Ci sarà anche Oscar Farinetti per festeggiare i trent’anni di “Equo e solidale” roerino

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Trent’anni di bancarella del commercio equo e solidale, a Canale: una ricorrenza importante, per un’esperienza nata in un’epoca in cui alcuni temi erano, così per dire, ancora tutti “da scoprire” e da prendere in considerazioni.

Periodo strano, quello del 1994, quando sorse questo moto positivo: le suggestioni degli Anni ’80, quando tutto sembrava bello e possibile, parevano ormai lontane. Nuove recessioni economiche, in epoche fatte di post-caduta del Muro, di nuovi nomi di Stati da segnare sulla cartina geografica, di stravolgimenti socio-politici che parlavano di “Seconda Repubblica”, di estetiche del bello e del buono in via di rinnovamento: un anno di Mondiali di calcio, di un’alluvione che avrebbe ridisegnato alcune sensibilità qui, nel bacino del Tanaro. Un anno, soprattutto, in cui c’era il sentore che il mondo stava cambiando: che i “Sud del Mondo” non potevano, non dovevano essere più una grigia mandria di nazioni coloniali, quanto piuttosto un qualcosa di grande, da prendere per mano, per poter mettere insieme una nuova dignità condivisa. Cresceva la premessa -qui compresa, altrove disattesa- che l’economia globale poteva essere un’opportunità, a patto di reciproci benefici.

Qui, nella Capitale del Pesco, si colsero quegli spunti. «Parlare di 30 anni di bancarella -dicono i volontari, che ora si preparano a celebrare questo anniversario– vuol dire andare indietro con la memoria ai primi anni in cui si era in pochi a gestire la vendita dei prodotti e a riscuotere le quote delle adozioni. C’era anche un amico che da tanti anni ci ha lasciato, Gianni Benedetto Mas, originario di Lanzo Torinese, trasferitosi a Canale grazie al matrimonio con Franca. Era lui che teneva i conteggi, verificava le scadenze dei prodotti e monitorava il magazzino. Poi una brutta malattia se l’è portato via»: così come per un’altra persona che ha voluto bene al paese e che a sua volta ha fatto tanto per la comunità, come Adriana Garelli. «Ma grazie alla rete di amicizie, poco per volta si sono aggiunte altre persone ed ora, come volontari della bancarella, siamo un bel gruppetto».

C’era anche la componente “di Fede”, vera e vissuta, con la lettera maiuscola: «La prima domenica di marzo del ‘94 alcune persone del gruppo famiglie, incoraggiate dall’allora parroco Don Angelo Conterno, accolsero la proposta del Centro Missionario Diocesano di aderire all’iniziativa delle adozioni internazionali a distanza. Don Angelo giungeva dal viaggio in Brasile, con il Vescovo di allora, Monsignor Sebastiano Dho: raggiungemmo e superammo la quota di 200, tra Canale e Valpone. Poi nel corso degli anni, poco alla volta, sono diminuite ed ora siamo comunque ancora a circa 100 adesioni. C’è anche da dire che la situazione economica è cambiata e anche le nostre famiglie fanno difficoltà a far quadrare i conti a fine mese».

Ma cos’era (e cos’è), l’adozione a distanza? «È una forma intelligente di solidarietà che, come è noto consiste nel versare una quota mensile per sostenere economicamente un bambino in difficoltà. I soldi non vengono dati direttamente al bambino, ma al progetto di assistenza in cui è inserito: generalmente un asilo o una scuola materna-elementare a tempo pieno, che garantisce al minore due pasti adeguati al giorno e controlli medici periodici. In questi progetti si cerca di coinvolgere anche la famiglia, quando è presente e collaborativa».

Ci sono tanti motivi “storici” attorno a questo esordio: «La decisione era maturata anche grazie agli stimoli che da tempo ci erano stati sollecitati dall’amico canalese Don Gino Novo, missionario nel nordest del Brasile, a Sapé, prematuramente scomparso nel 1995. Proprio lui ci ripeteva che certe attività sono compito prioritario dei laici, che dovevano diventare “adulti” e prendere iniziative. Per gestire tale progetto, ci siamo appoggiati al Centro Missionario Diocesano che aveva ed ha contatti diretti con tutti i missionari e offre garanzie sia sul trasferimento delle somme, sia sulla validità dei progetti finanziati. La missione è tuttora operativa, in collaborazione con le suore Luigine di Alba. Ricordiamo le compiante suor Ada, suor Speranza, suor Irene, collaboratrici della prima ora. Nella struttura vengono accolti bambini e famiglie in difficoltà monitorando la crescita dei piccoli e educando nell’insieme le mamme che aderiscono ai progetti di sviluppo. Dopo la sua dipartita ha continuato l’attività Suor Lucia Cantalupo, originaria della Sicilia, che coinvolgendo personale del posto, sta portando avanti egregiamente l’opera iniziata. Negli anni ’90, stimolati da don Gino abbiamo appoggiato, con l’autofinanziamento, il sindacato che tutelava i diritti dei lavoratori della canna da zucchero, in una fabbrica di Sapé».

