Rifugiati in Rete dice NO ai nuovi bandi CAS del Ministero: “Cancellati vent’anni di accoglienza”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

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La Rete di imprese “Rifugiati in Rete”, composta da otto cooperative sociali che si
occupano di accoglienza a favore di richiedenti asilo e rifugiati in provincia di Cuneo,
intende ribadire, come già esplicitato a settembre 2018, la propria contrarietà alla
logica discriminatoria e punitiva della legge 132/18 (“legge sicurezza”) che sta di fatto
cancellando vent’anni di lavoro nell’accoglienza e protezione dei rifugiati e dei migranti,
non capitalizzando i risultati raggiunti in questi anni.

In coerenza con questo evidente obiettivo, il Ministero dell’interno ha emanato per il 2019 il capitolato per i bandi prefettizi dei nuovi C.A.S. proseguendo il processo di impoverimento dei servizi, lo svilimento dell’accoglienza integrata e diffusa e la trasformazione conseguente del ruolo degli operatori sociali in una mera funzione di controllo, da attuarsi sempre più spesso, in grandi centri-parcheggio degradati ed isolati.

Tali considerazioni si basano su un’attenta analisi del capitolato, condivisa con le nostre
reti locali e nazionali, che ha permesso di evidenziare le seguenti criticità:
– la spesa media giornaliera pro-capite viene ridotta a 21,35 euro ( più pocket money da 2,5 euro), condizione che rende impraticabile l’accoglienza diffusa (piccoli nuclei di persone in alloggi inseriti nei contesti cittadini) e impossibile la garanzia di un minimo di qualità. L’accoglienza agli stranieri rischia quindi di diventare il servizio più economico di tutto il settore socio-assistenziale, in grado in realtà di offrire esclusivamente luoghi di “parcheggio”.

Quindi ricapitolando: la legge 132/18 ha escluso dall’accoglienza nello SPRAR (oggi SIPROIMI) i richiedenti asilo, rendendo i centri CAS non più straordinari e con l’emanazione del nuovo capitolato ha trasformato i suddetti centri in luoghi di parcheggio destinati a grandi numeri, i soli che potranno permettere una qualche forma di sostenibilità economica agli enti gestori;

– la forte riduzione dei servizi di accompagnamento, di sostegno e per l’integrazione: o alfabetizzazione: l’Italia sarà l’unico Paese dell’Unione europea a non insegnare ai richiedenti asilo la lingua del Paese ospitante; la stessa legge 132/18 impedisce agli enti gestori di insegnare l’italiano presso i centri di accoglienza. La possibilità di accedere ai corsi dei CPIA sarà “privilegio” solo per le persone in accoglienza in siti limitrofi alle aule scolastiche, in quanto il capitolato quasi azzera il riconoscimento delle spese di trasporto.

Le persone che riusciranno ad accedere ai corsi di italiano usufruiranno comunque di un numero di ore ridotto rispetto all’attuale (circa la metà delle ore, da 10 a 5) o attività di integrazione sul territorio: è prevista sensibile riduzione del rapporto operatore/beneficiario; per quel che riguarda le accoglienze diffuse risulta irrisorio il tempo che l’operatore riuscirà a dedicare a ciascun beneficiario e dovendo in quel tempo a disposizione occuparsi di raccolta firme, distribuzione di beni, derrate alimentari, pocket money, mediazione linguistica e culturale, sarà impossibile dedicare tempo altro per Rete di Imprese “Rifugiati in Rete” e organizzare attività e progetti a sostegno dell’integrazione dei richiedenti asilo o tutela legale: non è più prevista questa tipologia di sostegno se non attraverso attività di informazione sulle normative vigenti in materia di immigrazione.

Il sostegno degli operatori legali ha favorito alle persone in accoglienza di affrontare le commissioni territoriali dopo un lungo lavoro di approfondimento rispetto alla loro storia, anche attraverso la raccolta di materiale documentale. Lasciare i richiedenti asilo soli nell’affrontare l’iter legale significa di per sé già violare un diritto, metterli in condizioni di non poterne usufruire appieno, con la probabile conseguenza che molte delle richieste riceveranno un diniego pur essendoci i presupposti per una risposta positiva o formazione professionale e orientamento lavorativo: non previsti da capitolato con la conseguenza che le persone si attiveranno in maniera autonoma con l’alta probabilità di incontrare situazioni di illegalità (lavoro nero, criminalità organizzata,..) o autonomie: non sarà più possibile accompagnare le persone ad autonomizzarsi nell’acquisto delle derrate alimentari che al contrario dovranno essere fornite dall’ente gestore.

