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«Al cuneese serve una svolta in chiave green»

Abbiamo intervistato il consigliere regionale pentastellato Ivano Martinetti: «Evitare il consumo di suolo è fondamentale, così come rompere l’isolamento. I treni? Occasione persa, il contratto con Trenitalia non va»

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Continua il percorso di avvicinamento alle prossime elezioni. In vista dell’importante appuntamento in programma il prossimo mese di giugno, Ri­vista IDEA ha intervistato Ivano Martinetti, classe 1966, consigliere regionale di opposizione con il Mo­vimento 5 Stelle, nonché consigliere segretario nell’ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale e coordinatore territoriale dei pentastellati per la provincia di Cuneo. Oltre che sulle imminenti votazioni, con il politico albese si è discusso delle principali esigenze del Piemonte e del Cuneese, ma anche di alcuni dei temi che maggiormente lo hanno coinvolto nel corso degli ultimi mesi.

Martinetti, lei è tra i volti simbolo del M5S locale. A pochi mesi dalle elezioni, come sta il gruppo cuneese?

«Siamo una comunità affiatata, abituata a lavorare e confrontarsi con sfide difficili. Le sconfitte non ci abbattono, le vittorie non ci esaltano, abbiamo grandi idee e i piedi ben piantati per terra».

Quali sono, in vista della tornata elettorale di giugno, le aspettative del vostro partito?

«In ottica regionale sarebbe importante riconfermare un’espressione del territorio cuneese in Consiglio Regio­nale, così come avvenuto nelle tre legislature precedenti dal 2010 fino ad oggi. Per quanto riguarda le elezioni amministrative stiamo valutando, caso per caso, se esistono le condizioni per presentare una nostra proposta politica».

A proposito delle elezioni regionali, la situazione è an­cora in divenire. Qual è la vo­stra posizione?

«Stiamo verificando se esistono i presupposti per un lavoro comune, convergenze su temi specifici, sull’idea di futuro della nostra Regione. Soprattutto su come portare avanti, concretamente, tali istanze. In particolare chiediamo garanzie su sanità pubblica, edilizia sanitaria, transizione ecologica, diritti civili, sociale e trasporto pubblico locale».

Su quali punti occorre puntare, secondo lei, per la crescita del Piemonte?

«La crescita passa necessariamente dalle nostre aziende, dalle imprese di famiglia fino ad arrivare ai medi e grandi gruppi industriali. Il tessuto produttivo della nostra Regio­ne merita una società finanziaria all’altezza delle importanti sfide di questo momento storico, penso a Finpiemonte. Purtroppo non sempre è stato così. Si sono susseguite se­gnalazioni di aziende che la­mentano tempi troppo lunghi sulle concessioni dei contributi. Inoltre la gestione di Finpiemonte ha subìto, negli anni, diverse battute d’arresto, fornendo all’opinione pubblica un’immagine poco edificante. Occorre garantire piena trasparenza, invertire la rotta e fornire un servizio efficiente».

Quali ritiene essere, invece, le principali esigenze della provincia di Cuneo?

«Alla nostra Provincia serve una svolta green. Puntare forte sulle rinnovabili, sulle Comunità energetiche, sulla riqualificazione del costruito ed evitare il più possibile il consumo di suolo nelle nu­merose aree pregiate della Granda. È poi fondamentale rompere l’isolamento della nostra provincia, arrivando a concludere progetti a lungo rimasti fermi come Tenda e Asti-Cuneo, potenziando il servizio di trasporto locale e introducendo i treni Fast, riducendo così i tempi di percorrenza, da e per Torino».

A proposito del Cuneese, non ha fatto mistero del suo scetticismo in merito alla realizzazione del nuovo Ospedale di Cuneo. Quali sono le sue perplessità?

«Il nuovo ospedale di Cuneo è fondamentale, parliamo infatti dell’hub provinciale, un punto di riferimento per tutta la Granda. Noi vogliamo co­struire ospedali pubblici con fondi pubblici. Costruire in­vece l’ospedale attraverso il partenariato pubblico privato riteniamo sia il mezzo meno idoneo per finanziare un’opera di quel tipo, il pericolo è di mettere a rischio i conti dell’Azienda sanitaria e di conseguenza i servizi destinati ai cittadini. Sono passati 5 anni e degli 8 ospedali che questa Giunta voleva fare non è stato messo nemmeno un mattone sopra l’altro».

Un altro tema sul quale è intervenuto con decisione è quello dell’autonomia differenziata. Qual è, nello specifico, la sua posizione?
«Non sono sicuro che maggiore autonomia significhi maggiore efficienza. Anzi, chi ha guidato la Regione Piemonte in passato ha dimostrato il contrario. Ricordo che siamo una delle poche regioni d’Ita­lia ad essere state, di fatto, commissariate in sanità con un conseguente piano di rientro “lacrime e sangue”. Il M5S non è contrario a priori al riconoscimento di maggiore autonomia, è però contrario a questo progetto leghista. Si rischiano di ampliare non solo le differenze tra nord e sud, ma anche qui all’interno dello stesso nord».

A proposito delle sue battaglie, tra queste figurano anche la lotta al rincaro bi­glietti e quella contro il taglio dei fondi per i disturbi alimentari. Cosa può dirci in merito?

«Per quanto riguarda i disturbi alimentari stiamo parlando di una vera e propria piaga sociale, con un’impennata dei casi in seguito alla pandemia. Abbiamo lavorato ad una legge regionale, ma c’è ancora molto da fare per sostenere un approccio multidisciplinare che sia di vero aiuto ai pazienti (in larga parte minori) ed alle famiglie. Quanto ai rincari sui biglietti dei treni posso dire che questa Giunta ha perso un’occasione unica per disegnare il servizio del trasporto pubblico in Piemon­te. Il nuovo contratto di servizio con Trenitalia è deludente, non sono previsti adeguati controlli sul servizio, mancano adeguati investimenti per potenziare l’offerta e non sono state coinvolte le associazioni di pendolari».

Articolo a cura di Domenico Abbondandolo

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