Mani tese oltreoceano: pure a Padre Luis Pescarmona, che a Canale ha le sue radici, e che ha fondato la Comunità Talita, casa di accoglienza per ragazze a rischio, da lì pronte a tagliare i ponti con il loro passato ed incamminarsi verso un nuovo futuro. E anche all’indimenticato Padre Piero Tibaldi, a don Giovanni Lisa, con l’attività dell’Apj (imparare a produrre insieme: molto simile ai Club delle 3P, ossia “provare, produrre, progredire” nati qui nel Roero nel secondo Dopoguerra), alla Casa dei Movimenti Popolari sorta con l’apporto di don Domenico Burzio, per formare laici che sarebbero diventati i leaders delle Pastorali sociali (pastorale della terra, delle carceri, delle prostitute, dei ragazzi di strada, della Caritas e dell’accoglienza, della pastorale indigenista e dell’accompagnamento degli anziani) e che tutt’ora portano avanti il loro compito di animatori. «E, infine, all’India e al Bangladesh: per i quali la “Bancarella” ha finanziato le scuole mobili pensate e volute da don Renato Rosso, cappellano dei popoli nomadi».

Adozioni, ma anche modi per “toccare con mano”, e con i sensi, ciò che c’è di buono e di eccellente: «La riflessione sui problemi e sulle esigenze del Terzo Mondo ci ha portati, pochi mesi dopo l’inizio delle Adozioni a distanza, ad avviare la Bancarella del Commercio Equo e Solidale. Per questo ci siamo appoggiati alla Cooperativa Quetzal di Alba, sorta pochi anni prima, la quale fa parte del circuito internazionale di Ctm – Altromercato».

Un appuntamento consolidato, ormai, da tre decenni: ogni prima domenica del mese, sul piazzale della parrocchia del centro canalese. «La vendita di questi prodotti non sostiene solo i produttori del sud del mondo, ma una percentuale di quanto ricavato dalla vendita viene devoluto per sostenere progetti di sviluppo in Brasile, in India e in Bangladesh dove lavorano alcuni missionari diocesani e alcune Suore Luigine di Alba».

Da quel marzo del ’94 ad oggi è stato fatto molto, e sono accadute parecchie cose: «Trent’anni sono tanti. In questi anni alcuni amici ci hanno lasciati, ma grazie a Dio altri hanno preso il loro posto e la catena della solidarietà e dell’amicizia non si è mai spezzata. Se siamo ancora operativi nonostante le difficoltà, dobbiamo dire un grosso grazie anche a tutti i nostri “clienti” che, apprezzando i prodotti, continuano ad acquistarli. Con molti di loro si è venuta a consolidare una vera e propria rete di amicizia e di riflessioni condivise che vorremmo continuare».

Cosa accadrà, ora, in questi giorni? «Vogliamo festeggiare questo momento proponendo ai soci e ai canalesi alcune riflessioni e approfondimenti sulla situazione attuale del mondo e sul ruolo che il commercio equo e solidale può ancora svolgere. In questo lasso di tempo molte cose nel mondo sono cambiate: alcuni problemi sono stati risolti: altre emergenze sono sorte. Siamo consapevoli che la nostra è una iniziativa di nicchia: questa attività non risolve il problema dello sfruttamento di tutti i produttori del sud del mondo. Noi riusciamo ad aiutarne alcuni, promuovendo la loro fatica e i loro prodotti. Con loro, cerchiamo di dare una mano ai missionari che lavorano nelle zone disagiate».

Anche perché quella sensibilità delle origini è mutata, si è evoluta: grazie anche alla venuta di Papa Francesco: «Negli ultimi anni, soprattutto dopo l’enciclica “Laudato si’”, la nostra attenzione si è allargata ai problemi della transizione ecologica e dello sfruttamento delle risorse che sovente, oltre a non tenere conto dei bisogni reali dell’uomo, danneggiano anche l’ambiente. Da questo è scaturita la scelta del tema per la festa del trentennale».

Ci saranno più momenti, dunque: a partire da quello di sabato 2 marzo, quando il salone dell’oratorio nuovo accoglierà una tavola rotonda che prende il nome proprio dall’argomento centrale di questa importante ricorrenza. Ossia: “Il grido della terra e il grido dei poveri: due interrogativi che ci interpellano!”. Se ne parlerà con Alessandro Franceschini (presidente di Altromercato) e con Patrizia Manzone, missionaria laica per molti anni a Marsabit in Kenya: il moderatore sarà il professor Tista Galvagno.

E poi, un’altra forma di condivisione, necessaria, fortemente voluta e concreta: quella di domenica 3 marzo, con la “colazione in piazza” nell’ambito della bancarella, con una degustazione di prodotti offerta a tutti. Infine, sabato 9 marzo, un ospite d’onore: Oscar Farinetti, imprenditore, scrittore, fondatore della catena Eataly e autore del libro “10 mosse per affrontare il futuro”, che alle 16 nella Confraternita di San Giovanni sarà al centro di un dibattito dal titolo “Cibo sano e solidale: esiste?”, con ingresso libero e consigliato a tutti.