Lega (Nord)-Cuneo: certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano

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La Lega è la grande vincitrice delle elezioni europee 2019, almeno per quanto concerne le valutazioni relative all’Italia, anche se a livello continentale sarà ancora in minoranza con i suoi alleati sovranisti.

Un successo costruito da Salvini con una campagna elettorale portata avanti fino all’ultima goccia di sudore (fin troppo per i suoi detrattori), con quell’ “io ci metto la faccia” pronunciato nello speciale pre-elettorale da Enrico Mentana che sapeva tanto di investitura a “referendum sulla persona” per questa tornata.

Alla fine, ha avuto ragione, con un dato nazionale poco sopra il 34% ampiamente amplificato a livello regionale piemontese e, più ancora nello specifico, nella provincia di Cuneo.

43,94: storia di un amore mai sopito

Già, Cuneo, quella culla in cui la Lega Nord seppe dondolarsi a cavallo tra la fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo, raccogliendo voti e consensi. Era la Lega Nord di Bossi, Calderoli e Maroni. Ma era soprattutto la Lega Nord del “Roma ladrona” e della lotta allo stato italiano, nell’inseguimento della chimera padana.

Nel 1994, anno del capolavoro dialettico di Berlusconi, che seppe “scendere in campo” dividendo l’Italia in due alleanze (con la Lega a Nord, con An a Sud) arrivò un dato medio nelle quattro circoscrizioni in cui era stata suddivisa la provincia di Cuneo pari al 25% (17 alle europee).

Fu l’inizio della scalata alla Granda del Carroccio, che nel 1996 alle politiche superò il 32% (poco sopra il 10% a livello nazionale, risultato al tempo di alto livello).

Declino e nuovi amori

Dal punto più alto all’inizio dell’allontanamento. La Lega Nord continuò a restare un punto di riferimento per la nostra provincia, ma le cifre iniziarono inesorabilmente a calare. Spuntarono, soprattutto, nuovi ed improvvisi amori: Forza Italia di Berlusconi su tutte nel 1999 (Europee) e nel 2001 (politiche con Lega Nord al 10.74%, ma al 3,94% nazionale), ma anche la Margherita e Lista Emma Bonino, con la provincia che iniziò improvvisamente a strizzare l’occhio anche alla sinistra ed ai radicali, tenuti a distanza per anni.

Nel 2006 uno dei punti più bassi (10,63% in provincia), dopo il quasi-14% alle Europee del 2004, le prime nelle quali si parlò della moneta unica e del suo impatto effettivo. Il biennio 2008-2009 rappresentò il canto del cigno non solo leghista ma dell’intero centro-destra a trazione berlusconiana. Nacque il Movimento Cinque Stelle ed iniziò il grande cambiamento…

(foto Danilo Lusso – Ideawebtv.it)

Volto nuovo e vecchia passione

La scalata pentastellata e l’avvento di Matteo Renzi alla guida del Pd: furono questi i due principali fattori che portarono la Lega Nord al clamoroso 7,25% delle politiche 2013 (4,09% in Italia) e soprattutto al 10,28% delle Europee 2014 (nel 2013 era ancora il Pd di Bersani).

Lì il Carroccio capì che qualcosa andava fatto. Cambiarono i leader e le figure di riferimento, capeggiate dal giovane e rampante Salvini, poi divenuto “il capitano Matteo”, che ridisegnò le linee di una forza per la quale era già pronto il requiem: via il Nord dal nome, via il sogno della Padania unita, via l’attacco a Roma, in favore di un approccio maggiormente nazionalistico e patriottico.

Cambiato anche il colore: dal verde evocativo della pianura padana, al blu, molto più in linea con la tradizione della destra, vero obiettivo salviniano.

La riscossa parte con le politiche dello scorso anno: la Lega è terzo partito nazionale ma conquista il governo e, soprattutto, ritrova un importante 27,39% a Cuneo. L’amore è rinato ed è più forte di prima: la luna di miele è compiuta e trova il culmine nel 43,94% di due giorni orsono.

C’eravamo tanto amati. Ci amiamo di nuovo, dimenticando gli amanti del passato.

 

Legenda

Il grafico, prodotto da Ideawebtv.it, raccoglie esclusivamente i voti ottenuti alle elezioni politiche ed europee della Lega Nord (Lega dal 2018) in provincia di Cuneo. Per le elezioni politiche del 1994, 1996 e 2001 è stata prodotta una semplice media tra i quattro collegi provinciali (Cuneo, Alba, Fossano e Savigliano) allora previsti dalla legge elettorale, così da avere un dato indicativo sulle preferenze attribuite al Carroccio (fonte: elezionistorico.interno.gov.it).