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Michele Ferrero nei luoghi simbolo che lo ricordano

A nove anni dalla scomparsa del capitano d’azienda più amato, la memoria resta viva e l’affetto si rinnova: dalla piazza di Alba all’Ospedale di Verduno

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Sono già passati nove anni da quel 14 febbraio 2015. Il tempo corre ma non scalfisce la presenza di Michele Ferrero sul territorio, nel segno di un comune sentire che si riscontra in pochi altri casi. Ci sono segnali, testimonianze e lasciti inequivocabili. Ci sono luoghi della memoria: in primis, la piazza di Alba ribattezzata in suo onore dove, dal 29 settembre 2022, campeggia l’iconica scultura di Valerio Berruti. Fu proprio nell’occasione dell’inaugurazione dell’opera che la famiglia Ferrero condivise l’abbraccio della città in una rinnovata manifestazione di affetto, sottolineata dalle parole di Giovanni Ferrero, presidente esecutivo del Gruppo, che ribadiva la ferma intenzione di non interrompere mai il legame con il territorio.
Un al­tro luogo simbolo è dove il nome di Michele Ferrero, assieme a quello dell’altro figlio Pietro (scomparso il 18 aprile 2011) accompagna e caratterizza fin dal suo inizio – luglio 2020 – la storia dell’Ospedale di Verduno, struttura sanitaria d’avanguardia che in poco tem­po ha già raggiunto livelli tecnologici e professionali d’eccellenza. Qui l’attività della Fon­dazione riceve un sostegno costante proprio dalla Fonda­zione Ferrero, in coerenza con questo legame fatto di storia e valori, alimentato con attenta partecipazione dalla signora Ma­ria Franca Ferrero.
Dalla solidarietà all’ambito la­vorativo: la sala più importante nella sede rinnovata di Con­findustria Cuneo è stata non casualmente dedicata proprio alla memoria del grande capitano d’azienda nato a Dogliani il 6 aprile 1925.
E poi ci sono tutti quei paesi dell’Alta Langa (ricordati nel libro di Uniart intitolato “Mi­chele Ferrero e l’Alta Langa”) che in questi anni hanno dedicato un angolo alla sua memoria: il salone polivalente di So­mano, il parco giochi di Santo Stefano Belbo, l’area sportiva di Rocchetta Belbo, la biblioteca di Cortemilia, il campo sportivo di Bossolasco, la scuola di Borgomale, la sala consiliare di Trezzo Tinella. Solo per citare pochi esempi. Germogli che trovano origine nei primi giorni della Ferrero, quando la scelta di mandare un pullman sulle colline delle Langhe per portare da casa al lavoro (e viceversa) i dipendenti inaugurò una politica aziendale decisamente vincente. Oggi l’eredità imprenditoriale e inevitabilmente anche sociale è gestita da Giovanni Ferrero, 59 anni. In un contesto economico mondiale completamente mutato, il manager ha avviato l’era delle acquisizioni sul mercato nazionale e in­ternazionale mantenendo però intatta l’ispirazione, nel segno di una storia che parte da lontano. Era giovane Michele (aveva 32 anni) quando prese le redini dell’azienda dopo la scomparsa di suo padre Pietro e dello zio Giovanni. Alcune sue decisioni coraggiose e ispirate lo segnalarono come qualcuno in grado di lasciare un segno: aprì subito un grande stabilimento in Ger­mania, negli anni Cinquanta, quando la ricostruzione dopo la guerra era stata appena avviata. E fece lo stesso in Francia. Ben presto la reputazione dell’azienda albese conquistò posizioni da primato a livello internazionale. Il signor Michele aveva un punto di riferimento virtuale e nel contempo chiarissimo, quello della “signora Va­leria”, l’ipotetica consumatrice che doveva rappresentare «la mamma che fa la spesa, la non­na, la zia, il consumatore che decide cosa si compra ogni giorno». Al tempo stesso, l’esigenza sarebbe stata sempre quella di «pensare diverso dagli altri». I dettagli dietro al successo clamoroso che ha portato negli anni la Ferrero ad essere la realtà che è oggi. Azienda nata ad Alba e, prima fra tutte, capace di avviare su questo territorio quella formidabile creazione di benessere in grado di invertire la tradizione, di segno opposto, della fenogliana “malora”.
Cè una rara intervista datata 1962 in cui Michele Ferrero parla di se stesso e della sua im­presa. Un’intervista rilasciata per la “Domenica del Corriere” e scritta da Alfredo Pigna, che molti ricordano come conduttore della “Domenica Sportiva” ma che fu anche scrittore. Qual­che anno più tardi l’avrebbe pubblicata in una raccolta per la casa editrice Mursia. In quelle pagine comparivano anche Gian­ni Agnelli, Enrico Mattei, Pininfarina ed Enzo Ferrari. Alla domanda di Pigna su come fosse stato possibile rendere così grande la Ferrero in poco tempo, il signor Michele aveva risposto con la sua tipica modestia: «Non lo so. Non lo sappiamo neppure noi. Il merito però, è bene che glielo dica subito, è tutto di mio padre e di mio zio. Hanno lavorato sodo. Non cre­do si possa lavorare di più di quanto hanno fatto loro e, sotto molti aspetti, sono stati dei precursori (…) il sistema di distribuzione, per esempio. Fu un’intuizione magnifica. Pensi che noi trattiamo col singolo cliente». Da meno di un anno c’è un nuovo libro che celebra la figura dell’imprenditore e dell’uomo: “Michele Ferrero – Condi­videre valori per creare valore” prima biografia dell’inventore della Nutella, a firma di Sal­vatore Giannella. Una storia che merita di essere riletta.

BaNNER
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