Saluzzo: riapre la Casa di Pronta Accoglienza

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Nell’anniversario del quarto anno dal suo insediamento, Mons. Cristiano Bodo, Vescovo della Diocesi di Saluzzo che comprende quattro vallate del Cuneese (dalla Valle Maira fino ai piedi del Monviso con la Valle Po), ha voluto far coincidere questa giornata con un segno importante per la sua Caritas.

Giovedì 25 marzo ha infatti riaperto la Casa di Pronta Accoglienza, in corso Piemonte 56, proprio dall’altro lato della stessa strada in cui si trova il Vescovado. Il Dormitorio e la Mensa, sono stati riattivati grazie ad una nuova gestione che vede la collaborazione della Caritas di Saluzzo con l’Associazione AVASS, la Comunità Cenacolo e la comunità francescana di San Bernardino con Frate Andrea Nico Grossi a gestire il servizio Mensa

“La Caritas ha come vocazione che viene attinta proprio dal Vangelo, quella di dare il cibo, dove riposare, dove poter trovare abiti nuovi e poter curare il proprio corpo. È la vocazione del Buon Samaritano che ci interpella come Chiesa e come credenti. Questo è il profondo significato di continuare la missione della struttura che genericamente chiamiamo Dormitorio e la Mensa dei bisognosi, per rispondere al mandato di Gesù. La speranza che i giovani possano anche loro aggregarsi nelle diverse attività perché il Vangelo sia un Vangelo vivo, un Vangelo che si concretizza nelle scelte della vita. Ognuno si senta invitato a dare il proprio aiuto o contributo affinché questi ospiti che la Bibbia definisce Angeli accolti siano sostenuti da tutta la comunità diocesana”.

Sarà inaugurata giovedì 25 marzo alle ore 11 la rinnovata Casa di Pronta Accoglienza in corso Piemonte 63 dove la Caritas di Saluzzo, per volontà del Vescovo, Monsignor Cristiano Bodo, ha riaperto il Dormitorio per l’accoglienza di persone indigenti, unito ad un servizio Mensa.

Carlo Rubiolo, direttore della Caritas: “Dopo il cambio di gestione dall’Associazione Papa Giovanni XXIII alla Caritas direttamente il 25 marzo ci sarà l’inaugurazione della Casa di Pronta Accoglienza che sarà intitolata a Mons. Bona (Vescovo di Saluzzo prima di Mons. Guerrini) e contemporaneamente una piccola cerimonia di intitolazione dello spazio polivalente nel cortile di Corso Piemonte 56 ad Anna Maria Olivero Busso che è stata in passato direttrice della Caritas per 10 anni. La Casa di Pronta Accoglienza è uno dei servizi più importanti della Caritas perché risponde ai bisogni di persone che si trovano in situazioni drammatiche non avendo un tetto sotto il quale trovare riparo. Per lo svolgimento del servizio dobbiamo ringraziare la generosità della Comunità Cenacolo che garantisce la vigilanza notturna e del Convento di San Bernardino che con Frate Andrea Nico Grossi assicura la presenza di una figura che gestirà la Mensa. Facciamo appello alla generosità dei Saluzzesi che vorranno sostenere l’attività della Mensa con la donazione di prodotti alimentari. Saranno particolarmente graditi i prodotti dell’orto”.

La Casa di Pronta Accoglienza, intitolata a Mons. Bona, potrà ospitare 11 persone, tutti uomini, al secondo piano dove si trovano camere singole e doppie, servizi igienici, uno spazio lavanderia e una piccola stanza adibita a cappella per la preghiera. Al piano terreno si trovano il refettorio e la cucina dove saranno cucinati i pasti distribuiti agli ospiti del Dormitorio e a persone indigenti individuate dal Centro di Ascolto e dagli altri servizi Caritas, negli spazi del cortile esterno dove sono stati allestiti tre grandi gazebo per ottemperare alle restrizioni anti-Covid. Gli ospiti del Dormitorio potranno entrare la sera alle 20 per raggiungere il loro posto letto e uscire al mattino dopo la colazione, mentre la distribuzione dei pasti (pranzo e cena) avverrà esclusivamente all’esterno.

La Caritas interverrà con i suoi volontari mentre la Comunità Cenacolo assicurerà la presenza, anche in orario notturno, di due volontari tra i giovani e gli adulti che ha aiutato ad attraversare un percorso di cambiamento per contrastare dipendenze da alcol, droghe o gioco d’azzardo. A coordinare la Mensa, sarà Frate Andrea Nico Grossi, 51 anni, arrivato da Parma dove gestiva un servizio di distribuzione pasti da 150 coperti giornalieri.

“Dare un pasto è un modo per prendersi cura delle persone, creare un legame – spiega Frate Andrea. Riportare le persone in relazioni umane “belle” aiuta a smuovere anche le situazioni più difficili, di povertà non solo economica, ma anche umana. I Frati servono non solo per distribuire cibo, ma per creare un luogo di accoglienza evangelica. Un pasto curato e un luogo accogliente aiutano ad “abbassare le difese” di persone che a volte sono aggressive solo perché abituate a doversi sempre difendere.

c.s.