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«Per me la musica non è un lavoro ma un’esigenza»

Grazie al talento nel canto la martinianese Lorenza Giusiano ha conquistato il palco accanto a Levante

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“Fai quello che ami e non dovrai lavorare nemmeno un giorno della tua vita”. La citazione di Confucio si addice perfettamente alla cantante martinianese Lorenza Giusiano. Laureata in canto jazz al Conservatorio di Cuneo, Lorenza è corista e insegnante di canto moderno. Ha iniziato a studiare musica da piccola, esercitandosi con la chitarra classica, poi il suo talento l’ha portata a diventare cantante e corista di varie band, in contesti nazionali e internazionali.

Lorenza, quando e da cosa è nata la passione per il canto?
«Ho sempre amato cantare, non ricordo un momento nella vita nel quale cantare non mi abbia fatto stare bene. Ho intrapreso il percorso nel coro del liceo e poi ho cominciato a concretizzarlo intorno ai 19 anni, con la prima band. Via via che i concerti si moltiplicavano e si allargava il giro di musicisti con i quali avevo modo di confrontarmi è di­ventato sempre più un’esigenza. Questo mi ha portato ad approfondire lo studio nelle sue molteplici sfaccettature, fino ad arrivare ad a­mare il mondo dei coristi».

Cos’è per lei la musica?
«È molto più di una passione, un qualcosa che mi occupa gran parte del tempo, è il mio lavoro, ma, come ho detto prima, una vera e propria esigenza. Sono sincera nel dire che non vorrei fare nient’altro nella vita, se non quello che mi ritrovo a fare oggi».

Quali erano i suoi piani per il futuro qualche anno fa?
«Gli stessi di oggi per fortuna e devo dire che il grande stop che ci ha imposto la pandemia mi ha fatto apprezzare ancora di più la fortuna di poter fare il lavoro dei miei sogni e di poter incontrare i miei amati allievi di persona.
Oggi ho realizzato qualche sogno in più rispetto al passato, ma ne ho ancora comunque nel cassetto. D’altra parte chi non ne ha?».

Il Covid ha in qualche modo mutato i suoi programmi?
«Il 2020 è stato rovinato dalla pandemia e il mio settore ha subito uno stop brutale. Tutte le maestranze che lavorano alla produzione dei “li­ve” hanno sofferto enormemente. Nel caso mio e dei miei colleghi ha significato rinunciare a un tour importante. Per questo spero che pia­no piano, grazie alle vaccinazioni, si torni a poter vivere la musica dal vivo per com’è sempre stata: ovvero un mo­mento di gioia e condivisione e non più di restrizioni».

A oggi quali sono i suoi piani per il futuro?

«Nel mio lavoro fare dei veri e propri piani per il futuro risulta parecchio difficile. Mi piacerebbe realizzare un’idea che ho nella testa, che consiste nella creazione di uno studio da destinare alla formazione delle voci dei cantanti per portarli ad avere una preparazione completa e tecnicamente di livello. Spero poi di poter lavorare dal vivo il più possibile, modalità che per qualunque musicista è la più stimolante».

Quali esperienze importanti ha nella valigia dei ricordi?
«Sicuramente è stato importantissimo per me il tour 2019 con Levante che ci ha portato nelle arene storiche italiane e che è terminato con un bellissimo concerto al Forum di Assago, una vera botta di energia. Nella mia valigia dei ricordi, poi, non può mancare il tour con la cantante blues Mz Dee Logwood con la quale, insieme alle ragazze del mio trio e a una “large band” di tantissimi elementi, abbiamo girato i club blues di mezza Europa. Non da ultime, le esperienze per la televisione svizzera co­me corista, in cui ho avuto mo­do di cantare a fianco di Jermaine Jackson e di artisti francesi importanti come Patrick Fiori».

Si sente realizzata?

«Assolutamente sì, sto terminando un tour bellissimo con un gruppo di colleghi eccezionale. Di rado mi è successo di trovare un gruppo così giusto e forte. E parlo sia dei colleghi musicisti sul palco con me, che ormai sono un pezzo di cuo­­re, sia di tutta la “crew” te­cnica che ha supportato e costruito tutto quello che ser­ve a permetterci di fare il no­stro lavoro. È un posto dove tutti sorridono sempre perché amano visceralmente quello che fanno. Credo sia davvero impagabile».