Speciale Alluvione 1994 – L’ex Sindaco Felice Boffa ricorda la furia del Tanaro e il salvataggio di Gianpiero Ballauri (VIDEO)

Felice Boffa, Sindaco di Piozzo nel 1994, salvò il giovane clavesanese Gianpiero Ballauri dalla furia dell'acqua

0
1101

Sono passati ormai 25 anni dal 5 e 6 novembre di quel 1994 che mise in ginocchio molti paesi della Granda.

La furia del Tanaro e le sue acque nella sola provincia di Cuneo strapparono la vita a 29 persone, nei comuni di Ormea, Garessio, Priola, Bagnasco, Nucetto, San Michele Mondovì, Santo Stefano Belbo, Ceva, Bastia Mondovì, Clavesana, Farigliano, Piozzo, Monchiero, Narzole ed Alba.

A Piozzo le vittime furono sette, una vita venne risparmiata grazie all’intervento dell’allora Sindaco, Felice Boffa, che, legandosi con una corda a un trattore si calò nel fiume per prestare soccorso al giovane Gianpiero Ballauri di Clavesana.

Nel fondovalle del paese crollò una parte del ponte Maccagno e molte macchine precipitarono in acqua; all’indomani del dramma non venne consegnato nessun riconoscimento a Boffa per il suo eroico gesto, anzi, ricevette una denuncia per non aver chiuso la strada (la magistratura giudicante lo assolse pienamente, ndr).

Felice Boffa Sindaco di Piozzo nel 1994

Il gesto compiuto da Felice Boffa mostra una grande umanità, lui, primo cittadino, non esitò un attimo a mettere a rischio la sua vita per salvare quella di Ballauri. Lasciando da parte le cariche istituzionali, i titoli e la burocrazia, Boffa è soprattutto un uomo che, senza attrezzature particolari, si è calato legato a una corda per salvare la vita di un altro.

Nel suo racconto vivido di quei momenti attribuisce il merito quasi al caso, «Era lì già da parecchio tempo, da solo era già riuscito a trascinarsi via dalla furia dell’acqua, poi un trattore che passava di lì si fermò per un guasto, se non fosse accaduto tutto questo prima, probabilmente nessuno lo avrebbe visto…».

Dal passato ci ripromettiamo sempre di imparare, per prevenire che certe tragedie non accadano più, ma quando la natura, che troppo spesso l’uomo cerca di ingabbiare, si scatena non ci sono mai barriere abbastanza forti, come ci ha spiegato Boffa: «Il fiume è come un orso che dorme, ti puoi avvicinare, stargli vicino, cercare di “contenerlo”, ma quando si risveglia in un attimo si riprende tutto lo spazio che gli è stato rubato».

Che cosa rimane, oggi, di quei momenti nei ricordi delle persone che hanno vissuto in prima persona quei terribili momenti?

Ecco le parole di Felice Boffa ai nostri microfoni: