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1993 – Il Nobel per la pace a Nelson Mandela

Il sudafricano simbolo della libertà è stato un punto di riferimento per tanti giovani e anche per la Città di Cuneo

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Nel 1993, mentre l’Italia intera era at­tenta a com­pren­­dere le evoluzioni di Tangentopoli e di un’inchiesta che avrebbe rivoluzionato per sempre la politica del Belpaese, il mondo intero celebrava definitivamente la figura di Nelson Rolihlahla Man­dela, con l’assegnazione del Premio Nobel per la pace, insieme all’allora presidente sudafricano Frederik de Klerk.
Fu quella, per certi versi, la conferma della definitiva vittoria della lotta contro l’“apartheid” (in italiano, letteralmente “separazione”), politica di segregazione razziale istituita nel 1948 dal governo di etnia bianca del Sudafrica e rimasta in vigore fino al 1991.
Nel 1994, Mandela sarebbe di­ventato presidente del Con­gres­so nazionale sudafricano, completando, a settantasei an­ni, un cammino di impegno contro le discriminazioni iniziato nel 1963, con la prima condanna per atti di ribellione contro il governo sudafricano.
Nato nel 1918 nel villaggio di Mvezo, nel Sud-Est del Sud­afri­ca, Mandela avviò negli anni Cinquanta la sua lotta contro la segregazione razziale messa in atto dalla popolazione bianca del Sudafrica nei confronti di quella di colore. Fu una battaglia lunga, che coinvolse molti compagni di protesta e portò all’adozione di differenti metodi di opposizione: partita come una protesta non violenta, ispirata a quella portata avanti, non più di dieci anni prima, da Ghandi in India, si trasformò anche, per mano delle frange più violente, in una lotta armata, per poi assumere nuovamente toni meno accesi.
L’eccezionalità dell’azione di Mandela risiede nel fatto che riuscì a mettere in atto la sua politica direttamente dal carcere, nel quale restò rinchiuso dal 1963 al 1990. Era ancora nelle prigioni sudafricane quando, il 29 marzo 1980, il Consiglio comunale di Cuneo, presieduto dall’allora sindaco Guido Bonino, decise di conferire a Winnie Madikizela-Man­dela, seconda moglie di “Ma­diba”, la cittadinanza onoraria del capoluogo della Granda.
La decisione fu assunta come testimonianza solidale per le sofferenze fisiche e morali subite da Winnie e in segno di amicizia verso tutti i popoli del mondo prevaricati da regimi non democratici. Fu un atto simbolico ma forte e sintomatico del successo che la lotta di Mandela aveva ormai raggiunto in tutta la comunità internazionale, tanto che fu proprio la pressione dell’opinione pubblica mondiale a spingere alla scarcerazione del leader sudafricano nel 1990. Tornato in libertà, Man­dela si oppose sempre alla vendetta: concorse da li­bero cittadino alle elezioni del 1994, le vinse e pose fine all’“apartheid”, avviando il processo di rinascita del Sudafrica. Visse gli ultimi anni fino alla morte, avvenuta nel 2013, viag­giando e ispirando una nuova generazione con le sue idee di uguaglianza e libertà.