Oltre alla complicata organizzazione per chi svolge accoglienze diffuse (acquisto, trasporto e distribuzione), questa prassi va ad accentuare nuovamente un sistema di accoglienza improntato su servizi assistenzialistici, a favore di persone che ambirebbero ad organizzarsi in maniera autonoma avendone piena facoltà e diritto o gestione del tempo: l’iter legale ha tempi medio lunghi (spesso dura almeno un paio d’anni) ma se le persone in accoglienza non possono andare a fare la spesa, partecipare alle lezioni di italiano e ad altre attività integrative quali corsi di formazione, tirocini, cosa potranno fare? Probabilmente, come recita uno dei più diffusi luoghi comuni, “staranno tutto il giorno attaccati al cellulare.. “.

Noi siamo testimoni di un’altra storia: abbiamo incontrato e incontriamo ancora oggi molte
persone che hanno voluto e saputo cogliere le opportunità offerte dai progetti di accoglienza, sviluppando importanti competenze (diplomi di terza media, patente di
guida, attestati professionali,..) che sono diventate trampolino di lancio per reali percorsi di autonomia.

Rifugiati in Rete ha costruito la sua alleanza attraverso il documento della Carta dei servizi di accoglienza integrata di richiedenti asilo e rifugiati che ha guidato il proprio operare in questi anni, ponendosi come obiettivi fondamentali:
– costruire pratiche di accoglienza che restituiscano dignità alle persone
– tenere alta la tensione verso l’autonomia ovvero:
considerare le persone come soggetti capaci e portatori di risorse Rete di Imprese “Rifugiati in Rete” misurarsi con le persone come reali interlocutori e attori dei nostri processi di lavoro o rendere le persone attive e partecipi dei loro percorsi di accompagnamento
– creare le condizioni affinché la storia, le competenze, le capacità e le sofferenze delle persone possano emergere
– fondare il nostro lavoro su una mission sia valoriale che metodologica orientata alla costruzione di alleanze istituzionali ed economiche tra enti locali, soggetti del territorio e imprese.

Le evidenti incongruenze tra la nostra mission e le linee guida previste per la gestione dei futuri centri C.A.S., ci portano a sottolineare con determinazione la nostra non condivisione di questi modelli di accoglienza; per tali ragioni le cooperative appartenenti a Rifugiati in Rete non hanno partecipato alla gara di appalto per la gestione dei centri CAS per il prossimo biennio.

Rifugiati in rete non intende comunque rimanere passiva di fronte a questo percorso di forte ridimensionamento del sistema virtuoso di accoglienza che si è sviluppato in questi anni anche nella provincia di Cuneo. Come abbiamo già ricordato, noi, e non solo, siamo testimoni di storie, di persone che attraverso reali percorsi di accoglienza integrata hanno
cambiato la loro vita diventando anche risorsa per il territorio; continueremo a raccontare che esiste un altro modo di aiutare le persone in difficoltà che non si fonda sulla paura ma,
prima di tutto, sull’incontro e sull’ascolto dell’altro.

Ci preme evidenziare inoltre, come il problema sostanziale nell’applicazione della “legge sicurezza” sia la lentezza endemica dei processi di autorizzazione della protezione; oggi i tempi medi per la conclusione dell’iter di richiesta della protezione rimangono comunque molto lunghi, a differenza di quanto previsto dalla legge, costringendo quindi le persone ad
un tempo di sospensione dove non si favorisce e supporta un lavoro di integrazione, ma dove l’unico fine è l’ attesa della decisione delle commissioni territoriali.

Invitiamo tutte le realtà (associazioni e/o singoli cittadini) che condividono i nostri principi a comunicarci la disponibilità nel proseguire un percorso di sensibilizzazione sul tema del sostegno e dell’integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati, anche attraverso il supporto
pratico, in particolare, a favore di chi perderà la possibilità di rimanere all’interno dei percorsi di accoglienza.

A tal proposito, poniamo in evidenza la campagna nazionale “IO ACCOLGO” la quale, in base al presupposto che esiste un’Italia ancora umana, ci ingaggia sulla necessità ORA di scegliere da che parte stare.

Rete di Imprese “Rifugiati in Rete”