Origine in etichetta anche per grano, pasta e riso | Il Viceministro Olivero: “Non sono i dazi che servono a tutelare l’economia italiana”

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Il Governo italiano, dopo aver garantito la tracciabilità di carni fresche, frutta, verdura, latte e formaggi, ha introdotto l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della materia prima anche per il grano/pasta e il riso.

 

Sulle confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno essere scritti il Paese di coltivazione del grano e quello in cui viene macinato. Se queste fasi avvengono nel territorio di più nazioni possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture “Paesi Ue”, “Paesi non Ue”, “Paesi Ue e non Ue”. Quando il grano duro viene coltivato per il 50% in una sola nazione, come ad esempio l’Italia, si potrà scrivere “Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue” Per quanto riguarda il riso vanno riportate le nazioni di coltivazione, lavorazione e confezionamento. Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese si può usare la dicitura “Origine del riso: Italia”.

 

Altrimenti valgono le regole di grano/pasta. Le indicazioni dovranno essere scritte sull’etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo così da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili e indelebili. Conoscere l’origine delle materie prime con le quali si producono e confezionano gli alimenti lo hanno ritenuto importante oltre l’85% dei 26.000 cittadini italiani che hanno partecipato alla consultazione on line promossa dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. “Queste nuove norme – sottolinea il viceministro Andrea Olivero – hanno l’obiettivo di valorizzare i prodotti italiani e garantire i consumatori sulla loro provenienza e salubrità. Non sono i dazi che servono a tutelare l’economia italiana, ma quegli strumenti, come l’indicazione di origine in etichetta, capaci di rendere facilmente identificabile la qualità delle nostre produzioni”.