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Modello Inalpi: quando la filiera è trasversale

La visita del sottosegretario all’Agricoltura, Patrizio La Pietra, all’azienda di Moretta

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La tre giorni cuneese del senatore Patri­zio Giacomo La Pie­tra, sottosegretario per Agricoltura, sovranità na­zionale e foreste, è partita venerdì scorso dallo stabilimento Inalpi di Moretta. La Pietra è arrivato presto, ac­compagnato dall’onorevole Mo­nica Ciaburro (commissione Agricoltura alla Camera) e dal prefetto di Cuneo, Fa­brizia Triolo. Con loro c’erano anche Federica Barbero Invernizzi (responsabile re­gionale dipartimento spettacolo e valorizzazione del territorio per Fratelli d’Italia) e Claudio Sacchetto (già assessore regionale all’Agricoltu­ra). Mattinata intensa per conoscere da vicino una realtà imprenditoriale tra le più importanti nel settore, rappresentata dal presidente Am­brogio Invernizzi assieme agli altri fratelli Pierantonio e Giovanni.

A illustrare cifre e propositi è stato il responsabile marketing Matteo Torchio che ha svelato agli ospiti le dimensioni della notevole crescita aziendale nel giro di pochi an­ni, guidandoli in una visita nello stabilimento tra le diverse fasi della lavorazione.
Oggi l’attività di Inalpi – agli onori delle cronache anche grazie all’ambizioso accordo di spon­sorizzazione dell’ex PalaAlpitour di Torino, ora PalaInalpi – ruota attorno ai principi fissati dall’Agenda 2030, i 17 obiettivi che partono dal valore imprescindibile di un lavoro dignitoso e di un compenso equo all’interno di un indotto di più di un migliaio di addetti. E la ricchezza che si crea sul territorio porta anche benessere alle comunità locali, con ulteriori ricadute apprezzabili sulla qualità della vita pure per il bestiame. L’ispira­zione di quelle linee guida caratterizza tutta l’attività, con la sostenibilità ambientale messa in risalto dal recente progetto che mira a perfezionare le com­petenze acquisite nel campo della produzione del latte in polvere (attraverso la storica fornitura a Ferrero). Grazie a questo progetto, si punta a realizzare un im­pianto capace di recuperare il vapore acqueo prodotto dalla lavorazione del latte che viene polverizzato fino ad ottenere acqua potabile da utilizzare nei sistemi di la­vaggio degli impianti, senza più dover attingere acqua dai pozzi. Un grande contributo sul piano della sostenibilità ambientale che da sempre viene perseguita da Inalpi attraverso il coinvolgimento di tutta la filiera. L’inno­vazione tecnologica, in particolare, è ora garantita anche dai laboratori di InLab So­lutions, dove un gruppo di ricercatori effettua analisi quotidiane per verificare la sicurezza e la qualità dei prodotti Inalpi oltre ad elaborare ricerche sugli allergeni e sulla salmonella. Proprio la qualificata attività di questi laboratori, diretti da Jean Pierre Studer (ex dirigente Ferrero) sta portando alla realizzazione di inediti prodotti come ad esempio gli alimenti in grado di apportare il necessario contributo proteico ai pazienti in chemioterapia, sperimentati in collaborazione con l’istituto di Candiolo. Oppure, come lo speciale yogurt ricco di lattoferrina che permette di contrastare il diabete gestazionale, quello che colpisce per le donne in gravidanza, e la sperimentazione in questo caso è in corso al Sant’Anna di Torino. Altro step sul percorso della sostenibilità am­bientale: la possibilità di recuperare ed elaborare i reflui delle stalle per la trasformazione in biometano. A proposito di questo, e tornan­do al bestiame, non passa in secondo piano neppure l’aspetto dell’alimentazione degli animali stessi sia nell’ottica della produzione di un latte qualitativo e sia per una produzione controllata di emissioni.

Del resto, Inalpi – tra le sedi di Moretta e Peveragno – fa parte di un’area tutelata dall’Un­esco, l’area Mab, ed è da qui che proviene il 100 per cento del latte utilizzato. La sostenibilità può essere anche economica e sociale: Inalpi la contempla nel suo protocollo condiviso con la filiera corta e controllata, cioè con i produttori del territorio legati all’azienda di Moretta con contratti in esclusiva e ripagati per la loro produzione non in base alla volatilità dei prezzi di mercato, ma secondo una cifra indicizzata, stabilita secondo parametri etici elaborati e mensilmente aggiornati dall’Uni­ver­sità di Piacenza. Un sistema virtuoso che è un modo per avvicinare sempre più il mondo agricolo a quello industriale sulla base di una solidità contrattuale che è anche progettualità condivisa all’interno di regole chiare che – se non rispettate – portano all’esclusione dalla filiera stessa.

Nel pomeriggio di venerdì il sottosegretario La Pietra ha anche incontrato i rappresentanti di Compral Latte: il presidente Raffaele Tortalla e il direttore Marcello Pellegrino hanno presentato il progetto del latte di filiera consegnando inoltre al sottosegretario La Pietra, assieme ad Ambro­gio Invernizzi, il libro “La nostra filiera si racconta” dove anche le cifre raccontano le dimensioni della filiera: sono 260 gli allevamenti in Pie­monte con un conferimento giornaliero ad Inalpi di 7.500 quintali di latte per un modello virtuoso e sostenibile.

«Accordi esemplari da applicare in altri settori»

Uscendo dallo stabilimento Inalpi dopo la visita, il sottosegretario La Pietra ha una certezza in più: «Vi­sitando questa azienda mi sono reso conto della grande passione che c’è dietro a tutto questo lavoro. Gli accordi di filiera qui sono un modello che potremmo esportare in altre categorie e in altri ambiti». È il punto di partenza per immaginare nuovi scenari: «D’accordo con il ministro Lollo­brigida, crediamo nella distribuzione equa del reddito nella filiera, dal produttore fino alla grande distribuzione. Bisogna uscire dalla narrazione che vuole una perenne contrapposizione tra produzione e grande distribuzione, dall’idea di una grande distribuzione che approfitta del mercato e dei prezzi, gli accordi con le filiere portano ad ammortizzare tutto questo oltre a garantire qualità a vantaggio dell’azienda stessa ma soprattutto dei cittadini – consumatori».
Il modello Inalpi può ispirare, per esempio, il settore del grano: «Stiamo lavorando alla filiera del grano e dei mulini fino alla produzione della pasta che coinvolge anche la grande distribuzione. Quest’ultima deve darci una mano per la tutela dell’agroalimentare e dei nostri prodotti, guardando al mercato globale ma non dimentichiamo che si deve partire dai prodotti italiani. Per questo abbiamo anche pensato alla tessera “Dedicata a te” con cui abbiamo dato una mano ai cittadini-consumatori e le risorse poi possono ricadere sull’acquisto dei prodotti italiani».
Insieme con l’onorevole Ciaburro, come detto, La Pietra ha completato nel weekend questo «tour impegnativo al quale mi sono sottoposto volentieri, perché è molto importante rendersi conto sul campo della situazione, capire le esigenze degli agricoltori e degli allevatori. Quando sei qui percepisci sfumature che nei palazzi romani non è sempre possibile verificare, venire significa rendersi conto dei problemi e cercare le soluzioni». La Pietra sottolinea infine il diverso atteggiamento del governo in Europa: «Non andiamo più con il cappello in mano, portiamo le istanze degli agricoltori per il bene di tutti».