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Cuneo, l’Ematologia del S.Croce all’uso delle cellule CAR-T per la cura della leucemia

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L’Ematologia di Cuneo – Specialità di riferimento per tutta la provincia di Cuneo – è un reparto che ha fatto storia, compiendo passi importanti dal lontano 1992. E lo scorso 30 settembre, ultima tappa in ordine di tempo, nell’elenco dei riconoscimenti di una struttura di eccellenza, ha ottenuto dalla Regione Piemonte l’autorizzazione (uno dei quattro centri in Piemonte) alla prescrizione e somministrazione delle cellule CAR-T, ultima frontiera nella cura delle leucemie in pazienti che non rispondono alle terapie tradizionali.

Monica Rebora, Direttore Sanitario di Azienda, esprime soddisfazione per il traguardo raggiunto:  “Abbiamo dimostrato di possedere tutti i requisiti richiesti dalla normativa di riferimento, a testimonianza della nostra eccellenza, con professionisti di alto livello e il puntuale riconoscimento e rinnovo di certificazioni nazionali e internazionali.” Aggiunge Elide Azzan, Direttore Generale dell’Azienda: “Questi sono i risultati che riconoscono e rafforzano le nostre competenze di hub nel Sistema Sanitario Regionale”.

Nei prossimi anni il centro di Cuneo festeggerà i mille trapianti (autologhi e allogenici).

Le CAR-T sono la nuova frontiera della medicina personalizzata nel campo dei tumori. Come funzionano? I linfociti T prelevati dal sangue del paziente, vengono “armati” in modo da esprimere sula loro superficie il recettore CAR (Chimeric Antigen Receptor) che li aiuta a riconoscere le cellule maligne e ucciderle, per poi essere reinfuse nel paziente stesso.

Massimo Massaia, ricercatore, docente universitario, è il Direttore della Struttura: “Ci piace condividere le strategie e poi i risultati positivi per la nostra Azienda e per i pazienti, aderiamo a organi internazionali che raccolgono i dati di tutti i centri trapianto del mondo: l’Italia è seconda con i suoi 79 Centri solo alla Germania (89) ed è stata tra i fondatori dell’ematologia moderna.

Il network EMBT raccoglie i dati e rilascia report, cioè definisce la performance dei vari centri: noi siamo nella media, considerando però che trattiamo i casi più complessi: il 73% dei pazienti è vivo  a un anno dal trattamento (la media europea è 71), ma con il trapianto autologo la percentuale sale a 97 (vs. 95%). Contiamo su certificazioni nazionali e internazionali e riusciamo a fidelizzare i pazienti”.

Cosa accadrà con l’avvio della nuova terapia?

“Intanto siamo alla prima tappa di un percorso che richiede ancora tempo, non lavoriamo da soli ma con un team multidisciplinare, vince la squadra non il singolo”, puntualizza Massaia.

Fino ad oggi i pazienti selezionati per la terapia CAR-T sono stati destinati in altri Centri. Spiega Nicola Mordini, responsabile del Centro Trapianti: “Nel 2020 abbiamo dirottato 5 pazienti a Torino, quest’anno altri 5 ad Alessandria, con tutte le difficoltà che ne derivano dal punto di vista logistico e anche sulla psicologia del paziente che deve riprendere un percorso in un’altra struttura.” Una migrazione destinata presto a finire.