“Legalità mi piace”: l’iniziativa di Confcommercio presentata al Prefetto di Cuneo

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Consegnato un documento con i dati di un’indagine sulla criminalità in Piemonte

Venerdì 28 novembre 2014 – 14.00

Per Confcommercio, il 26 novembre è stata una giornata di denuncia e di auspicio sul tema “Legalità mi piace”. Per l’occasione, su tutto il territorio nazionale si sono svolti incontri con i prefetti, mentre a Roma il presidente Sangalli si è incontrato con il ministro Alfano.

Anche a Cuneo una delegazione formata da due vice presidenti provinciali, Luca Chiapella, Agostino Gribaudo e dal direttore Giorgio Ferrua, si è incontrata con il Prefetto Giovanni Russo, per un colloquio sulla problematica al centro dell’attenzione. Al prefetto sono stati consegnati due documenti: un’indagine sulla criminalità in Piemonte e sulla percezione di legalità da parte degli operatori di commercio, turismo e servizi ed un commento alla stessa, con aggiunta di dettagli per quanto concerne l’area cuneese.

 

Anche se, in Granda, il fenomeno non presenta le dimensioni dei grandi centri metropolitani, non si può negare che esista e che sia caratterizzato da un preoccupante trend in crescita. In area subalpina due imprese su tre si ritengono danneggiate dall’azione dell’illegalità, con un incremento del 4% rispetto alla precedente indagine, datata 2007. Secondo l’80 per cento delle realtà operative, la crisi economica favorisce il mercato dei prodotti irregolari e l’esercizio abusivo delle professioni. Tra le forme più incisive di abusivismo e scorrettezza al primo posto si colloca la concorrenza sleale, percepita dal 60,8% degli interpellati.

 

Le statistiche precisano che, in Piemonte, nel corso del 2014, il 27% dei consumatori ha acquistato oggetti contraffatti o ha utilizzato servizi da parte di soggetti non autorizzati. Nel 2013 ci si era fermati al 25,6%. Se si guarda ai dettagli, si constata come tra gli oggetti più acquistati ci siano i capi di abbigliamento (46,6%), i prodotti alimentari (38%), accessori quali orologi, gioielli ed occhiali (33%), prodotti di pelletteria (25%), per arrivare ai farmaci ed ai prodotti parafarmaceutici. Preoccupante, per la salute dei destinatari, soprattutto il ricorso a questi ultimi, segno evidente della gravità della crisi in atto.

 

Se si guarda alle imprese, l’80 per cento si ritiene danneggiata dal mercato parallelo dei falsi ed affronta la questione prendendo atto del ridursi delle vendite e rinunciando a nuove assunzioni.
Al termine dell’incontro il prefetto ha prospettato la possibilità di creare un tavolo di lavoro provinciale sul tema.