Home Eventi Montà – Dal buio della Zona Rossa al ritorno alla luce della...

Montà – Dal buio della Zona Rossa al ritorno alla luce della mostra sul Rapous”: si riapre

0
374

Dopo la sospensione autunnale e il tentativo di ripartenza di inizio primavera, a Montà pare davvero la volta buona per veder riaprirsi le porte alla mostra “Dell’eccellente mano del Signor Raposo”. Si tratta di un’eccezionale esposizione allestita i pieno centro presso la Confraternita di San Michele: inaugurata ad ottobre dello scorso anno e anticipatamente sospesa per via delle disposizioni anti- Covid che hanno costretto alla chiusura mostre e musei.

L’esposizione tornerà ad essere aperta gratuitamente ai visitatori, a partire da venerdì 7 maggio (in orario compreso tra le 15.00 e le 19.00), per poi proseguire tutti i sabati e le domeniche fino al 30 maggio, dalle 10.00 alle 13.00 e poi al pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00.

Ad annunciarlo ci sono il Comune di Montà, la Parrocchia di Sant’Antonio Abate e l’associazione “Montata Fangi”. I referenti, a partire dai primi “deus ex machina” Silvano Valsania e Gianluca Costa assieme al sindaco Andrea Cauda e al parroco don Paolo Marenco, dicono: «L’iniziativa nasce con l’intento di riconsegnare e far conoscere la significativa dotazione di opere di mano di quest’artista di corte, singolarmente presente nella Vecchia Parrocchiale: ossia la storica chiesa montatese, situata nei pressi del Castello dei Morra Lavriano. Inoltre, essa si propone come sperimentazione di un approccio “ecomuseale” al patrimonio artistico, ovvero incentrato sulla comunità che lo ospita, affinché se ne riappropri, lo conosca e senta suo, faccia parte dei suoi saperi, diffusi e condivisi. Ne abbia dunque cura, e lo valorizzi».

Cosa si potrà vedere (e rivedere) in questo evento? Presto detto: la mostra racconta il ventennale rapporto con Montà -precisamente, dal 1774 al 1795- di Vittorio Amedeo Rapous, pittore di figura al servizio regio e artista tra i maggiori del Settecento piemontese. Accademico ed erede della tradizione espressiva di Claudio Francesco Beaumont, di cui fu allievo presso la scuola di disegno a Torino, a partire dagli anni ’70 il Rapous da referente dello stile rocaille evolve verso il neoclassicismo. Le 16 grandi tele in mostra documentano questo percorso artistico.

Molti, coloro che hanno voluto offrire un cenno tangibile nel solco della realizzazione, della cura e della promozione della mostra. Il progetto, seguito sotto la direzione scientifica di Liliana Rey Varela della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo, ha potuto contare sulla collaborazione della Fondazione Ferrero e del Museo Diocesano di Alba. Coordinata nell’organizzazione dall’Ecomuseo delle Rocche del Roero, la mostra è patrocinata da Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, Ente Fiera Internazionale Tartufo Bianco d’Alba e dall’Associazione Valorizzazione Roero.

La realizzazione è dovuta al sostegno della Banca d’Alba (che aveva accolto in autunno l’atto inaugurale) e della Fondazione Crt e ai contributi di Iride, Alma by Giorio, Simplast Group, Cauda Strade, Bruno Cauda e Gianluca Costa.

Rimarchevole anche l’allestimento in sé: scaturito dalla creatività dello Studio Cantono+Valsania (da evidenziare il ruoloo un vero “genius loci” come il montatesissimo Jacopo Valsania) e impreziosito dai video di Alessandro Cocito (Legovideo – Torino). Hanno collaborato negli allestimenti le ditte Linea Legno e Casetta Impianti di Montà. Da vedere, tutto: così come il fulcro espositivo rappresentato dall’ovale di Sant’Antonio Abate, posto a coronamento del percorso di visita e messo in primo piano all’atto della conclusione del restauro curato dalla Nicola-Ilengo Restauri di Asti. I referenti concludono dicendo:

«Costituiscono una novità pressoché assoluta anche le 14 tele della grande Via Crucis, non più visibili dal 2003, quando tre di esse figurarono nella Mostra Tesori del Marchesato Paleologo promossa della Fondazione Ferrero di Alba. Completa il percorso espositivo, la pala di San Luigi Gonzaga e della Madonna del Buon Consiglio, ancora in attesa di restauro».

Paolo Destefanis