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«L’Enoteca Cavour vuole ripartire»

Il presidente Roberto Bodrito suona la carica in vista della possibile riapertura di maggio

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Nemmeno il tempo di giungere a lu­glio e spegnere la prima candelina da presidente dell’Enoteca re­gionale piemontese Cavour che Roberto Bodrito si è trovato nel bel mezzo di una pandemia senza precedenti. Una situazione che ha pesantemente condizionato l’ente da lui presieduto: i provvedimenti introdotti dal Governo per fermare i contagi da coronavirus Covid-19 han­no infatti imposto lo stop di pressoché tutte le attività, eccezion fatta per quelle online, decisamente limitate rispetto a quelle “dal vivo”.

Sì, perché l’Enoteca, costituita nel 1967, prima fra quelle della Regione, è un luogo da vivere di persona per immergersi a pieno nella cultura piemontese. Lo stesso vale per il maestoso castello di Grinzane Cavour, “casa” del­l’Enoteca, che ai suoi visitatori riesce a regalare suggestioni sensazionali, equiparabili soltanto a quelle che suscitano le colline del vino che lo circondano e che con lui costituiscono il sito patrimonio dell’umanità Unesco. È innegabile, quindi, che un contesto del genere, ricercato dai visitatori di tutto il mondo, abbia sofferto il blocco imposto dal Covid-19. Ma questa sensazione, che sa un po’ di preoccupazione e un po’ di amarezza, ha già lasciato il posto alla voglia di ripartire.

Presidente Bodrito, quali conseguenze ha determinato il coronavirus Covid-19 nel contesto dell’Enoteca?
«Nel rispetto delle disposizioni di legge, il castello e il relativo museo sono stati chiusi e, di riflesso, è stata sospesa l’attività al pubblico dell’Enoteca così come sono stati annullati tutti gli eventi programmati».

E dire che le cose stavano an­dando così bene…
«Arrivavamo da un anno davvero soddisfacente, che si era chiu­so con un doppio record: oltre 50 mila biglietti “staccati” per il Museo del castello e più di 125 mila passaggi all’Enoteca. Ciò è stato possibile grazie a un’attività ben pianificata e di qualità, come attestato, se ce ne fosse stato bisogno, dall’Asta mondiale del tartufo bianco d’Alba che ha avuto un enorme richiamo mediatico, portando a Mosca, Singapore e Hong Kong l’immagine di un territorio splendido, da vivere in tutti i suoi gusti e tutti i suoi colori, che sa anche fare del bene».

Poi, però, è arrivato il coronavirus…
«Sì, e purtroppo per un po’, pro­babilmente finché non verrà trovato il vaccino, non se ne andrà del tutto».

Quindi? 
«È necessario che una realtà strettamente legata al turismo come la nostra si rimbocchi le maniche fin da subito e si metta al lavoro per farsi trovare pronta in vista della ripartenza. Non si può attendere».

Lo state facendo?
«Sì, attraverso la “task force” online “Insieme per ripartire”, creata dal Consorzio turistico Langhe, Monferrato, Roero per definire le prossime strategie».

Quali sono?
«Bisognerà puntare forte sulla promozione per far sì che tanti visitatori, anche italiani, tornino da noi. Potremo convincerli solo comunicando bene le no­stre eccellenze, ma anche rassicurandoli sul fatto che la loro salute sarà tutelata».