La vita autentica di Julia Roberts attrice e mamma

È tornata per la serie tv “Gaslit” dopo quattro anni di assenza. «Non trovavo nulla di interessante e dovevo pensare alla famiglia»

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Un piccolo grande caso: ogni volta che il film “Pretty Wo­man” viene trasmesso – come accaduto nei giorni scorsi – alla tv, fa registrare ascolti clamorosi. La prima volta era andato in onda nel 1992 e, come ha ricordato anche Aldo Grasso sul Corriere della Sera, siamo ormai arrivati più o meno alla trentesima replica. Al di là del significato recondito di tale successo – il critico televisivo ha sottolineato la sempre efficace e un po’ banale formuletta del nobile ricco che salva la povera Cenerentola – ciò che colpisce è l’immutata popolarità di Julia Roberts (oltre che di Richard Gere). Immutata perché sembra non essere direttamente collegata al fatto che l’attrice sia più o meno impegnata in nuovi film.

Risale infatti a quattro anni fa la sua ultima fatica cinematografica, prima del suo recente ruolo nella miniserie televisiva “Gaslit” dove ha celebrato il suo rientro interpretando il ruolo dell’informatrice Martha Mitchell, moglie dell’ex procuratore generale e confidente di Richard Nixon, ovvero John N. Mitchell i cui panni sono indossati nell’occasione da Sean Penn.

Julia Roberts oggi ha 54 anni e in un’intervista rilasciata al settimanale del Corriere della Sera, Sette, ha spiegato come la sua assenza dalle scene non sia stata legata a una scelta particolare ma semplicemente al fatto che non trovava nulla di interessante. E poi ha aggiunto: «È incredibile come gli anni passino veloci». L’attrice nell’ultimo periodo ha cercato ruoli sempre più introspettivi, anche più cupi, comunque contraddistinti da luci e ombre. Ecco perché è tornata proprio con questa storia, per quell’aspetto che «mi ha avvicinata a Martha, cioè quanto apparentemente fosse una donna sicura. Una che sapeva come muoversi in mezzo a uomini potenti e ricchi. Ma aveva in realtà problemi di nervi e di ansia». Julia rivela che non avrebbe aspettato tanto tempo per ritornare in scena se magari le avessero proposto un copione romantico all’altezza di “Nottingh Hill”. In effetti la sua ultima recitazione in tema risale a “I perfetti innamorati” con Garry Marshall, una ventina d’anni fa. E poi c’è da considerare un altro aspetto: nel frattempo ha avuto tre figli. Julia ha spiegato quanto fosse importante per lei far sentire ai ragazzi la sua presenza, a costo di sacrificare la carriera (ma non è stata una rinuncia, piuttosto una decisione coerente). Lo faceva per non provare quel senso di abbandono che – dice – fa parte della condizione di essere mamma. E afferma di aver nuovamente considerato la possibilità di gettarsi in nuovi progetti di lavoro solo dopo averne parlato con i figli, ormai cresciuti, che di fatto l’hanno spinta a riprendere la sua attività.

Tutto questo la rende un’attrice ancora più speciale. Difficile trovare tanta trasparenza. Un’altra caratteristica sta nella sua prerogativa di non adeguarsi mai a una parte, se non è quella che ritiene giusta per lei. Ogni film che ha fatto, lo ha condiviso pienamente nei contenuti. Afferma che per esempio “Mary Reilly” l’ha voluta lei fortemente. E che per essere protagonista in quel film è stata quasi presa «a pesci in faccia», giusto per ribadire: «Ho scelto sempre io i miei cinquanta film. Se faccio flop, voglio poter dire: è il mio flop».

Julia, insomma, è una donna autentica. Risponde a chi ipotizza che abbia assicurato il suo splendido sorriso, spiegando che se lo avesse fatto, avrebbe ricevuto ogni giorno l’invito di un responsabile a ricordarsi la sera di passare bene il filo interdentale… Tanto per definire al meglio il personaggio.