Teatro Toselli, Cuneo: ricordi e citazioni della prima guerra mondiale | «Il milite ignoto», e le tante voci dal fronte. Stagione di prosa cuneese: dopo il monologo di Perrotta sulla Prima Guerra Mondiale, anche il «Cyrano», versione di Ferrini, rievoca i

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La stagione 2016-2017 di prosa del cuneese Teatro Toselli non ha mancato di dedicare serata, giovedì 16 febbraio, con protagonista unico l’attore pugliese Mario Perrotta , al centenario della prima guerra mondiale (che viveva, proprio nel 1917, il suo anno più duro).

Il suo «Milite ignoto», ha rispettato le attese, rivelandosi un intenso monologo lungo oltre un’ora, continuamente parlato, senza incespicare (notevole performance anche di concentrazione), da figura seduta su sacchi di sabbia, come quelli che completavano le trincee, senza camminare, fosse quasi persona che ha perso l’uso delle gambe, od è inchiodato dalla stanchezza, fisica e morale, ma senza rinunciare a muovere le lunghe braccia e a mulinare il torso, a sottolineare i passaggi del discorso, i sentimenti e le emozioni.
Il testo si basa sulle ricerche di Nicola Maranesi e Pier Vittorio Buffa sui tanti diari scritti della enorme massa di combattenti delle «Grande Guerra», per la prima volta in certa parte, almeno basilarmente alfabetizzati (con due o tre anni di insegnamento scolastico usufruito, copiosa è stata anche la quantità di lettere spedite a casa, esaminate dalla «censura»), a cura di Permàr, Archivio Diaristico Nazione, Duel, La Piccionaia.
Efficace si è confermata la scelta di includere, con naturalezza, dialetti ed inflessioni di varie Regioni.

Come il personaggio de «Il nome della rosa» di Umberto Eco, l’ex «dolciniano», che parlava tutte le lingue senza parlarne alcuna, da simile discorso è venuto un italiano credibile di una nazione unita, allora, da appena mezzo secolo (e certe particolarità son vive ancora adesso).
Perrotta non ha rinunciato a fare storia del conflitto, citando molti dati, ma ha avuto cura che fosse visto come dagli occhi di quei poveri fanti sul Carso e sul Piave, con storpiato il nome del neo interventista, ex socialista, Mussolini, critiche feroci ai «generali», ed alle teorie guerriere di letterata futurista…
Il suo parlare senza interruzioni ha ricordato lo stile del recentemente scomparso Premio Nobel Dario Fo, che pure ha ricorso al dialetto (nel suo caso padano, lombardo-veneto, ripreso da scrittori comici rinascimentali, come Angelo Beolco, il «Ruzzante»).
Per il resto assolutamente teatrali, di grande talento e «mestiere», sentito pathos, sono stati i passaggi in cui si mettono in risalto la paura e la disperazione, come prima «dell’assalto», che era prevedibile sarebbe stato carneficina…
Nel salutare Perrotta ha ricordato come in un suo precedente passaggio cuneese, a recitare Molière (in realtà molti presenti rimembravano, i più con piacere, le sue interpretazioni di Ligabue e di opera di Aristofane), siano stati sottratti alla intera sua compagnia, in camerino, portafogli e cellulari. Son cose, non belle, che i cuneesi, generalmente, tendono a pensare che mai possano succedere nella loro città.

In realtà l’episodio è legato ad epilogo felice per l’attore che, recuperate le schede telefoniche, ha visto messaggio arrivato a lui ed alla moglie, proprio in quelle ore, del buon esito di una complessa pratica di adozione all’estero.

 

Sabato sera 25 è toccati ad un «Cyrano de Bergerac» (opera tardo romantica, fine Ottocentesca, del francese Edmond Rostand), spettacolo per la regia di Jurij Ferrini (anche protagonista con Rebecca Rossetti nei panni della capricciosa Rossana e Raffaele Musella in quelli del bel Cristiano, ma tutti molto validi, «in parte» gli interpreti, a incarnare figure francesi del sud, da Angelo Tronca, un altezzoso De Guiche, in «cattivo» non «cattivissimo», valoroso e generoso, in fondo, a Matteo Alì, l’amico capitano Le Bret, detto Carbone di Castelgeloso, a Francesco Gargiulo, un funanbolico Rageuneau…).
Varie sono le versioni di questo ormai «classico», teatrali, cinematografiche, televisive.

