Caso Michelin: Arturo Scotto, Stefano Fassina e Giorgio Airaudo in visita a Cuneo

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Sciopero unitario di 8 ore in tutti i turni e in tutti gli stabilimenti italiani della Michelin. Oggi, insieme a una delegazione parlamentare di Sinistra Italiana composta dal Capogruppo Arturo Scotto, Stefano Fassina e Giorgio Airaudo, il Capogruppo di SEL in Regione Piemonte Marco Grimaldi è stato a Cuneo per ascoltare le richieste del consiglio di fabbrica e partecipare alla manifestazione.

 

Il management della “Michelin” ha deciso di chiudere entro il 2018 tre siti produttivi, tra i quali quello italiano di Fossano (CN), che da solo occupa più di 400 dipendenti; altri esuberi si registreranno ad Alessandria (30) e Torino (120).

 

Michelin parla di una flessione dei volumi a partire dal 2009 del 45%, che si traduce in una situazione di cronica non saturazione degli impianti, aggravata dalla crisi economica che ha colpito in misura pesante il mercato europeo dei pneumatici. Aggiunge inoltre che il calo dei volumi dell’impianto di Fossano deriverebbe dal fatto che i 2/3 dell’attuale produzione di cavi metallici standard è oggi acquistabile sul mercato a costi decisamente inferiori. Tuttavia i sindacati non ritengono che la strategia dell’azienda sia supportata da una motivazione industriale fondata.

 

“Ha fatto bene il presidente della Regione Sergio Chiamparino a chiedere subito all’azienda un incontro con l’obiettivo di valutare e mettere in cantiere tutte le possibili iniziative tese a dare prospettive e certezze ai lavoratori coinvolti” – dichiara Marco Grimaldi –. “Ora ci aspettiamo che la Giunta si adoperi per impedire al gruppo Michelin di interrompere nei prossimi anni la sua produzione nel comparto italiano e si faccia garante degli impegni assunti dall’azienda con lavoratori e sindacati per salvaguardare i livelli occupazionali del sito produttivo di Fossano e di tutti gli stabilimenti piemontesi. Per salvare il sito di Fossano e valorizzare la produzione della gomma made in Italy basterebbe riportare la produzione dei cosiddetti “cerchietti” qui in Italia. Lo diciamo da subito: non si pensi di scaricare sui lavoratori precari, tantissimi in Piemonte (oltre 300), questa trattativa”.