Guida al Voto

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ECCO LE LISTE E I CANDIDATI Parrà banale, ma votare è un diritto/dovere per esercitare il quale occorre aver ben chiaro che cosa possiamo e non possiamo fare una volta entrati nella cabina elettorale. Si va a votare con una legge elettorale nuova, il “Rosatellum”, sistema misto che comporterà delle modifiche rispetto alla modalità si potrà esprimere il proprio voto. Dal punto di vista del meccanismo di attribuzione dei seggi, la nuova legge elettorale ha visto sollevarsi non poche perplessità da più di una parte, dal momento che è ritenuto piuttosto probabile che dal quadro elettorale attuale non esca una maggioranza forte, in grado di presentare un Governo con numeri tali da poter durare. Anche la suddivisione degli elettori nei collegi (di cui abbiamo parlato diffusamente nella pagina precedente) è stata salutata con perplessità da molti. Il fatto di non poter esprimere una preferenza, scrivendo il nome del candidato prescelto, è un ulteriore elemento di disappunto da parte di alcuni. Di contro, c’è, forse, la non particolare complessità nell’esprimere il proprio voto. Riassumendo all’osso, per esprimere un voto valido su ogni scheda basta fare una croce, nel caso in cui si sostenga una lista che si presenta da sola, o al massimo due croci se si sceglie di votare per una lista che faccia parte di una coalizione, senza la possibilità di scrivere alcunché. Partiamo da ciò che non cambia. Il 4 marzo chi andrà a votare riceverà una scheda per la Camera e, chi ha almeno 25 anni, una per il Senato. Con il “Rosatellum” il Parlamento viene eletto in due modi diversi, benché collegati tra loro: l’“uninominale” e il “proporzionale”.“Uninominale” vuol dire che in ogni collegio le coalizioni o i partiti candidano una sola persona, e chi prende più voti tra le persone candidate ottiene un seggio; nel “proporzionale”, invece, i seggi a disposizione vengono divisi in modo proporzionale ai voti presi dalle coalizioni o dai partiti a livello nazionale (purché sia superata la soglia di sbarramento del 3 per cento). Ogni scheda sarà divisa in un certo numero di aree separate tra loro, corrispondenti a ciascun partito o coalizione. I partiti, infatti, si possono presentare da soli o riuniti in coalizioni. In ogni area ci sarà in testa uno spazio rettangolare con un unico nome: si tratta del candidato scelto da ogni coalizione, o partito, nel collegio uninominale di cui il nostro Comune di residenza fa parte. Siccome all’uninominale ogni coalizione deve presentare un solo candidato, può capitare che nel nostro collegio non ci sia il candidato del nostro partito preferito, ma quello scelto dalla coalizione a cui questo partito appartiene. Sotto lo spazio rettangolare ci saranno una serie di caselle con un simbolo di partito e quattro nomi. Sono le singole liste dei candidati dei partiti che formano la coalizione, che a sua volta sostiene il candidato di cui sopra; i nomi sotto al simbolo sono quelli dei candidati di quel partito scelti per il collegio proporzionale. Per esprimere il proprio voto si può barrare il nome del candidato al collegio uninominale e poi scegliere una delle liste che l’appoggiano. Una volta scelto un candidato uninominale, è possibile scegliere solo e soltanto una delle liste che lo appoggiano. Se si sceglie una lista in un’altra coalizione, la scheda verrà annullata. Si può votare una lista, ma non si può scegliere a quale candidato di quella lista dare il vostro voto: la lista dei nomi è solo un’informazione in più. Se poniamo la nostra croce solo su uno dei partiti, stiamo in realtà votando sia quella lista al proporzionale che il candidato di tutta la coalizione all’uninominale. Se invece si barra soltanto la casella del candidato uninominale, i voti saranno distribuiti tra le liste che appoggiano il candidato uninominale in proporzione alle preferenze ricevute dalle liste stesse. I candidati della lista proporzionale, sia alla Camera che al Senato, saranno eletti nell’ordine in cui compaiono sulla scheda. La legge permette le candidature multiple: si può essere candidati in un seggio uninominale e in un massimo di cinque collegi proporzionali. In caso di elezione in più collegi il candidato sarà ritenuto eletto nel collegio uninominale o nel collegio proporzionale dove la sua lista avrà ottenuto la percentuale minore di voti. Occorre tener conto di un altro elemento per capire il funzionamento della legge elettorale: la già citata soglia di sbarramento. Per eleggere candidati nel proporzionale, una lista deve infatti ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale, per la Camera; al Senato lo stesso, ma riceve seggi anche se, fallendo l’obiettivo del 3 per cento a livello nazionale, abbia ottenuto in una sola regione almeno il 20 per cento dei voti. La soglia per le coalizioni invece è del 10 per cento dei voti dell’intera coalizione, a patto che almeno una delle liste che la compongono raggiunga il 3 per cento a livello nazionale. Se una lista che fa parte di una coalizione non riceve il 3 per cento a livello nazionale, non elegge nessun parlamentare: se ottiene però più dell’uno per cento, i voti che ha raccolto sono distribuiti tra i suoi alleati. Sotto l’uno per cento i voti vanno dispersi. Ci si potrà recare ai seggi per votare solo nella giornata di domenica 4 marzo con le urne che rimarranno aperte dalle 7 alle 23. Per le elezioni nazionali lo scrutinio si svolgerà subito dopo il voto. Saranno scrutinate prima le schede del Senato e subito dopo quelle della Camera. Il 4 marzo gli elettori di Lazio e Lombardia voteranno anche per l’elezione dei governatori delle due Regioni.