Natale di incontro alla Scuola dell’Infanzia Gianni Rodari di Bra (FOTO)

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO la lettera da una mamma, che racconta la festa di Natale dei bimbi

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Una “scuola di pace”. Così vuole essere la scuola dell’infanzia Gianni Rodari, e così l’hanno definita le maestre nel discorso introduttivo allo spettacolo di Natale che i piccoli allievi, guidati dal lavoro silenzioso e prezioso delle insegnanti, hanno voluto regalarci, il 16 e 17 dicembre 2019.

Una scuola di pace che parte dalle maestre, con la scelta, che ad oggi può sembrare assurdamente coraggiosa, di inserire nell’esibizione di un coro di bambini multietnico un canto religioso, con una simpatica Madonna che va al mercato e affida il Bambino Gesù agli angioletti. Questo perché le maestre ci dicono di credere fermamente “che la religione non deve assolutamente essere oggetto di divisione, come purtroppo troppo spesso accade”, e tolleranza non significa nascondere una realtà anche culturale che spesso si pensa boicottata dagli “altri” solo perché non viene loro proposta.

E poi una scuola di pace che parte dai genitori, che quest’anno in modo particolare hanno risposto con entusiasmo e attiva collaborazione al progetto dei loro rappresentanti a creare qualcosa INSIEME, per i propri figli ma anche per quelli degli altri, perché questo è fare comunità, questa è cittadinanza, questo è Natale nel senso più umano del termine.

E allora ecco un canto all’insegna dell’incontro: sulla base di un testo di Michael Jackson, “Heal the world”, che invita a creare un mondo migliore, genitori italiani, rumeni, albanesi, marocchini si sono incontrati per tradurre strofe in altre lingue, insegnarsi le rispettive pronunce, provare insieme, in un clima divertente e commovente al tempo stesso. Perché si sentiva che si stava facendo qualcosa di speciale, qualcosa di coraggioso in questi tempi in cui è più facile scegliere la via del sospetto e della diffidenza reciproca.

Ma la collaborazione è stata davvero di tutti: maestre pronte a “sponsorizzare” l’idea dei rappresentanti e a coinvolgere quanti più genitori possibile; collaboratrici scolastiche disposte a spiegare i cartelli all’ingresso, benché sempre tradotti nel maggior numero possibile di lingue, ai genitori stranieri in difficoltà nel comprendere che cosa si stesse chiedendo; e poi ancora mamme e papà di origine straniera ma più ferrati con l’italiano che fanno da traduttori, da mediatori culturali, da supporto indispensabile per i rappresentanti che vogliono raggiungere tutti coloro che vogliano lasciarsi coinvolgere.

E si crea una rete, una rete viva, pulsante, di scambio, di confronto, di dialogo. Perché la scuola è questo: non un parcheggio per i figli mentre si è al lavoro, non una “nemica” dal linguaggio indecifrabile, ma una mano tesa alle famiglie per costruire insieme qualcosa di grande: un pezzo dell’educazione, della formazione, della crescita sana dei nostri figli, fatta anche di quella cittadinanza vera che parte dal migliore dei metodi didattici: il buon esempio.

Una scuola di pace quindi alla Rodari, all’insegna dell’unica soluzione possibile: INSIEME. Una parola semplice e vera. Come i bambini.

UNA MAMMA