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Gli allevamenti non sono fabbriche

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Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo

Gli agricoltori europei dicono no alla Direttiva “ammazza stalle” che equipara gli allevamenti alle fabbriche spingendoli alla chiusura. È l’appello lanciato in una lettera aperta promossa dalla Coldiretti e firmata dalle principali Organizzazioni agricole europee ai Ministri in vista della discussione al Consiglio Ambiente dell’UE di giovedì 16 marzo sulla proposta della Commissione di revisione della Direttiva sulle emissioni industriali (IED).

Le Organizzazioni agricole firmatarie – che oltre all’Italia (Coldiretti) sono di Belgio (FWA), Repubblica Ceca (AKCR e ZSCR), Germania (DBV), Francia (FNSEA), Polonia (FBZPR), Portogallo (CAP), Slovacchia (SPPK) e Spagna (Asaja) – ritengono la formulazione della proposta del tutto inadeguata e inaccettabile rispetto alla realtà produttiva europea.

“Se non adeguatamente contrastata, questa proposta – dichiara il Presidente di Coldiretti Cuneo, Enrico Nada – potrebbe portare a una dirompente riduzione dei redditi dei nostri allevatori o, potenzialmente, alla chiusura di molti allevamenti di dimensioni medio-piccole, minando la sovranità alimentare, con il conseguente aumento della dipendenza dalle importazioni di prodotti animali da Paesi terzi, che hanno standard ambientali, di sicurezza alimentare e di benessere animale molto più bassi di quelli imposti agli allevatori dell’UE. Ciò andrebbe contro i recenti sviluppi politici dell’UE in materia di reciprocità nel commercio internazionale, aumentando il divario tra la stessa UE e i partner commerciali”.

“Equiparare gli allevamenti, anche di piccole/medie dimensioni, alle attività industriali è ingiusto e fuorviante rispetto al ruolo che svolgono nell’equilibrio ambientale e nella sicurezza alimentare. Soprattutto, è il risultato di una valutazione d’impatto basata su dati imprecisi e vecchi, e di un approccio ideologico che va stigmatizzato anche perché, riducendo le aree a pascolo, potrebbe avere impatti negativi come la perdita di biodiversità e paesaggi e la minaccia alla vitalità delle aree rurali” afferma il Direttore di Coldiretti Cuneo Fabiano Porcu.

L’unica opzione possibile – spiega Coldiretti Cuneo – è quella di mantenere l’attuale quadro normativo con l’eliminazione del settore bovino dallo scopo della Direttiva e il ripristino delle attuali soglie stabilite per il settore avicolo (a partire da 40.000 capi) e suinicolo (suini da produzione di peso superiore a 30 Kg: a partire da 2.000 capi; scrofe: a partire da 750 capi). Questa soluzione andrebbe a riconoscere gli sforzi che gli allevatori stanno compiendo per aumentare la sostenibilità delle loro aziende che, su scala globale, sono già quelle che registrano le migliori performance in termini di impatto ambientale e mitigazione dei cambiamenti climatici. I progressi raggiunti non devono essere vanificati e fermati. Infine, secondo la Coldiretti, accelerare il processo verso una posizione comune in Consiglio non è coerente con le tempistiche che stanno emergendo nelle discussioni interne al Parlamento europeo.