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Il materiale emotivo

Il settimo (e ultimo?) film di Sergio Castellitto da regista parte da un soggetto di Ettore Scola per raccontare di un uomo che, grazie all’incontro con una donna, inizia a riscoprire emozioni ormai dimenticate da tempo, interrogandosi sul suo modo sospeso e malinconico di affrontare la vita

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Tratto dal soggetto di Ettore Scola “Un drago a forma di nuvola” e dalla sceneggiatura che lo stesso Scola ne aveva ricavato insieme a sua figlia Silvia e a Furio Scarpelli, Il materiale emotivo è diventato una sceneggiatura firmata da Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto, che dirige e interpreta il personaggio centrale di Vincenzo.
La vicenda raccontata è quella di Pierre (Sergio Castellitto), un libraio antiquario parigino la cui vita ruota attorno all’amore per i volumi rari e per la figlia (Matilde De Angelis), chiusa in un mutismo selettivo, da quando un incidente (che forse tanto casuale non è stato) l’ha confinata su una sedia a rotelle: tutto sembra molto abitudinario e prestabilito finché l’uomo non s’imbatte in una giovane donna esuberante e solare (Bérénice Bejo).
La letteratura è al centro della storia, soprattutto in quanto fuga dal reale: Vincenzo cita Wilde e Hemingway, Goethe e Boris Vian, Yourcenair e Dostoevsky, e legge Calvino e Cervantes alla figlia che si chiama Albertine come un personaggio proustiano.
«Penso che non ne farò altri», ha affermato il regista durante la presentazione del film, in sala da oggi, giovedì 7 ottobre, «ne ho fatti sette fino a oggi. Quest’anno festeggio il mio centesimo film, continuerò a lavorare con grande gioia perché ho sempre la fortuna di avere proposte che mi piacciono, che mi consentono di fare il mio lavoro con piacere, però la costruzione di un film, no, non fa per me». Su cosa sia “materiale emotivo”, Castellitto ha aggiunto: «È tutto ciò che viene rappresentato e messo in scena; sono i nostri segreti, le nostre occasioni mancate, è la nostra mediocrità. Anche l’emotività ha un corpo. Qualcuno lo chiama inconscio, qualcun altro cinema».