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“Chiedimi se sono di turno” con Giacomo Poretti

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La Fondazione Ospedale Cuneo ONLUS in collaborazione con il Comune di Cuneo, organizza per il giorno 29 settembre alle ore 21 presso il Teatro Toselli di Cuneo lo spettacolo “Chiedimi se sono di turno” di e con Giacomo Poretti.
Lo spettacolo, ad ingresso gratuito, sarà riservato al personale dell’Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo. Gli organizzatori intendono in questo modo esprimere un sentito ringraziamento a tutti i dipendenti per il loro costante e inesauribile impegno che ogni giorno viene profuso a servizio della collettività.
L’evento, inoltre, va ad arricchire con puntualità il calendario di iniziative, patrocinate e promosse dalla Città di Cuneo, volte a potenziare il coinvolgimento e la consapevolezza tra i vari operatori del territorio per favorire la creazione di una comunità che riconosca nel welfare culturale uno strumento di gratificazione, ma soprattutto di crescita umana e collettiva.
I dipendenti dell’Azienda Ospedaliera che vorranno partecipare allo spettacolo, dovranno inviare una mail di richiesta specificando nome, cognome, struttura o ufficio e numero di matricola aziendale  all’indirizzo: prenotazioni@fondazioneospedalecuneo.it
La prenotazione verrà confermata sempre a mezzo posta elettronica, con indicazione del posto a teatro che verrà assegnato ad ogni partecipante. La mail di conferma dovrà essere presentata all’ingresso del teatro. Ottanta posti verranno inoltre estratti a sorte tra coloro che erano presenti alla cena “Mille luci nel piatto” svoltasi a Cuneo lo scorso 6 luglio.
La scelta dello spettacolo che vede autore e protagonista il ben noto attore Giacomo Poretti (Aldo, Giovanni e Giacomo) è significativa in quanto prima di iniziare la sua carriera artistica, Giacomo ha svolto per alcuni anni la professione di infermiere.

Chiedimi se sono di turno

In ospedale si entra solo per tre motivi: se uno è ammalato, se si va a trovare un ammalato, oppure, se sei particolarmente sfortunato, se ci devi lavorare. Il protagonista di questo monologo aveva immaginato per sé un avvenire radioso come calciatore, astronauta o avvocato di grido; ma la sorte è a volte sorprendente, talvolta bizzarra, e quasi sempre misteriosa, e così, mentre sta per ricevere il pallone d’oro, aprendo gli occhi si ritrova nelle proprie mani una scopa di saggina.

Partito dai bagni finirà sulla scrivania del Capo sala, dopo un vorticoso viaggio per tutti i reparti dell’ospedale, attraverso letti da rifare, suore, dottori, malati veri e immaginari, speranze di guarigione e diagnosi che spengono i sorrisi, sempre con due amici fidati: la scopa di saggina e il pappagallo.

Il pappagallo è lo strumento detestato da tutti in ospedale, chi lo deve usare, chi lo deve pulire, il Primario non lo vuole vedere, i parenti lo vogliono occultare. Ma attraverso il pappagallo passa tutta l’umanità, tutta la delicatezza, tutta la vergogna e il rispetto di quando si ha bisogno d’aiuto e di qualcuno che tenga compagnia alla nostra fragilità.

Dopo il successo di Fare un’anima, Giacomo Poretti torna in teatro con un monologo che attinge alla sua esperienza personale, per sorridere delle sue memorie di corsia e tentare di rispondere insieme al pubblico all’annosa questione “E adesso chi lo svuota il pappagallo?”