«In Giordania nel nome della fratellanza»

L’insegnante Celestina Turco ha lasciato Beinette per dedicarsi alla cooperazione in un Paese dove convivono culture diverse

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Dalla provincia di Cuneo alla Giordania per scoprire e conoscere culture e religioni diverse: questo il lungo viaggio che ha intrapreso Celestina Turco e che noi della Rivista IDEA abbiamo voluto ripercorrere intervistando la protagonista. Dopo aver lavorato per molti anni come maestra, la donna cuneese ha deciso di la­sciare Beinette per assecondare il suo desiderio di aiutare le persone più bisognose. Lo ha fatto grazie al Movimento dei focolari, che l’ha portata prima a viaggiare in tutta Italia e poi a trasferirsi in Medio Oriente.

Celestina Turco, quando si è trasferita in Giordania? E perché?
«Da quasi sei anni vivo a Fuheis, un piccolo paese alle porte di Amman, la capitale. Mi sono trasferita qui nel luglio del 2014 seguendo il Movimento dei focolari, una corrente di rinnovamento spirituale o “il nuovo popolo nato dal Vangelo”, per definirlo con le parole della fondatrice, la docente e saggista italiana Chiara Lubich».

Vuole parlarci del Movimento?
«Questa realtà, nata a Trento nel 1943, promuove, attraverso preghiera e dialogo, opere di cooperazione con l’obiettivo di far raggiungere unità e fratellanza a culture e religioni differenti. Sia­mo una grande famiglia, composta da cristiani di diverse chiese, fedeli di altre religioni e persone di convinzioni non religiose».

Al suo arrivo in Medio Oriente, che situazione ha trovato?
«La Giordania, da tempo, porta avanti una valida politica di accoglienza, in particolare nei confronti di palestinesi, siriani e iracheni: è un popolo generoso. È molto attiva la Caritas, presso la quale operano diverse persone legate al Movimento».

Come ha impattato il Covid-19?
«Al momento, i contagiati sono circa 400 e i deceduti otto, a fronte di una popolazione che conta 10 milioni di persone. Ora la curva di diffusione del virus è piatta: gli ultimi casi si sono registrati vicino alle frontiere e han­no riguardato soprattutto autotrasportatori».

Quali misure contenitive sono state assunte?
«A inizio marzo, sono stati chiusi i collegamenti con i Paesi in cui si stava diffondendo il Covid-19, inclusa l’Italia. Non sappiamo ancora quando verranno riaperte queste tratte. A inizio emergenza, il governo si è prontamente adoperato per garantire il rimpatrio dei connazionali, i quali, una volta giunti negli aeroporti giordani, sono stati sottoposti ai dovuti controlli e ospitati in appositi alberghi predisposti per l’isolamento preventivo di 14 giorni. Il 20 marzo è stato istituito il coprifuoco: abbiamo avuto il tempo di fare provviste e nei giorni successivi il governo ha fatto in modo che lungo le strade si potessero acquistare, all’occorrenza, acqua e pane. Non era consentito neppure recarsi al supermercato».

E nella fase successiva?
«Gradualmente, sono stati riaperti negozi di alimentari e farmacie, non i centri commerciali o le grandi catene. Nei negozi è consentito entrare uno alla volta; non c’è obbligo di indossare guanti e mascherine. Da alcuni giorni ci si può spostare anche con l’auto, a targhe alterne; prima potevamo uscire solo a piedi e chi vive lontano dai negozi usufruiva delle consegne a domicilio. Le scuole sono state chiuse da subito, organizzando lezioni online e anche ai lavoratori è stato chiesto, quando possibile, di stare a casa. Dopo il coprifuoco iniziale ci era stato consentito uscire dalle 10 alle 18, per motivi di comprovata necessità o per andare a fare la spesa; ora il blocco è stato ridotto di due ore e si può uscire a partire dalle 8 di mattina. Per limitare al massimo gli spostamenti il venerdì e il sabato, che per i musulmani sono giorni festivi, il “lockdown” è totale; lo stesso sarà ogni venerdì per tutta la durata del Rama­dan. Alle 18 suona la sirena e tutti devono rientrare presso il proprio domicilio; le pene sono molto severe, oltre alla multa, infatti, si rischia un anno di detenzione».

Come ha reagito la popolazione?
«In generale c’è rispetto per le regole, ma chiaramente non tutti vivono questo confinamento nel­lo stesso modo: ci sono persone che hanno difficoltà economiche e che vengono aiutate dalla Caritas, che in questo periodo è in prima linea più che mai».

C’è un’azione solidale che l’ha colpita particolarmente?
«Il nostro parroco, che usciva a consegnare provviste alle famiglie in difficoltà, ha ricevuto significative offerte da persone abbienti che hanno donato cibo e beni di prima necessità. Vedere tanta collaborazione dona speranza, soprattutto in momenti come questo. Noi del Movi­mento dei focolari abbiamo organizzato momenti di preghiera online, assistendo a una grande prova di condivisione, non solo tra cristiani e musulmani, ma davvero tra tutte le comunità religiose presenti».