In alcune (e questa par una di esse) il valoroso spadaccino guascone seicentesco è uomo complessato da un naso appena più grosso del normale, cui cerca di sopperire con qualità umane, generosità, brillantezza intellettiva, capacità guerriere, coraggio, sogni impossibili (simboleggiati dal voler «arrivare sulla luna»). In altri il naso è davvero abnorme.

Si pensi ai quasi contemporanei, di venticinque anni fa circa, film con Gerard Depardieu e spettacolo teatrale con Jean-Paul Belmondo.
Le versioni italiane hanno teso ad essere più influenzate dalla nostra tradizione di teatro dell’arte, sottolineandone aspetti quasi «macchiettistici», caricaturali, riducendo, del Cyrano, la grandezza patetica e titanica, di orgoglioso sconfitto, prima di tutto dalla vita, senza mai arrendersi.
Ricordiamo a Cuneo uno spettacolo del maestro siciliano Sebastiano Lo Monaco, più apprezzato da tutti per le sue interpretazioni pirandelliane. In televisione intelligente fu interpretazione (andiamo a circa trentennio fa, ci pare) di Gigi Proietti.
Questa messa in scena di Ferrini ha mantenuto la promessa di essere essenziale (pur ambientato in età barocca, quella degli albori della grande potenza francese, di poesia raffinate quanto vuota) ed agile, veloce, intensa, fedele nello spirito, come una belle canzone di Guccini, con pochissimo spazio alla retorica…
La scelta, anche con costumi che evocavano il grigioverde delle divise di quel periodo, più che quelle multicolore dei tempi del Re Sole e di suo padre Luigi XIII, è stata di sottolineare quelle idealità che mossero i passi dei giovani transalpini (quasi a collegarsi con la serata precedente) che si immolarono sui fronti della prima guerra mondiale… L’assedio di Arras, anche per affinità territoriale, finisce per ricordare le trincee, e la loro fame, sulla Marna e a Verdun…
Non può morire Cyrano, al più «andare sulla luna», in un altro mondo di sogno, crogiolandosi nella sua infelicità così letteraria e perfettamente costruita, la disfatta vissuta ad un passo dal trionfo, assaporata nella sua dolcezza e «grandeur», concretezza e coerenza di arrosto tra tante cortine di fumo… Lo si saluta con il ciglio inconfessabilmente inumidito, come fosse la prima rappresentazione, la prima volta che vi si assiste…

Ora al Teatro Toselli
In sostituzione dell’annullato spettacolo del 2 marzo, su «Modigliani», di Angelo Longoni, è annunciato «Radiogiallo», nella stagione di prosa del cuneese Teatro Toselli, curioso esperimento con «radiocuffie», di Carlo Lucarelli per la regia di Sergio Ferrentino, musiche Gianluigi Carlone, ambientazione E.I.A.R. (antenata della RAI) anni Quaranta, per venerdì 17 marzo.
A marzo si parte, venerdì 10, sempre alle 21, con «Peperoni difficili – la verità chiede di essere conosciuta», scritto e diretto da Rosanna Lisma, con la stessa autrice, Anna Della Rosa, Ugo Giacomazzi, Rosario Lisma ed Andrea Narsi, per il Teatro Franco Parenti con Jacovazzi e Busacca.

Il soggetto, ispirato a storia vera, è tra realismo ed umorismo, le scuole di un Eduardo De Filippo e di un Pirandello, analisi di personalità e rapporti, ambientata nella cucina di un giovane prete di campagna che si trova ad affrontare, con la sua cerchia (un bancario spastico ed ironico, un bidello allenatore di calcio), il ritorno della sorella missionaria.
I biglietti, da 6 a 15 euro, sono acquistabili on line, o in vendita all’Assessorato per la cultura-Ufficio spettacoli in via Amedeo Rossi 4, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12, e, il giorno dello spettacolo a partire dalle 17, al botteghino del teatro (Via teatro Toselli 9). Informazioni si possono avere allo 0171.444812 o 0171.444818.