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Camminiamo sulle vie della pace: messaggio di monsignor Brunetti sulla guerra in Ucraina

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Carissimi credenti e non credenti, uomini e donne di buona volontà,

vorrei condividere, come Pastore di questa Chiesa albese, e come uomo e cittadino che ripudia la guerra e crede nella fratellanza fra i popoli, la convinzione che la pace è la vittoria di cui abbiamo bisogno!

Il 24 febbraio di un anno fa l’Europa è ripiombata nel buio della guerra. In questo momento non ci sono segnali che il sole della pace stia per spuntare. Anche noi credenti siamo un popolo che cammina nelle tenebre. Abbiamo però in mano tre lampade che possono rischiarare il nostro cammino e quello dei nostri fratelli: la Costituzione italiana, il Magistero di papa Francesco e il Vangelo di Gesù.

La Costituzione italiana, all’art. 11, recita: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Alla luce di questi principi non possiamo essere neutrali ed equidistanti. La condanna di chi ha voluto e scatenato questa guerra e la solidarietà con il popolo ucraino aggredito sono il primo dovere. È parimenti doveroso fare memoria di tutte le vittime: dei giovani mandati a uccidere e morire, degli innocenti, in particolare dei bambini. Ma la stessa Costituzione ci chiede di cercare strumenti per risolvere le controversie internazionali: alternativi alla guerra, ma efficaci nel promuovere la pace. Finora non li abbiamo ancora trovati. Come umanità dobbiamo continuare a cercare.

Papa Francesco è stato in questo anno il leader mondiale più instancabile nel cercare la pace. Dopo aver definito la guerra “una pazzia” ha aggiunto: «Non dobbiamo, per nessuna ragione al mondo, dare per scontata questa Terza guerra mondiale a pezzi che è sotto i nostri occhi». Nel messaggio del 1° gennaio ha definito “intollerabile” il conflitto in Ucraina, perché sottrae risorse allo sviluppo, salute, alimentazione, educazione, lavoro, e oggi, alla solidarietà con le vittime del terremoto in Turchia e Siria. Purtroppo le parti in conflitto non hanno finora accettato il suo invito alla tregua e nessuna offerta di mediazione, nemmeno la sua.

Nel Vangelo gli inviti alla pace sono continui. «Beati i costruttori di pace»: la pace non si trova bell’e pronta; va cercata con intelligenza e va costruita con un impegno costante. La complessità della situazione ucraina esclude che si possano percorrere le vecchie strade. Richiede non solo buona volontà, ma anche fantasia, per trovare vie nuove verso la pace. Finora le armi sono state l’unico strumento per bloccare la prepotenza dell’aggressore. Il prezzo lo conosciamo. Come credenti siamo autorizzati a credere che il Signore abbia in mente altre strade: dobbiamo continuare ad ascoltare la sua voce. Dobbiamo prestare orecchio al suo «Pace a voi», ricordando che la forma più alta di ascolto è la preghiera. Un modo sicuro, e alla portata di tutti, per lavorare per la pace è pregare per la pace.

Invito tutte le comunità cristiane, in particolare i giovani e gli studenti, a continuare a pregare per la pace e ad aderire e a partecipare ad eventuali manifestazioni e mobilitazioni civili e pubbliche che promuovono la pace fondata sulla giustizia e sulla verità, al di fuori di ogni connotazione politica e partitica.

In modo particolare siamo chiamati a partecipare, sabato 25 febbraio in cattedrale alle ore 21, alla Veglia di Quaresima di fraternità dal tema: “Missione: operatori di pace”, animata dal Centro missionario diocesano e da altri gruppi che sono impegnati come operatori di pace.

Ascoltiamo e facciamo nostre le parole di un vescovo, autentico costruttore di pace, don Tonino Bello che ebbe a scrivere:

«Sì, la pace prima che traguardo, è cammino.
E, per giunta, cammino in salita.
Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi,
i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici,
i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste.

Se è così, occorrono attese pazienti.
E sarà beato, perché operatore di pace,
non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito, ma chi
parte».

Mettiamoci tutti in cammino sulle vie della pace.

+Marco, vescovo di Alba

BaNNER
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