso delle piccole banche, e quindi appena c’è stata una debolezza nel settore bancario, gli investitori si sono innervositi e hanno posto l’attenzione sull’altra banca debole, che era per l’appunto Credit Suisse».
E ancora: «La Banca Centrale Svizzera è intervenuta fornendo liquidità ma il problema di Credit Suisse è molto diverso da quello della Silicon Valley Bank, perché non è un problema di mancanza di liquidità, quanto di fondamentali della banca stessa, che non andavano più nel verso giusto: c’erano stati problemi di controlli interni, di risk management, cioè tutta una serie di avvenimenti che si protraevano nel tempo». In Italia il sistema non è in allarme. «Il fatto che ci sia stato un salvataggio così rapido – spiega ancora Carletti concludendo la sua disanima – è sicuramente una notizia super positiva per quanto riguarda il contagio, perché l’obiettivo è stato contenere il problema in pochi giorni. Inoltre, le banche anche italiane possono avere esposizioni con Credit Suisse ma sono certamente limitate».