“Viola di sera” è il nuovo libro dell’albese Davide Risso

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Riccardo è un bimbo di sei anni che vive in una stanza di un palazzo di periferia a causa di ciò che la madre Caterina chiama una “allergia all’aria”. A portar respiro nella sua claustrofobica esistenza vi è però un piccolo oblò, unica interfaccia con il mondo esterno che gli permette di dedicarsi alle sue attività preferite: la pittura e lo spionaggio del vicinato. Al di là di quella stanza, separata da una porta chiusa a chiave, Caterina vive una difficile convivenza con Patrizio, disoccupato con un passato da delinquente. Una sera in cui un tramonto colora di viola il cielo, un uomo appare improvvisamente al di là dell’oblò, comunicando con Riccardo tramite gessetti e lavagnetta. Il suo ritratto verrà intitolato Viola di sera. Il nuovo venuto esaspera i sentimenti del bambino: da un lato il forte desiderio di libertà, contro la paura della sua presunta allergia. Il passato dell’uomo misterioso viene così a galla, rivelando un segreto che Caterina sperava di aver sepolto per sempre.

Questa la trama di “Viola di Sera”, libro scritto dall’albese Davide Risso e lanciato sul sito di crowfunding bookabook.it. Risso, si legge nella sua biografia, nasce nel cuore delle Langhe ma si forma a Pisa, Bologna, Washington e Seattle. Laureato in scienze naturali e biologiche, dottorato in genetica del gusto, lavora in una multinazionale del settore alimentare ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. La scrittura è una delle sue più grandi passioni e lo ha portato ad essere premiato nei concorsi I brevissimi del premio letterario Energheia e Parole dal Futuro del festival di letteratura e musica Collisioni. Suoi racconti, sia in Italia che negli Stati Uniti, sono apparsi sulle riviste Carie, Risme, RumbleFish Press, Flash Fiction Magazine e in varie antologie. Viola di sera è il suo primo romanzo.

“Perché ho scritto questo libro? Una sera di molti anni fa stavo ammirando un magnifico tramonto quando, improvvisamente, si mise a piovere. Il caratteristico profumo dell’asfalto bagnato, il rosso quasi viola del cielo e una finestra con le inferiate perché al piano terra dipinsero nella mia mente l’immagine cardine sulla quale ho poi costruito questo libro. Una poetica chiamata alle armi, se vogliamo” ha spiegato Risso.