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«PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE»

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Francesco Risso dell’Asl Cn1 mette in evidenza i rischi a cui è esposta la popolazione adolescente

«È importante affrontare le patologie derivanti dai disturbi alimentari, perché sono la prima causa di morte in età adolescenziale, per suicidi o per problematiche nutrizionali». Parole del direttore del dipartimento di salute mentale interaziendale dell’Asl Cn1 Francesco Risso, che da 17 anni segue il Centro per i Disturbi del comportamento alimentare di Cuneo.

Spiega: «Siamo partiti come ambulatorio nel 2003, cinque anni prima che arrivassero le linee guida della Regione. Volevo fortemente il centro; poi è arrivato il dottor Giuseppe Malfi, che alle Molinette si occupava di questi aspetti, e si è sviluppato un progetto che prosegue da 17 anni, grazie anche al coinvolgimento di altre figure professionali». Oggi sono sette le persone che lavorano a tempo pieno nel Centro Dca di Cuneo: tre psicologhe, un’infermiera, una Oss e due psichiatre.

«C’è una costante e proficua collaborazione con la struttura di dietetica e nutrizione clinica del “Santa Croce” diretta da Giuseppe Malfi, con il servizio psicologia diretto da Maurizio Arduino e con la psicologa Donatella Galliano». Nel 2019, le visite ambulatoriali al Centro sono state 1.368, le prime visite 109 e le assistenze ai pasti 1.537.

Numeri importanti, come conferma Risso: «Il nostro centro è diventato una realtà consolidata, tra le tre attive in Piemonte, insieme al centro ospedaliero delle Molinette di Torino e a quello di Lanzo Torinese. Sono troppo poche, ma per fortuna se ne sta comprendendo l’importanza e qualcosa si sta muovendo.

Serve un team multidisciplinare adeguatamente formato che prenda in carico questi casi, spesso anche molto gravi. L’età più critica? Quella adolescenziale, ma a volte i sintomi possono manifestarsi prima: per questo è fondamentale la collaborazione con la neuropsichiatria infantile, che a Cuneo è molto proficua.

Sono più soggette le ragazze, anche per colpa dei “modelli” che la società esprime ormai da vent’anni: un modello di donna che in soggetti vulnerabili, con bassa autostima e magari una tendenza al perfezionismo, può provocare questi problemi. Parliamo di ragazze che in molti casi vanno bene a scuola e che sembrano essere prive di particolari problemi.

In alcune occasioni anche per le famiglie coinvolte è difficile capire e accettare malattie del genere: per questo proponiamo una serie di attività rivolte anche ai familiari».