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L’invasione russa in Ucraina: a che punto siamo

Ripercorriamo le varie fasi della guerra scatenata da Putin lo scorso 24 febbraio: dal primo attacco alle sanzioni dei paesi occidentali, dagli aiuti per Zelensky alle battaglie sul campo. Dopo un anno di devastazioni che cosa è cambiato?

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PUTIN ATTACCA
All’alba del 24 febbraio 2022 arriva l’ordine più folle: Vladimir Putin chiede all’esercito russo di invadere l’Ucraina. La decisione dopo il riconoscimento delle repubbliche separatiste del Donbass in territorio ucraino, Donetsk e Lugansk, e l’invio di truppe con un’ufficiale motivazione di pace. Il conflitto va avanti da quasi un anno

LA STRATEGIA RUSSA
All’inizio la strategia del presidente russo voleva costringere alla resa il governo di Zelensky, mentre l’ipotesi più accreditata per il lungo periodo è sempre stata che Putin intendesse mantenere il controllo dell’Ucraina orientale, a est del fiume Dnepr. Questo per creare una zona “cuscinetto” tra la Russia e i paesi occidentali

QUATTRO ANNESSIONI
Il 30 settembre, al Cremlino, Vladimir Putin ha firmato il protocollo di annessione dei territori ucraini di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. In seguito, il 3 ottobre, la Duma ha ratificato il documento. Il passaggio delle regioni alla Russia è avvenuto dopo l’istituzione di referendum farsa.
L’Occidente condanna questa mossa

L’ANTEFATTO
Bisogna fare un passo indietro. Considerata la “culla” della cultura russa moderna, l’Ucraina ha avuto il ruolo fondamentale di “granaio dell’Urss”. Dopo l’indipendenza, la relazione tra Mosca e Kiev è diventata travagliata, fino ai massimi contrasti dopo la “rivoluzione arancione” di fine 2004

LA QUESTIONE CRIMEA
Nel 2014 la Russia ha annesso la penisola ucraina di Crimea. Nello stesso anno, una linea di conflitto si è aperta nella regione orientale del Donbass, che ha visto i separatisti filorussi scontrarsi con l’esercito regolare. Da qui la nascita delle repubbliche popolari di Lugansk e di Donetsk a cui si è appellato Putin

IL GRANDE ESODO
Oltre 7 milioni di ucraini sono scappati dal paese per dirigersi principalmente in Polonia e verso le altre nazioni confinanti: soprattutto donne, bambini e anziani. Gli uomini in età militare dai 18 ai 60 anni sono in maggioranza rimasti a combattere in patria. In Europa si è aperta una gara di solidarietà per i profughi

L’OPZIONE NATO
Fin dai primi giorni dell’invasione si è parlato di un possibile ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica, che d’altra parte secondo Putin è stata una delle cause della guerra scatenata dai russi. I paesi membri della Nato hanno manifestato perplessità: questo passaggio avrebbe aperto un conflitto aperto Russia-Occidente

IL PROBLEMA GAS
Al momento dell’invasione, il 36% del gas importato dall’Ue proveniva da Mosca. L’Italia era il paese che più faceva ricorso al gas naturale: il 42,5%, quasi quanto la somma delle rispettive quote in Germania (26%) e Francia (17%). L’Italia si è rivolta a Norvegia e Algeria, puntando inoltre soprattutto sul Gas naturale liquefatto

BUCHA E ALTRI ORRORI
Dopo la ritirata delle truppe russe, emergono cadaveri di civili nella città di Bucha. Le atrocità scatenano l’indignazione mondiale, la Russia nega responsabilità. E intanto a Mariupol, un attacco devasta il reparto maternità di un’ospedale. I russi occupano anche la centrale nucleare di Zaporizhzhia creando nuovi allarmi

KHERSON RICONQUISTATA
Putin chiede nuovi arruolamenti, 260mila uomini in età militare fuggono dalla Russia. Nel frattempo, l’Esercito ucraino riprende il controllo della regione occidentale di Kherson. Ma a novembre, Mosca intensifica gli attacchi verso le infrastrutture ucraine, lasciando milioni di persone senza luce, riscaldamento e acqua

LE SANZIONI
Vari pacchetti di sanzioni sono stati varati dall’Unione Europea contro la Russia dopo l’invasione. Riguardano le esportazioni di prodotti per uso civile e militare così come l’importazione di petrolio, acciaio, cemento, legno e superalcolici. Hanno colpito pesantemente alcuni oligarchi vicini a Putin

L’INVIO DI ARMI
L’Aula del Senato ha da poco approvato con 127 “sì” la conversione in legge del decreto 2 dicembre 2022, n. 185, sulle disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari per l’Ucraina. I “no” sono stati 26, di cui 23 dal M5s e tre dal gruppo Misto, 2 gli astenuti

LE PREVISIONI DEGLI ESPERTI

LUCIO CARACCIOLO
Zelensky è andato a Washington perché si stavano aprendo falle nell’intesa con gli Usa e senza gli americani non può farcela. Il presidente ucraino non ha parlato con Biden ma al Congresso che decide le spese militari, molti parlamentari repubblicani erano dubbiosi. Nel 2023 arriveranno meno armi e vedremo che cosa faranno russi. I bombardamenti che minano le infrastrutture di Kiev avranno un peso. Qui nessuno vince… ma chi resiste di più, perderà un po’ meno

CECILIA SALA
A Kiev il capodanno è passato tra le bombe russe. A Mosca con un grande spettacolo trasmesso in tv: ballerini e generali in divisa. Siamo quasi a un anno di guerra ma che questa guerra si fermi dopo un anno non è probabile. Che si concluda con la vittoria totale di una parte sull’altra neanche. Nessuno dei due paesi ha esaurito le risorse e le alleanze, e nessuno dei due eserciti è prossimo al collasso: gli ucraini sono in vantaggio, i russi si riorganizzano schierando gli uomini mobilitati a settembre

VITTORIO EMANUELE PARSI
L’Ucraina deve far capire alla Russia che non potrà vincere militarmente questo conflitto. L’obiettivo è riconquistare la maggiore porzione del loro territorio e, a quel punto, iniziare a negoziare con i russi sulla base di un loro ritiro sulla linea di confine da cui sono partiti, che è comunque una linea di confine illegale. Ha senso parlare di pace? Sì ma con il solo obiettivo che sia una pace nella giustizia, una pace giusta e una pace che duri; una pace ingiusta si chiama invece resa

EMILIANO BRANCACCIO
Noi definiamo l’invasione russa come “aggressione imperialista” per chiarire che ci sono due blocchi imperialisti in lotta tra loro, soprattutto sul protezionismo e sulle regole future del commercio e della finanza globale. Quella è la vera posta in gioco. Le guerre militari si sono sempre risolte con un tavolo finale in cui le decisioni territoriali erano le più vistose ma le decisioni economiche erano le più importanti. In Ucraina si decidono le regole future su commercio e finanza globale