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La leggenda (vera) del pianista biologo

La musica benefica del biellese Emiliano Toso «Vi racconto il miracolo in sala operatoria»

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Si discute tanto di scienza, in tempi di coronavirus, tra convinzioni e speranze. E poi accade qualcosa che va oltre: un neurochirurgo coraggioso chiede a un musicista biologo molecolare di suonare il suo pianoforte intonato a 432 Hertz (la frequenza della guarigione) in sala operatoria, per accompagnare con la sua musica dolce l’intervento chirurgico su un bambino di dieci anni, sottoposto all’asportazione di due tumori al midollo spinale. E il miracolo si compie, l’intervento riesce perfettamente, in una sintonia che avvolge tutti.
È accaduto pochi giorni fa all’Ospedale Salesi di Ancona. Lo studioso e musicista biellese Emiliano Toso ci racconta alcuni dettagli di quella magia. «È stata un’esperienza inaspettata, io con i miei quattrocento chili di pianoforte, in una sala operatoria. È stato bello sentirsi parte dell’équipe». Un’atmo­sfera speciale fin dalla fase preparatoria: «È stato un intervento “umanizzato”, il giorno prima abbiamo anche incontrato il ragazzo assieme ai genitori, abbiamo stretto un patto di fiducia dicendo che avremmo fatto tutto il nostro meglio. Io non sapevo esattamente cosa… Il bambino mi ha detto che stava ascoltando la mia musica, un po’ pallosa, preferiva l’heavy metal… Ma la apprezzava perché lo aiutava a dormire». Poi Toso si è concesso una lunga passeggiata nei boschi: «Un’ora prima che il bambino entrasse in sala operatoria, ho creato una musica estemporanea e poi ho scelto i miei brani come il cuore mi suggeriva. Trovarmi in prima fila, assieme all’equipe e vicino al bambino è stato qualcosa che non mi aspettavo. Credevo di restare separato, anche per non vedere il sangue… Invece ho partecipato attivamente, ho sentito la stessa responsabilità del chirurgo che per quattro ore al microscopio ha lavorato con grande precisione sul midollo spinale». L’esito è stato eccellente e Toso ha avuto un ruolo importante: «I chirurghi mi aggiornavano nel corso dell’operazione, alla fine mi hanno detto “metti qualcosa di forte” perché tutto stava andando bene e volevano celebrare la conclusione. Dal punto di vista scientifico, la conferma è arrivata dagli strumentisti che seguivano l’elettroencefalogramma: evidenziava come il cervello del ragazzo, nonostante l’anestesia, avvertisse il flusso della musica. Quindi durante l’intervento mi chiedevano di fermarmi e ripartire. Ogni volta il cervello reagiva. Il bambino è uscito subito dalla terapia intensiva e si è alzato in piedi, l’équipe mi ha detto di aver lavorato con più armonia del solito».
Sono autentiche scoperte anche per Emiliano Toso che, nonostante il suo percorso nella biologia molecolare, ammette: «Fino a cinque anni fa non sapevo neanche che la musica avesse effetti sulle cellule, non credevo che si potesse incontrare con la musica. Tornando all’intervento, saranno interessanti i risultati degli esami del sangue sul bambino e sull’equipe per come in quelle 4 ore ha lavorato».
In ambito chirurgico più di mille sale operatorie negli ospedali stanno utilizzando le playlist e la Translational Music di Emiliano, così come per la riabilitazione, in ostetricia, nei reparti Covid. Mai però la musica era risuonata in diretta durante un intervento chirurgico. «Il professor Trignani assieme al direttore dell’Ospedale di Ancona è venuto nel mio camerino dopo una serata. Mi hanno detto che gli era venuta un’idea un po’ pazza, mi volevano con loro». L’idea era giusta. E dimostra come sia giusto non fermarsi alle evidenze, coltivare dubbi e curiosità, pensare oltre. Senza limiti. Un messaggio quasi ribelle, di questi tempi. «In fondo è la lezione della mia vita: fino a 40 anni ho cercato di capire come funzionano le nostre cellule senza mai pensare di far entrare in questo campo la mia passione per la musica. Poi la vita, senza che lo decidessi, mi ha spinto verso nuovi territori. Quelli dove sono richieste la fiducia e la curiosità che hanno i bambini quando si rotolano nella sabbia, al mare. Dobbiamo osare, uscire dalla scatola. La scienza si può unire all’arte e viceversa. Finora scienziati e artisti hanno seguito percorsi indipendenti, ora invece voglio celebrare questa nuova frontiera, la possibilità di unire i linguaggi universali». Il Covid, paradossalmente, può aiutare l’uomo a cambiare visione: «È un momento di ascolto e di consapevolezza».
In uscita c’è “Waterlife”, un video musicale girato in estate a Venezia con Beatrice Car­bo­ne, prima ballerina della Scala, sotto la regia di Gabriele Fonseca. «Nascita e rinascita, il ciclo della vita che si conclude con la morte per poi ripartire, come dopo questa crisi così profonda. Ma che rappresenta una nuova opportunità, dove nulla avviene per caso. Esserne consapevoli vuol dire vivere meglio». Anche le melodie a 432 Hertz aiutano a vivere meglio. Toso invita chi partecipa ai suoi concerti a sdraiarsi sotto la cassa del suo pianoforte per entrare direttamente dentro alle vibrazioni benefiche, vivendo un’esperienza indimenticabile di meraviglia e magia.
«La mia musica? La definisco un mare di cellule sotto un cielo di note, dove si crea un ciclo di scambio continuo, che non si esaurisce mai. È una musica che serve per unire. Ed è esattamente quello che ho sentito in sala operatoria, dove si era creato un cerchio di armonia perfetta. L’uomo lo aveva capito già migliaia di anni fa: ha sempre portato la musica con sé, sentendo di non poterne fare a meno. Oggi la scienza porta conferme a quella intuizione».