Da Beinette a Barcellona: la Spagna del Coronavirus nel racconto di Aurora (FOTO E VIDEO)

Abbiamo contattato telefonicamente Aurora Baudino, che vive a Barcellona, per avere uno sguardo sulla Spagna nei giorni del lockdown.

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La Rambla di Barcellona deserta, come le sue spiagge: forse questo è il simbolo più forte dei cambiamenti che ha imposto il Coronavirus.

Eppure anche in Spagna nella città delle grandi opere di Gaudì il tempo sembra essersi fermato, come racconta Aurora Baudino, che da Beinette si è trasferita per lavoro a Barcellona.

Da quanto tempo ti sei trasferita in Spagna e perché?

«Sono qui da due anni e sette mesi, abito a Barcellona. Mi sono trasferita perché cercavo un’esperienza di lavoro all’estero, dopo aver inviato il curriculum in Francia, Germania e in altri paesi, ho ottenuto risposta da un’azienda spagnola che opera nel settore turistico, una start-up che offre un software per case vacanze e quindi ho deciso di venire a vivere qui»

Alla fine anche la Spagna ha dovuto adottare delle misure restrittive per prevenire la diffusione del Covid-19, come è stata affrontata la situazione?

«Il lockdown qua è iniziato 14 marzo, anche se il primo caso di Coronavirus risale al 25 febbraio. E’ passato parecchio tempo prima che venissero adottate misure restrittive. Inizialmente c’era un po’ l’idea che il virus stesse colpendo solo l’Italia, dicevano che la sanità non era pronta e il paese non aveva risposto in maniera adeguata, sembrava che qua non dovesse mai arrivare. Diciamo che il capro espiatorio è stato prima la Cina, poi l’Italia. Da quando è stato dichiarato lo stato di emergenza sono state chiuse a poco a poco le varie attività: prima teatri, stadi, locali, bar, poi è stata la volta delle palestre e degli uffici. Nelle mia impresa lavoriamo in modalità smart working dal 12 marzo, fortunatamente sono stati previdenti e hanno anticipato quello che poi è diventato obbligatorio per legge».

Qual è la situazione attuale?

«Ora le cose sono un po’ cambiate perché la chiusura doveva essere di due settimane, ma il governo continua a procedere con proroghe. Proprio oggi hanno dato notizia che il lockdown perdurerà fino al 26 aprile. Le persone possono spostarsi anche qui solo se strettamente necessario, quindi per motivi di lavoro o se devono assistere malati o anziani. Non c’è bisogno di un certificato come in Italia, si può trovare un modello su Internet, ma non è obbligatorio e ne può fornire uno anche l’azienda per cui si lavora. Se si va in giro senza motivazione però la polizia ha la facoltà di arrestarti. Le persone non possono andare nelle seconde case, non si può andare in spiaggia, i trasporti pubblici sono limitati, gli orari sono  stati modificati, in macchina si può andare massimo due persone alla volta, invece una se si prende il taxi»

La città e la vita delle persone come sono cambiate?

«Quello che personalmente mi colpisce di più è vedere ogni mattina dal balcone la strada vuota, non vivo in una zona super trafficata, ma Barcellona è una città molto viva, vederla cosi è impressionante. Quando vado al supermercato e sono in coda, soprattutto all’inizio, vedevo che la gente era in panico totale, i video sulla mancanza di carta igienica circolati in rete sono veri, è successo anche qua. Si sono mobilitati tutti per arraffare beni di prima necessità, come se si stessero preparando ad affrontare una guerra. Mi è capitato all’inizio di dover fare un’ora e mezza di coda, entriamo 10 alla volta nei supermercati, ma non c’è obbligo di guanti e mascherine, anche se l’utilizzo è fortemente consigliato»

Le persone rispettano le disposizioni del governo?

«In generale sì. Qua inizia già a fare caldo, c’è il Sole, ma vedo che gente che prima andava a correre o in spiaggia si riorganizza per fare queste attività in terrazza, come si vede dai video. Io ora non potendo andare in palestra ho riconvertito il salotto per fare esercizio fisico lì».

In Italia quando è iniziato il lockdown molti hanno organizzato dei piccoli flashmob dai balconi, è successo qualcosa di simile anche lì?

«Flashmob veri e proprio qua non sono stati organizzati, però ogni sera alle 20 si fa l’applauso per i sanitari. In altre zone qualcuno canta, ieri ho fatto un video ai miei vicini che hanno cantato suonando la chitarra, non è proprio un flashmob ma le iniziative dei singoli ci sono»

Lavori da casa già da qualche settimana, come è la situazione per le aziende in questo momento?

«La mia azienda mi ha dato la possibilità di potarmi a casa tutte le attrezzature, ma operando nel settore turistico è tutto bloccato. La scorsa settimana hanno licenziato 13 persone nella mia azienda e io come altri usufruiamo delle Erte, che corrisponde alla cassa integrazione: ridotto dell’80% percento l’orario di lavoro e lo stipendio. Molte aziende qua hanno dovuto licenziare personale, anche se ora c’è una legge che impedisce di licenziare per motivi legati al Coronavirus, rivalendosi sull’utilizzo della Erte».

Hai pensato di tornare in Italia?

«Sì, molte volte. Fare la quarantena in un paese straniero è difficile, mi manca molto la famiglia, è normale. Vivo con altre due persone, ma mi sono trasferita in questo nuovo appartamento soltanto a inizio anno e quindi non conosco ancora così bene i miei due coinquilini. Patisco molto il fatto di non poter uscire, non avendo un giardino mi manca stare all’aria aperta.

Ora i voli sono limitati e molto cari, anche se vorrei essere con i miei genitori, ho deciso che la soluzione migliore è rimanere qua, un rientro nelle attuali condizioni prevederebbe molti scali e nessuno può garantirmi di non correre rischi nel tragitto,  non voglio mettere a rischio nessuno, soprattutto i miei genitori,  non me lo perdonerei mai. Quindi preferisco aspettare, appena finirà tutto tornerò a casa da mamma e papà»

Il Coronavirus ha fermato anche Barcellona…

«I contagi della Spagna stanno raggiungendo i  livelli italiani, sono molto alti. Oggi la tranquillità di essere in un posto sicuro ha lasciato il posto alla paura. Anche qui mancano posti letto negli ospedali, la sanità non è di certo migliore di quella italiana, stanno richiamando i medici in pensione perché c’è carenza di personale. Solo in Catalunya sono stati registrati 24.700 casi di contagio e 2.500 morti, è una delle parti più colpite insieme all’area di Madrid. La proroga del lockdown ora è fino al 26 aprile, io personalmente sto patendo proprio il fatto di essere limitata nelle azioni, non poter stare all’aria aperta, anche se lavorare da casa mi aiuta. Poche settimane prima dello scoppio dell’emergenza mi ricordo che stavo tornando a casa da lavoro, io abito nella zona dell’arco di trionfo, e ho pensato “quanta gente che c’è a Barcellona, è bello vedere artisti di strada, turisti, gente che fa sport”, si sentiva la vita scorrere e mi sono sentita felice. Mi piacciono i posti dove passa la gente di tutto il mondo, lo apprezzo molto, perché è una realtà totalmente diversa da Beinette e quel giorno ho pensato di essere fortunata a vivere a Barcellona, ora sembra un deserto, è molto strano. La speranza è quella che torni tutto alla normalità il prima possibile».