«Bra è un modo di stare al mondo»

Lo sceneggiatore e regista Stefano Sardo vive da 19 anni a Roma, dove ha appena finito di girare il suo primo lungometraggio

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Stefano Sardo è un braidese a Roma: molto legato alle sue origini, ma al tempo stesso im­merso nella realtà capitolina da anni. Un uomo di musica e di cinema con cui abbiamo parlato di presente, futuro e anche un po’ del suo passato sotto la Zizzola.

Stefano, partiamo dal film “Una relazione” appena terminato…

«Sognavo di cimentarmi nella regia di un film da sempre. Dopo anni passati a scrivere copioni per altri registi ho pensato fosse arrivato il momento di fare questo pas­so. Insieme alla mia ex, Valentina Gaia, anche lei braidese, ho scritto questa storia molto intima e personale che racconta la fine di una storia d’amore. Cinque anni fa ho fondato una società di produzione che si chiama “Night­swim” e abbiamo prodotto il film insieme ad Ascent Film. Di “Una relazione” sono quindi sia regista che sceneggiatore e produttore, e in parte anche musicista».

Certo non è stato un periodo semplice per esordire…

«L’emergenza Covid-19 in atto ha complicato l’esperienza; abbiamo anche avuto un caso di contagio sul set, asintomatico, per fortuna, che oltre a molta preoccupazione ci ha costretto a posticipare la fine delle riprese di 20 giorni. Ma non mi lamento, è stato comunque una fortuna poter lavorare co­munque nonostante la pandemia. Mi ha tenuto occupato e a tratti è stato divertente, a dispetto di quanto accadeva intorno a noi. O­ra lo stiamo montando, a un certo punto andrà su Amazon Prime Video ma prima al cinema, se va tutto bene, penso do­po l’e­sta­te 2021. È la storia di due persone che decidono di la­sciarsi dopo 15 anni rimanendo a­mici. Più precisamente racconta i 45 giorni che vanno da quando an­nunciano il proposito agli amici a quando prendono atto che non è così semplice, perché nessun cambiamento può davvero essere indolore. Si tratta di un “romance”, una commedia sentimentale am­­bientata a Roma, con una punta di malinconia. Parla dei 35-40enni di oggi, la generazione che più di tutte ha faticato ad assumersi il carico dell’essere adulti. Va­len­tina Gaia realizzerà anche le mu­­­siche con un altro braidese, An­drea Bergesio. Un progetto con molte ispirazioni braidesi, insomma».

A proposito di Bra, che pensieri le evocano queste tre lettere?
«Bra è casa mia, ci sono stato per un sacco di tempo. Con la mia società sto pensando di produrre un documentario su “Le Macabre” realizzato da Luca Busso. Sono cresciuto lì dentro, due decadi di presenza fissa, in pratica. Col direttore artistico del locale Luca Busso ho fondato Corto in Bra portando un pezzo di cinema sotto la Zizzola. A un certo punto poi ho deciso di andarmene. Quando torno a Bra oggi trovo una città molto cambiata, piena di studenti universitari. “C’è più mondo”, non so se rendo l’idea. Io conosco sempre meno gente, perché molti amici di un tempo si sono trasferiti, altri hanno messo su famiglia. Mi sento a casa e no, allo stesso tempo. Però c’è la mia famiglia, i miei fratelli sono tornati all’ombra della Zizzola. Non mi sento del tutto romano, nonostante viva a Roma da 19 anni, mi porto dentro un certo modo di stare al mondo».

19 anni di Roma sono tanti!
«Roma mi ha dato l’opportunità di fare il lavoro che sognavo. Con molti sacrifici e molta tenacia, ci so­no arrivato, e sono grato a Ro­ma per come mi ha accolto. La sua luce e la sua aria mi hanno sempre restituito una sensazione positiva. Nella Capitale sono nate molte amicizie, ho conosciuto persone in gamba e a cui voglio be­­ne. Ogni tanto mi fanno arrabbiare alcuni aspetti della cit­tà, una certa incuria su tutto, però non mi sono mai pentito di viverci».

Parlando di musica, che fine hanno fatto i Mambassa?
«Sono dove è giusto che siano: a riposo! Abbiamo fatto 6 dischi che, dato il nostro volume di pubblico, sono quasi troppi. Ab­biamo ottenuto tutto il possibile da un’avventura che ci ha consentito di mettere la testa fuori da Bra. Per me che sono lontano e lavoro un sacco in altro ambito, è quasi impossibile continuare ad avere una doppia vita musicale. Pen­so che i Mam­bassa abbiano fi­nito il loro corso, però, dato che ci vo­gliamo bene, magari fra qualche an­no, se capitasse l’occasione, qual­­­cosa po­tremmo decidere di far­lo. Mi manca stare su un palco, ma l’ho fatto in passato, va bene così».

Cosa vede nel suo futuro?

«Lavoro in un settore che vive un momento un po’ schizofrenico. Mentre tutta l’economia si contrae, il mondo dell’audiovisivo vive un enorme “boom”. Anni fa Sky ha cominciato a produrre in Italia, poi Netflix, Amazon, ora è arrivato Disney Plus e stanno per arrivare altre piattaforme. C’è un grande fermento e ho un sacco di progetti in cantiere, tra film e serie. Inoltre ho un romanzo che deve uscire ad aprile, scritto a quattro mani con Valentina, dal titolo “Una relazione”, come il film. Pur in un contesto difficile, per me è un momento molto stimolante. Lavoro con persone di talento e questo mi “gasa” parecchio. Come dicono a Roma, “mi fomenta”».