L’astromamma

Samantha Cristoforetti, prima donna europea al comando della stazione spaziale internazionale, ha due figli piccoli: volti e sacrifici di una persona speciale, esempio così positivo per le bambine da ispirare una Barbie

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Le hanno dedicato una Barbie, perché rientra tra i modelli positivi che la Mattel vuole trasmettere alle bambine. Samantha Cristoforetti è un esempio di come non esistano sogni irrealizzabili, di come vocazione, applicazione e rigore avvicinino luoghi distantissimi: un piccolo paese trentino e una stazione spaziale internazionale. Far parte dell’equipaggio è già una conquista, ma Cristoforetti sarà la comandante: prima italiana e prima europea, terza donna al mondo, nella spedizione che partirà nel 2022. Il decollo non è fissato, ma la navetta Crew Dragon è pronta, e si spera porti via finalmente pregiudizi sessisti radicati, da chi nega il calcio come sport per donne e chi ritiene le medesime “meno appassionate di discipline tecniche”. Samantha Cristoforetti da Milano (luogo di nascita. o meglio da Malè, paese delle radici familiari in cui è cresciuta) la predisposizione la svela adolescente, quando aderisce a un piano intercultura frequentando per un anno un liceo del Minnesota, e poi ragazza quando sceglie l’università di Monaco di Baviera e si laurea in ingegneria meccanica. In Accademia entra nel 2001, diventa pilota e si laurea in Scienze Aereonautiche, torna in America, stavolta in Texas, per specializzarsi e al rientro percorre una carriera miliare eccellente che la porta, nel 2009, tra i primi sei in una selezione per astronauti con 8.500 candidati: diventa la prima donna italiana scelta per una missione di sette mesi che prevede il raggiungimento della stazione spaziale internazionale a bordo d’uno Sojuz: lo scopo è portare avanti esprimenti di fisiologia, lei ne cura molti direttamente.

Il politico che considera le donne non portate per le discipline tecniche, ritiene siano più predisposte all’accudimento. Semplicemente, le due cose non si escludono. Difatti Cristoforetti è mamma dolce e presente, che sa conciliare la famiglia con un lavoro impegnativissimo che comprende anche la divulgazione (usa molto i social, raggiungendo così molti giovani): Kelsi Amel, che vuol dire “coraggiosa speranza”, è nata nel 2016, nell’anno successivo alla missione che l’ha tenuta 199 giorni nello spazio, Dorian Lev, nel 2020. Chissà quanto penserà a loro, prima di indossare il casco direzione universo, quanta nostalgia dentro pur sapendo che papà Lionel, pure lui ingegnere, addestratore di astronauti, saprà sopperire. E chissà che faccia farebbe il politico, vedendola dividersi tra esperimenti e pappe, gravità e pannolini, rotte spaziali e disegni colorati. O tra studio del cinese (parla già italiano, inglese francese, russo) e giocattoli, escursionismo e torte fatte in casa, immersioni subacquee e festicciole in giardino, la passione per Star Trek e i compiti da seguire. «Come tutti gli astronauti, posso dire che riusciamo a fare questo lavoro incredibile perché abbiamo il pieno supporto delle nostre incredibili famiglie. So che i miei bambini sono ben accuditi e in buone mani, questo significa che il mio partner e i miei familiari fanno dei sacrifici per permettermi di realizzare il mio sogno».

Astromamma. Come nei cartoni, ma è la realtà. E a noi piace immaginare Kelsi Amel sorridere quando chiedono il lavoro dei genitori: «Mia madre fa l’astronauta». Anzi, la comandante. Anzi l’allenatore. Perché Cristoforetti spiega che non darà ordini, ma agirà da facilitatore, coordinerà al meglio «il lavoro di squadra, affinché ogni problema possa essere risolto».