Da Barolo a Courmayeur di corsa: da domani Simone Leo prova l’impresa di 560km

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Su Simone Leo, ultramaratoneta piemontese trapiantato a Cinisello Balsamo (Milano) è stato detto e scritto moltissimo: decine e decine di articoli sia su testate specializzate sia su quotidiani sportivi sia generalisti e due libri.

L’ultimo, intitolato “Spostando il Limite” (ed. Excogita) con la prefazione dell’amico Giovanni Storti, viene pubblicato alla chiusura di un primo ciclo fondamentale per la carriera sportiva di una figura diventata ormai simbolo dei sogni impossibili raggiunti da persone comuni.

Infatti Simone Leo definisce se stesso un “non atleta”, uno senza particolari talenti innati. Nel suo caso, addirittura partendo da una condizione di obesità, è arrivato ad essere il primo e fino ad ora unico al mondo ad aver portato a termine tutte e sette le gare considerate più lunghe e dure, al primo tentativo, senza essersi ritirato, neppure una volta.

Si tratta delle Sette Sorelle o “Seven Sisters”: per capirci, tra queste ci sono la Badwater, circa 217 km da percorrere no-stop nel deserto californiano, nella Valle della Morte a temperature davvero mai inferiori ai 47°C e punte di 54°C; la Atene-Sparta-Atene di 492 km; la Brazil 135 (miglia) nella foresta brasiliana. Ma il “limite” di Simone si è spostato ancora ed è stato capace di aggiungere un'”ottava sorella”, la Arrowhead stavolta tra le nevi del Minnesota, stavolta a -30° tirando una slitta per l’autosufficienza, sempre per ben oltre 200 km.

Cosa chiedere di più a se stessi? Cos’altro da dimostrare? Nulla in realtà, se non la motivazione di continuare a fiorire e prosperare, oltre la pandemia, oltre le due costole rotte durante un recente allenamento, oltre le immancabili invidie: quel “fiorire e prosperare” che gli è tanto caro tra i messaggi di pubblica utilità contenuti ne La Via della Felicità, la guida al buon senso, di L. Ron Hubbard, della quale Simone Leo è da sempre testimonial ufficiale, con la sua inseparabile compagna di viaggio, la bandiera tricolore con al centro il logo della più importante iniziativa internazionale di divulgazione del comune buon senso.

Così il nuovo limite da superare è la Barolo-Courmayeur, 560 km, con partenza domani, 9 luglio, dalla scalinata che porta alle cantine dei Marchesi di Barolo (Cuneo). 10.000 metri di dislivello, otto giorni il tempo limite, attraversando il Monferrato, le risaie vercellesi, salendo al santuario di Oropa nel Biellese, passando ai saliscendi della Valle d’Aosta.

Un percorso paesaggisticamente meraviglioso che non sarà sufficiente a lenire la fatica perché i km da percorrere, in totale autosufficienza, sono davvero tantissimi. Ma Simone è fatto così: la via della felicità non è una strada senza buche o senza difficoltà. Piuttosto consiste nell’impegnarsi in attività di valore.

E Simone Leo, con le sue imprese da persona “comune” sembra volerci dire che tutti, ma proprio tutti, possiamo superare noi stessi nel rendere migliore la nostra vita e quella degli altri.

c.s.