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«Mantenere alta la qualità innovando… con design»

Il presidente di Abet Laminati Bruno Mazzola e l’Ad Ettore Bandieri svelano le prossime sfide

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“Dietro ogni im­presa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa”, sosteneva il do­cente, scrittore, economista, Peter Ferdinand. Una calzante verità che sintetizza alla perfezione la storia di Abet (Anonima Braidese Estratti Tannici, nrd), società nata a Bra nel 1946 come produttrice di uno dei migliori tannini estratti dal castagno.

«In quegli anni mio suocero che era conosciuto nel mondo delle concerie», sottolinea il presidente dell’Abet Laminati, Bruno Mazzola, «aveva avviato questa realtà accontentando un mercato piuttosto fiorente per il territorio braidese e non solo… Impor­tava pelli grezze dall’Ar­gentina e Russia, ma intorno al 1955 dopo un viaggio negli Stati Uniti, decise di convertire l’azienda, in seguito all’acquisto di un brevetto, iniziando la produzione di laminato nel 1957. Quello fu il momento in cui avviene la definitiva conversione in Abet, segnata dalla produzione di laminati decorativi ad alta pressione, grazie ad una prima pressa. Da allora la crescita è stata progressiva ed oggi Abet dispone di ben 10 pres­se, di cui buona parte automatizzate per poter accelerare le fasi di produzione».

Anche sul fronte estetico ci so­no state evoluzioni…
«Indubbiamente. Dai pannelli in tinta unita, siamo passati dalla serigrafia al digitale. Grazie all’apporto di Guido Janon, entrammo intorno al 1964, nell’ambito del design, tanto che Giò Ponti definì il nostro laminato “straordinario materiale per l’architettura, il primo non legato alla natura ma elaborato dall’uomo”. Un percorso che negli anni ci ha permesso di coltivare stretti rapporti con personaggi del calibro di Gior­getto Giugiaro, Ettore Sot­tsass, Alessandro Mendini, Ma­rio Bel-lini, Enzo Mari, Joe Co­lombo, Francois Burkhardt, Pao­la Na­vo­ne, Karim Rashid, Konstantin Grcic, Ugo Nespolo, Giulio Iac­chetti e molti altri grazie alla cui collaborazione l’azienda ha contribuito alla diffusione dell’immagine del “Made in Italy” nel mondo. Un universo perfettamente sintetizzato nel nostro museo, uno spazio che è al contempo luogo di informazione, documentazione e area espositiva che raccoglie pezzi importanti, talvolta unici, nati dalla genialità delle matite più creative del mondo. Più di 600 metri quadrati dove sono ospitati arredi, complementi e oggetti che raccontano diversi periodi storici, evidenziandone il valore e la singolarità».

Un’unicità interpretata anche grazie ai vostri principi, dottor Maz­zola, non crede?

«Abbiamo sempre basato il nostro sviluppo sulla qualità a costi competitivi e sulla convinzione di voler e poter proporre innovazione grazie alla consulenza dei migliori designers del mondo. Altro fattore che è stato determinate per la crescita di Abet: il costruire una rete di ven­dita capillare ed estesa che oggi conta ben 11 filiali in tutto il mondo, 900 addetti e ben 3 stabilimenti».

Il laminato, un materiale che definire “commodity”, sarebbe irriverente, non smette di stupire…. Concorda ingegner Bandieri?
«Assolutamente sì. E noi di Abet, nel solco della qualità che rimane il nostro punto di forza, puntiamo al suo valore ricercato nella finitura, come ad esempio la nostra storica finitura “Sei”, opaca e gradevole al tatto, divenuta quella classica e universale del laminato. Oggi abbiamo affiancato alla “Sei” molte altre finiture che uniscono all’aspetto visivo quello tattile. Sul fronte decorativo invece, il grosso sviluppo oggi è legato al digitale che consente una libertà di espressione totale».

Abet poi in questi anni non ha mai smesso di investire in tecnologia del prodotto in ottica di sostenibilità ambientale…
«Dal punto di vista produttivo operiamo da sempre nel pieno rispetto dell’ambiente, facendo un uso attento e responsabile delle risorse naturali, ma occorre ribadire che il laminato in sé è un prodotto che non entra nella catena del riciclo, perché è composto di resine termoindurenti che alla fine del loro uso si possono, ovviamente, smaltire, ma non riciclare. A tal proposito stiamo collaborando con innovativi centri di ricerca per provare a sostituire le resine termoindurenti con quelle termoplastiche che consentirebbero al prodotto di rientrare nel­la catena di riciclo».

Tirando un po’ le somme qual è il bilancio di questi mesi?
«L’anno scorso è stato un anno molto buono: abbiamo chiuso con circa 215 milioni di euro di fatturato, che è ben più del recupero della perdita del 2020… Quest’anno in questi primi cinque mesi registriamo un +28% di fatturato rispetto all’anno prima, che era già molto alto. Quindi, per adesso, il mercato ha tenuto. Chiaro che i segnali non sono entusiasmanti, c’è tutta una congiuntura internazionale che non è facile… specie per un’azienda come la nostra che vive per circa il 60% di export in tutti i paesi del mondo… Per non parlare del peso della logistica: il nolo di un container dagli Stati Uniti all’Italia, a gennaio 2021 costava 2.500 dollari, dopo un anno, a dicembre 2021, era arrivato a 12.500 dollari, oggi è 24.000».

Queste evidenti criticità han­no inevitabilmente generato una riflessione…
«Certo. Lo sviluppo, i piani e le idee per il domani, impongono alla nostra realtà di essere più vicini, anche in senso produttivo, ai mercati importanti come Stati Uniti e Cina al fine di poter così distribuire direttamente. Senza dimenticare che negli anni Abet ha diversificato rivolgendo la sua attenzione al contract, a tutti i grandi progetti, alle catene alberghiere, agli ospedali e ai rivestimenti di facciate, settore quest’ultimo in forte crescita che ci vede impegnati non solo nel fornire il materiale, ma anche attraverso un’attività di supporto alla progettazione e alla lavorazione. Inoltre, accanto alla produzione di laminato decorativo abbiamo anche la realizzazione di pannelli sandwich costituiti da un’anima in nido d’ape di alluminio e due superfici esterne che cambiano in funzione delle necessità di applicazione».

E poi c’è il FuoriSalone di Milano…
«Torniamo con piacere alla kermesse che coinciderà an­che con il nostro Sales Meeting mondiale che per diversi anni non siamo più riusciti ad organizzare. Ospiteremo dunque, nella nostra sede nei giorni 6, 7 e 8 giugno oltre 130 clienti e rivenditori e nell’occasione presenteremo loro le novità e i progetti tecnologici e innovativi che stiamo concretizzando. Poi, dopo averli coccolati, facendo apprezzare anche l’unicità del nostro territorio di Langa e Roero, li accompagneremo a visitare il Salone del Mobile di Milano, perché questo appuntamento continua ad essere un evento straordinario come vetrina di trend internazionali. In occasione della Milano Design Week, inoltre, presenteremo la nuova Whimsy Collection, realizzata dal fashion designer Arthur Arbesser».