«Un intero settore non può più lavorare!»

“flash mob” a cuneo e ad alba

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Ristori urgenti so­prattutto per chi sta già per chiudere, misure restrittive più mirate e meno generalizzate, scongiuri per evitare un altro “lockdown”, che sarebbe definitivo. Sono queste, in estrema sintesi, le richieste a­vanzate da 50 rappresentanti (numero contingentato come da autorizzazione della Que­stura), del mondo della ristorazione, delle strutture ricettive, dell’intrattenimento e dello spet­tacolo radunati da Con­f­commercio imprese per l’Italia della provincia di Cuneo in piazza Galimberti a Cuneo per un pacifico “flash mob” di protesta e di riflessione sulle conseguenze degli ultimi provvedimenti presi dal Go­verno, che di fatto mette l’intero settore nell’impossibilità pratica di lavorare a causa delle restrizioni negli orari di apertura. L’iniziativa, che rientra nella manifestazione #siamoaterra, lanciata in contemporanea a livello nazionale da Conf­commercio-Fipe, ha visto arrivare nel capoluogo cuochi, baristi, albergatori, pasticceri, gelatieri, ristoratori e proprietari di sale da ballo e locali di intrattenimento da Cuneo e dai maggiori centri della provincia (Alba, Bra, Fos­sano, Mondovì, Saluzzo, Savi­gliano), ma anche da centri minori come Carrù e Caval­lermaggiore.
Ad Alba, invece, in piazza Risorgimento, di fronte al Pa­lazzo comunale albese, ha avuto luogo il flash mob spontaneo organizzato da un gruppo di attività del settore ristorazione, pubblici esercizi e commercio, al quale l’Associazione commercianti albesi ha fornito il proprio supporto organizzativo. La manifestazione pa­ci­fi­ca e statica intitolata “Facciamoci sentire”, ha avuto lo scopo di esprimere il disagio profondo dei citati settori in seguito alla crisi dovuta al Covid-19. Già fortemente provate dal primo lockdown, queste imprese si trovano oggi a dover temere ulteriori restrizioni dopo quelle introdotte a più riprese, dopo aver investito risorse per adeguarsi alle normative di sicurezza anti-contagio, dopo aver rispettato tutte le regole ed aver visto calare drasticamente i propri incassi.
In un clima di forte emozione, ma in modo composto ed ordinato, commercianti, ristoratori, titolari e gestori di pubblici esercizi ed altre attività coinvolte da chiusure e contingentamenti, hanno presenziato nella piazza più importante della Città di Alba, tenendo in mano un palloncino sul quale era riportato il nome del proprio esercizio. Una volta data pubblica lettura del documento contenente le argomentazioni delle categorie, poi consegnato al sindaco di Alba Carlo Bo, i palloncini sono stati liberati, a significare con un gesto fortemente simbolico il destino inesorabile che le loro aziende subiranno se ci dovesse essere un altro “lockdown” e, soprattutto, se a esso non si accompagnassero contributi economici mirati, commisurati ai danni subiti e soprattutto immediati. “Se chiusura deve essere perché la sanità lo richiede (è uno dei messaggi), che chiusura sia, ma totale e senza fronzoli che alleggeriscano la coscienza e gli aiuti”.