Tanaro, tesoro da salvare: “Abbiamo posto le basi per tutelare l’area e per rilanciarla”

Grande partecipazione alla serata-incontro in cui si è parlato del progetto per la valorizzazione della fascia fluviale

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Grande partecipazione all’evento dedicato alla presentazione dell’inchiesta “Tanaro tesoro da salvare” realizzata del settimanale Gazzetta d’Alba, pubblicata il 2 gennaio scorso e presentata al pubblico venerdì 11 gennaio in sala “Vittorio Riolfo” ad Alba.

Una serata tutta incentrata sul grande fiume. Si è parlato del progetto per la valorizzazione della fascia fluviale a cura del Comune di Alba, ente capofila nell’Accordo di Programma stipulato tra la Regione Piemonte ed i Comuni di Alba, Govone, Roddi, Saliceto, Castelletto Uzzone, Mango, Prunetto, Barbaresco, Castino, Montà, Barolo, Mombarcaro, Bra.

Si è parlato anche di alluvione, dei due ponti, dell’inquinamento, dell’ambiente, della biodiversità, della flora, della fauna, della pista ciclabile, del rapporto della cittadinanza con il corso d’acqua che attraversa la città.

«Negli ultimi 70 anni il fiume ha vissuto tre vite diverse – ha affermato il Sindaco di Alba Maurizio Marello, tra i relatori della serata – La prima fase quando la nostra realtà era contadina, in cui pochi si potevano permettere di andare al mare e le spiagge per il bagno erano quelle del Tanaro. Allora c’era un interesse per il fiume e le famiglie lo frequentavano. Poi abbiamo avuto una seconda vita del Tanaro che ha vissuto lo sfruttamento dell’ecosistema con la rivoluzione industriale ed il boom economico degli anni ’60 – ’70, quando non c’era una sensibilità verso l’ambiente e per questo il fiume, ma anche il suolo sono stati pesantemente attaccati.

Oggi la qualità delle acque del fiume è migliorata perché sono arrivate legislazioni severe sulla tutela ed è stato realizzato un depuratore che è uno dei migliori del Nord Italia. La terza vita è nata dal 1994 in poi. Dopo l’alluvione c’è stata una svolta. Sono arrivati molti finanziamenti, sono stati fatti interventi sul Talloria, sul Cherasca, è stato realizzato lo scolmatore del Riddone, tantissime opere. Non è stato tempestivo l’intervento con un nuovo Piano regolatore. Il nuovo Prg è stato approvato nel 2016. Bisognava interrompere il rapporto sbagliato con il fiume e con le colline. Bisognava tutelarli. Il nuovo Prg ha trovato una forma di riconciliazione con il fiume.

Nel documento è stato individuato un grande parco urbano del Tanaro, un’area da vivere, con attività agricole, attività sportive con cavalli, bici, canoa e altro, ma soprattutto un’area da preservare non solo dalla cementificazione ma anche dal fotovoltaico a terra, ad esempio. Stiamo per firmare un protocollo d’intesa che individua una serie di zone lungo il Tanaro da far entrare nella salvaguardia attraverso le norme regionali. I sindaci dei comuni interessati hanno dato la propria disponibilità. Quindi, anche nel Piano regolatore riporteremo questo. Dal punto di vista normativo abbiamo posto le basi per tutelare quest’area, ma anche per rilanciarla».

Così il Sindaco Marello al dibattito coordinato dai giornalisti di Gazzetta d’Alba curatori dell’inchiesta Matteo Viberti e Francesca Pinaffo.

All’iniziativa è intervenuto anche l’amministratore delegato della cooperativa Erica. Secondo Roberto Cavallo «il fiume è poco vissuto, non c’è un rapporto stretto con la cittadinanza e questo porta più inerti e più rifiuti».

Mentre il geologo Carlino Belloni che ha analizzato le due alluvioni del 1994 e del 2016, all’incontro ha parlato delle rocce presenti lungo il corso d’acqua e del ponte strallato “Caduti di Nassiriya” che attraversa Alba.

Per il naturalista Edmondo Bonelli, «dal punto di vista dell’ambiente, il Tanaro è un posto bellissimo dove non c’è nessuno. Ha dei percorsi molto belli, una pista ciclabile bellissima e non si capisce perché non è frequentato. Dal punto di vista della flora ci sono dei problemi perché è un ambiente modificato ma è un ambiente ricchissimo di biodiversità. Le aree incontaminate sono poche, alcune sono protette altre dovrebbero diventarlo. Il Tanaro è pieno di pesce e questo significa che è un ecosistema vitale. Ci sono specie autoctone. Aumentano le carpe. Rimangono tantissime specie rare, come le trote marmorate. Le anguille sono scomparse, non c’è più il luccio. Sono arrivate specie esotiche come il pesce siluro, c’è il barbo europeo. Nonostante sia pieno di pesce, il Tanaro non ha più pescatori».

Alla serata conclusa con l’intervento saluto del direttore di Gazzetta d’Alba don Giusto Truglia è intervenuto anche il tecnico dell’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) Enrico Rivella.

c.s.